Essere social

To be social

Frequento la rete da anni, da prima che esistesse il web, da quando ci si connetteva con vecchi e lenti modem alle BBS e la rete era una roba da supernerd, però la sensazione che si prova quando si passa da una conoscenza virtuale ad una reale continua a piacermi e ad emozionarmi. Molti dei nostri amici attuali li abbiamo conosciuti attraverso la rete, e noi stessi ci siamo conosciuti su Splinder, mitica piattaforma di blog nata nel 2002 (e che ora non esiste più).

Non ritengo necessaria l’interazione fisica costante per poter coltivare un’amicizia, per stimare, ammirare o amare una persona o ciò che scrive, crea o pensa. A molti sembra strano o estremo, ma posso fare un sacco di esempi estranei alla rete per far capire che cosa intendo. Quando leggiamo qualche classico, quando proviamo l’angoscia e i rimorsi di Raskol’nikov in Delitto e Castigo, forse non lo riteniamo reale? Forse non ci sentiamo vicini a Dostoevskij solo perchè non possiamo vederlo di persona? E non si può dire lo stesso per qualunque poeta, scrittore, pittore, fotografo, musicista, architetto di cui ammiriamo le creazioni? Quando conosciamo gli aspetti interiori di una persona, siano essi arte o qualunque manifestazione di emozioni e sensazioni, posso dire per certo che conosciamo bene quella persona. La conosciamo attraverso ciò che lascia di se a livello di emozioni, e non importa se non l’abbiamo mai incontrata, o non potremo mai incontrarla.

Ora però rispetto al passato è molto più facile. La rete è uno strumento che permette di tessere relazioni sociali molto più ampie rispetto a quelle possibili negli spazi fisici tradizionali. Fino a prima che esistesse la rete, gli unici ambienti in cui si potevano incontrare e conoscere persone erano quelli delimitati dallo spazio geografico in cui si viveva o lavorava. Ora quello spazio è moltiplicato esponenzialmente: se ho una passione o un hobby, è possibile che io non riesca a trovare qualcuno che le condivida se mi limito al mio paese o al mio posto di lavoro, ma nella rete sono certo al 100% che  troverò molti con cui condividere e interagire, per quanto possano essere strani o esotici il mio hobby o la mia passione.

La rete è un’occasione unica per incontrare gente e scoprire modi di pensare simili o diversi dai nostri, per confrontarsi, per ampliare le proprie conoscenze, per imparare a relazionarsi con le persone, per uscire dalla convenzione in cui volenti o nolenti ci ingabbiano i nostri limiti fisici, sociali, familiari. Sulla rete possiamo (e dobbiamo) essere noi stessi, perchè quei limiti non li abbiamo.

Ma per poter davvero essere noi stessi non sono sufficienti i 140 caratteri di twitter, nè i “mi piace” di facebook o le foto di instagram: serve uno spazio libero in cui parlare ed esporre liberamente i pensieri. Serve un blog. Che è più difficile, richiede più impegno, più creatività, più forza di volontà, ma come tutte le strade migliori è anche più difficile da percorrere.

Per entrare in sintonia con le persone, per stringere delle vere amicizie e dei legami, non basta la strada facile e precostruita dei social tradizionali, serve quella più complessa del blog e del saper inventare qualcosa di proprio, che costa fatica, introspezione, e capacità di trasformare una pagina bianca in qualcosa che valga la pena di essere letto.

Questa è forse la regola più importante per chi vuole essere davvero blogger: non aver paura del proprio lato emotivo, essere sinceri e leali, amare profondamente le persone con cui si vuole interagire. Essere capaci di tessere amicizie e relazioni, e avere come pulsione principale quella di condividere sensazioni.

Questo per me significa davvero essere social.

4 commenti su “Essere social”

  1. leggendo questo post sai cosa mi è venuto in mente? Le maschere che indossiamo quando siamo in mezzo alla gente. Sui social di ogni genere noto che più o meno tutti indossiamo una maschera, che è poi l’immagine che vogliamo dare di noi al mondo della rete, e quindi via con le battute, l’ironia, la costruzione di una ‘facciata di circostanza’. Nel blog invece siamo noi stessi, non abbiamo bisogno di costruire troppo un’immagine, perché se fosse così trasparirebbe subito dai post, si perderebbe quella genuinità di cui si nutrono i blog e che ne hanno fatto il loro successo. Il blog è introspezione e riflessione, i social sono immediatezza e superficialità (non necessariamente con connotazione negativa).

    • Concordo in pieno. Raccontare, mettere in moto processi creativi, scrivere, è diverso dal postare aggiornamenti di stato. E’ più impegnativo e dà molte più informazioni su di sè.
      Concordo anche sul fatto di non voler dare connotazione negativa ai social e al loro utilizzo: come dice spesso Barbara, leggerezza non significa superficialità, ed evidentemente se i social hanno avuto questo successo vuol dire che c’è una grande voglia di leggerezza.

  2. Concordo…i social permettono una comunicazione molto più veloce, il blog che si coltiva come un giardino, come qualcosa di prezioso, crea relazioni più strette e a tornare a leggerti sono quelli che si ritrovano con quello che sei e con quello che fai.

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