MomClass: I Giveaway in Italia

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[Questo post è in continuo aggiornamento, è il frutto della mia opinione personale, e non rappresenta un parere legale.]

E parliamone, dai. Quando su Mommit, più di un anno fa, osai parlare dei giveaway, ci fu chi mi mandò email per dirmi: Ma come osi? Perché dici queste cose? In questo modo ci danneggi tutti!
La mia risposta, e la mia filosofia, è sempre stata: io preferisco avere gli strumenti per conoscere, per imparare, e per fare una valutazione quanto più oggettiva possibile. In questo modo ciascuno può mettere sul piatto della bilancia i rischi e i benefici, e decidere cosa ritiene meglio per se stesso.

A un anno di distanza, mi sento di ribadire la mia opinione iniziale: secondo me i giveaway in Italia non si possono fare se c’è di mezzo un’azienda che si promuove attraverso il vostro blog.
[Non sono una avvocata, posso sbagliare. Lo scrivo, casomai foste in cerca di certezze.]

Li abbiamo fatti, i giveaway: io credo che abbiamo sbagliato, eravamo ignoranti. Ma dagli errori si può sempre imparare qualcosa, soprattutto per rispettare quel tanto amato Codice delle Buone Pratiche dei Blogger che abbiamo tutte (noi mammeblogger, ndr) preparato, e che alla fine si è rivelato essere, al momento, l’unico Codice di Autoregolamentazione italiano per i blogger.

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MomClass: Le caratteristiche di un blog professionale

Durante il Social Family Day del 9 Giugno, svoltosi a Milano con l’impeccabile organizzazione di Fattoremamma, noi di ReteLab abbiamo presentato due corsi base sui temi del blogging professionale.

Come più volte abbiamo detto, il termine professionale non implica che il blog debba diventare per tutti una professione: anche un hobby può essere svolto professionalmente, se si mettono in moto piccoli accorgimenti.

Il nostro corso è stato una piccola infarinatura di buon senso, basata sulla nostra esperienza personale, e sui risultati che abbiamo ottenuto per noi stessi: abbiamo cercato di raccontare uno dei possibili modi per fare blog.

Siccome il numero dei partecipanti era limitato, abbiamo pensato di pubblicare un piccolo riassunto dei temi trattati: le lezioni complete entreranno a far parte della piattaforma di ReteLab, che speriamo di aprire presto (prima o poi dovremo pur uscire dalla fase beta, pure noi…).

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Scrivere costa fatica

professione blogger: scrivere costa fatica

Questo articolo racconta la differenza tra entusiasmo e fatica. A differenza dei miei soliti post, oggi non voglio infondere ottimismo o dare la carica: voglio piuttosto mettere l’accento sulla fatica, sulla frustrazione, su ciò che ci impedisce di crescere. Sulle difficoltà del blogger che intende avviare una professione online tramite il suo blog.

Non conto più le email o le telefonate di chi si sente entusiasta della sua idea e, giustamente, vuole realizzarla.
– Ho avuto questa bellissima idea! Adesso che faccio? Quanto costa? Mi dici come realizzarla? Mi dai un consiglio?

Tra le domande che spesso mi vengono poste, manca sempre quella fondamentale, che dovrebbe essere rivolta a se stessi: quanto tempo posso dedicare alla mia passione?

Nella maggior parte dei casi, ahimè, si inizia con molto entusiasmo, magari riempiendo il blog di rubriche e categorie, o addirittura aprendo più di un blog a seconda degli argomenti da trattare.
Poi ci si scontra con la realtà: scrivere costa fatica.

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L’importanza di progettare

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Nella vita ci sono pochissime cose che possono essere fatte bene senza pianificazione e progettazione.

Progettare significa mettersi a pensare e organizzare ciò che si vuole fare. Crearsi una visione di ciò che succederà intraprendendo determinate azioni. Suddividere un problema in tanti sottoproblemi e trovare gli strumenti adatti per gestirne ognuno. Avere una visione definita delle azioni da intraprendere e delle cose che succederanno in seguito a quelle azioni.

Mi accorgo che nello sviluppo di siti web spesso si parte e si procede alla giornata, senza avere realmente un progetto, un obiettivo, delle scadenze, dei checkpoint. Senza aver definito i problemi e le modalità per superarli.

Un progetto web non differisce da qualunque altro progetto, e senza adeguata pianificazione non porterà da nessuna parte. Sarà un semplice diario, o applicazione, per la quale gli utenti non avranno alcun interesse.

Il tempo per progettare può essere trovato molto più facilmente del tempo per produrre, perchè tutto quello che serve è il cervello e un blocco per appunti o un computer portatile. Scrivo questo articolo proprio prima delle vacanze di Pasqua perchè le vacanze sono un ottimo periodo per progettare e pianificare: si è più rilassati, con meno attività pratiche da portare avanti, ci si può dedicare a immaginare e sognare, che sono attività fondamentali per progettare bene.

Quindi vi lascio  alcuni punti su cui ragionare e i compiti per le vacanze: progettate! Ovviamente, non mi stanco mai di ripeterlo, anche queste considerazioni valgono se il vostro obiettivo è quello di diventare professionisti. In caso contrario, sperimentate e divertitevi.

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Perché il mio sito non ha successo

Quante volte ci siamo fatti la domanda: “perchè il mio sito non ha successo?” Analisi delle statistiche, SEO, seminari… eppure le visite non accennano a crescere.

Il mio approccio è sempre quello di chi si accorge di un errore e vuole risolvere un problema: se invece pensate che il mondo ce l’abbia con voi, che è solo questione di fortuna, che tanto non c’è nulla da fare, allora vi consiglio di lasciar perdere e investire i soldi in un azzardo vero, almeno in quel caso l’adrenalina è garantita.

L’approccio giusto per affrontare un insuccesso non è quello di trovare scuse, ma quello di individuare problemi e trovare soluzioni. Se c’è qualcuno che ce l’ha fatta, ce la posso fare anch’io. Devo solo trovare il metodo giusto, e impegnarmi al massimo.

Al mondo ci sono persone che vincono alla lotteria (uno su un milione), persone che sperano di vincere alla lotteria e non fanno nulla per migliorare la propria situazione (il 99%), e persone che si impegnano per essere artefici del proprio destino. Perchè il proprio sito (ma anche qualunque altro aspetto della vita) abbia successo, bisogna sforzarsi di essere artefici del proprio destino.

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Outsourcing per il blogger professionista

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Outsourcing: è in economia l’insieme delle pratiche adottate dalle imprese di ricorrere ad altre imprese per lo svolgimento di alcune fasi del processo produttivo.

[wikipedia, voce Outsourcing]

Uno dei principali ostacoli al successo, in qualsiasi campo, ma soprattutto in Rete, è la smania di voler risparmiare, e dunque fare tutto da soli.
– Apro un blog su blogstpot: è gratis. Io senza investimenti lo trasformerò in un lavoro redditizio.

In Rete noi spesso percepiamo  una necessità o volontà di fare sempre tutto da soli. Perché?
Forse proprio perché la Rete è accessibile, una connessione veloce costa poco, un PC si può comprare al supermercato, un blog si può aprire gratis in 3 passaggi.
Forse anche perché ciascuno di noi nutre una sincera e onesta presunzione: e che ci vuole? Sono capace anche io di scrivere quell’articolo, anzi, avrei potuto scriverlo meglio. E infatti, nella maggior parte dei casi, ciò è probabilmente vero.

Ma gestire un sito professionale non è solo questione di scrivere bene: servono lavori accessori come contabilità, amministrazione, marketing, gestione tecnica, controllo delle fonti, servizi di backup,  servizi di monitoraggio, servizi di condivisione di informazioni, gestione di gruppi, fatturazione, fornitura di assets come: foto, immagini, template, scripts, etc

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Come realizzare un sito di qualità

La rete è piena di articoli che spiegano come realizzare siti di qualità, e quindi monetizzabili, ma con poca fatica e seguendo regolette semplicissime. Mi stupisce sempre il successo che hanno questi articoli, e se ne state cercando uno di quel tipo ovviamente non lo troverete qui.

Quelli che vendono successo e soldi facili, negli USA vengono chiamati “snake oil salesmen” ovvero “venditori di olio di serpente”. Probabilmente nei tempi della conquista del West giravano per i paesi degli imbonitori che attiravano creduloni vendendo per pochi centesimi medicine infallibili capaci di curare qualunque male. I rimedi erano appunto composti di olio di serpente. Sono passati i secoli, ma basta guardare pubblicità, corsi, leggere post e articoli per capire quanto sia ancora diffusa la gente credulona, e quanto quindi siano diffusi quelli che ne approfittano.

Quindi regola n°1: non esiste l’olio di serpente. Non esistono rimedi semplici ai problemi, non esistono modi facili di fare soldi, non esistono modi non faticosi di creare cose fatte bene. Se anche esistessero, nessuno ve li venderebbe per pochi soldi.

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Fattore umano

Spesso quando si pensa di aprire un blog si pianificano moltissimi aspetti:

  • quelli economici: i costi diretti, e quelli indiretti dovuti a mancati guadagni nel periodo di startup;
  • quelli tecnici: ovvero dominio, hosting, manutenzione e assistenza, SEO;
  • quelli commerciali: contratti,pubblicità, finanziamenti e angel investors;
  • quelli editoriali: contenuti, organizzazione, piani editoriale;

E di tutto questo abbiamo parlato e approfondiremo sicuramente con il tempo.

L’aspetto che si considera meno è il fattore umano: questo errore è comune nella pianificazione di tutte le attività di tipo imprenditoriale.

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L’ottimismo del blogger

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Pensiero rivoluzionario: per fare il blogger professionista occorre innanzitutto ottimismo. Ottimismo, sì: quell’atteggiamento tanto bistrattato e ridicolizzato da tutti, quell’inclinazione ad essere considerati sempre un po’ più tonti degli altri perché ci si prende meno sul serio.

Ogni giorno qualcuno vi dirà che i blog sono morti, oppure che i blog sono risorti. Poi ci sarà l’articolo sulla morte dei banner; no, i banner risorgeranno anche loro. Il SEO? Morto, Kaputt, Aufedersein.
E si parlerà della morte di FB, poi di twitter che viene invaso dai VIP, poi di Google+. Poi arriverà il Panda Update e molti vi diranno che sarà una sciagura, e da ora in poi le vostre visite caleranno e che Google ha il monopolio della vostra vita e allora non va per niente bene, dovete diversificare, per esempio buttandovi sugli Ebook, guardando ad Amazon, o strizzando l’occhio al mobile o inventando APP.
Dopo vi diranno che Pinterest è un socialnetwork che aumenterà la vostra link popularity, o che Friendfeed è morto pure lui e Tumblr era morto già prima di nascere.

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