Frequenza di rimbalzo alta: da che cosa può dipendere?

Frequenza di rimbalzo

Quando controllate le vostre statistiche Analytics, di certo vi sarà capitato di farvi alcune domande circa il significato di alcune voci. Una tra queste è la frequenza di rimbalzo, ovvero la percentuale di utenti che entrano ed escono dal vostro sito visitando un’unica pagina. Si dice rimbalzo appunto perché arrivano sul vostro sito e rimbalzano altrove.

Ma a cosa può servirvi questo dato? Cosa dovreste farvene oltre a prendere atto della situazione?

Conoscere e capire la vostra frequenza di rimbalzo, può esservi utile a capire se il vostro sito sta andando nella giusta direzione, ovvero se state riuscendo ad ottenere i risultati che vi eravate preposti. Cominciamo dunque con una domanda alla volta.

Qual è la frequenza di rimbalzo ideale?

Non esiste una frequenza di rimbalzo ideale per tutte le categorie di siti in quanto ciascuna di queste può avere scopi diversi. Vi faccio un esempio.

Gestisco un e-commerce dove vendo prodotti di bellezza e sto portando avanti una campagna di sponsorizzazione su Facebook e Adwords allo scopo di ottenere l’iscrizione degli utenti alla mailing list. Avrò quindi creato la mia landing page dove invierò il traffico affinché venga compiuta l’iscrizione di conseguenza, verosimilmente, molti utenti entreranno nel sito, si iscriveranno alla mailing list e usciranno dal sito in attesa che gli arrivi il codice promozionale via mail da me pubblicizzato. Avere un’alta frequenza di rimbalzo, in questo caso, può significare che la mia campagna sta avendo successo.

E se invece in questo caso la frequenza di rimbalzo fosse bassa, significherebbe che la campagna è un fiasco?

Non è detto, magari gli utenti si sono iscritti ma comunque decidono di proseguire oltre ad esplorare il vostro sito per cercare di capire di cosa tratti e in che modo potrebbero spendere il loro coupon! Ma può anche significare che la landing page non era abbastanza persuasiva e tutto il traffico convogliato dalle inserzioni finisca poi in altre sezioni del sito.

Chiaramente non possiamo sapere quale sia il caso, se non andiamo ad analizzare il percorso che l’utente segue al suo interno, magari anche con l’ausilio di un heatmap.

Da cosa può dipendere una frequenza di rimbalzo alta?

Se come obiettivo avete quello di far girare gli utenti all’interno del vostro sito per aumentare il coinvolgimento, molto probabilmente livelli alti di frequenza di rimbalzo mi metteranno in allarme e vi chiederete sicuramente il perché.

Anche qui è impossibile dare una risposta univoca, tuttavia possiamo indagare sul nostro sito web alla ricerca delle pagine dalle quali scaturisce la frequenza di rimbalzo maggiore. Utilizzando dunque il programma gratuito Google Analytics, navigate i contenuti del vostro sito e ordinate le pagine per frequenza di rimbalzo. Dopo di che, entrate fisicamente in quelle pagine e provate a rispondere ad alcune semplici domande:

  • L’articolo parla in modo esaustivo dell’argomento introdotto dal titolo?
  • Potrei fare degli approfondimenti che ho tralasciato?
  • Nell’articolo sono presenti dei link di ancoraggio ad altri articoli di approfondimento?
  • La pagina è facilmente navigabile, ovvero ci sono modi semplici per uscire dalla pagina e visitare altre sezioni del sito?
  • L’introduzione è troppo lunga?
  • Le prime righe sono già sufficienti a dare l’informazione che gli utenti cercavano entrando nella pagina?

Se pensate che la frequenza di rimbalzo alta su quel determinato articolo non sia dovuta a scarsa qualità ma, invece, al fatto che gli utenti appena entrano in quella pagina trovano immediatamente ciò che cercano (il che è un bene ovviamente), provate a creare una serie di articoli correlati a quello o di approfondimento e linkateli dall’articolo: i lettori saranno magari invogliati a saperne di più e proseguiranno nella lettura. Se invece l’articolo è davvero molto lungo, provate a suddividerlo in più articoli, ovviamente tutti collegati tramite dei buoni link.

E se fossero dei referral spam?

Se sul vostro sito notate delle percentuali paurosamente vicine al 100% di bounche rate o frequenza di rimbalzo, può significare che il vostro sito è stato preso di mira dai referral spam, chiamati anche referrer spam, log spam e referrer bombing.

I referral spam non sono altro che dei software che inviano ai siti web una serie di richieste, come la creazione di nuovi commenti, l’iscrizione al sito web come utenti, il tentativo di accedere come admin (per quei poveri webmaster che ancora non utilizzano nomi utenti e password forti, se siete tra questi correte ai ripari!) e molto altro. Ciò che possono fare sul vostro sito dipende sicuramente dai vostri livelli di sicurezza, da quanto frequentemente aggiornate il vostro cms e dai limiti di traffico del vostro server: un elevato numero di richieste sul vostro sito può infatti generare un crash del server con conseguente sito andato offline.

Per smascherare questi siti, date uno sguardo alla lista dei referral che vi propone Google Analytics e cercate i seguenti:

  • semalt.com
  • semalt.semalt.com
  • buttons-for-website.com
  • blackhatworth.com
  • makemoneyonline.com
  • ilovevitaly.com
  • priceg.com
  • free-share-buttons.com
  • site3.free-share-buttons.com
  • buttons-for-your-website.com
  • best-seo-solution.com
  • best-seo-offer.com
  • ecc.

Se siete certi che il vostro sito sia perfettamente blindato e utilizzi delle password forti, non dovrebbero darvi troppo problemi. Per abbassare la frequenza di rimbalzo vi basterà filtrarli da Google Analytics stesso.

Se invece volete impedire loro l’accesso al vostro sito e siete un po’ più smanettoni di me in questo ambito, non vi resta che bloccarli direttamente dal file .htaccess.

Ed ora, a voi la palla nel cercare di conoscere un po’ più a fondo il vostro sito e capire il perché della vostra frequenza di rimbalzo. Avete già qualche idea?

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