Guadagnare con un blog

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Guadagnare con un blog NON è un’illusione: è una condizione possibile. Complicata, ma possibile. Una soluzione faticosa che in Italia non vi renderà ricchi, ma potrebbe permettervi di mantenere la vostra famiglia con un reddito dignitoso. Una soluzione per pochi, come diciamo sempre. Per coloro che si sentono imprenditori del web, e non semplici fruitori.

Sono dunque totalmente in disaccordo con il post del Tagliaerbe sulle illusioni dei blogger, e desidero spiegare perché guadagnare con un blog non è un’illusione.

La dura realtà è che di Darren Rowse, John Chow e Shoemoney, in Italia, non ce ne sono (e non farmi anche tu l’esempio di Robin Good o di ISayBlog, per carità!), mentre esiste un esercito di blogger nostrani che riesce a malapena a pagarsi benzina, cinema e pizza… ovviamente scrivendo post su come scaricare video da YouTube o sugli ultimi server di Emule, ed evitando con cura di dichiarare al fisco l’assegno AdSense ricevuto mensilmente.

Il nodo della questione, a mio parere, è proprio questo: un esercito di blogger nostrani che scrive post su come scaricare video da Youtube, e che lavora in nero.

Condizioni essenziali per diventare blogger di professione, e dunque monetizzare la propria attività di scrittura in Rete, come abbiamo sempre sostenuto, sono:
– emersione dal lavoro nero;
– capacità professionali che si è in grado di spendere sia offline che online.

Emersione dal lavoro nero

Chi lavora in nero, chi non paga le tasse, chi non dichiara al fisco i propri redditi, ha un nome preciso: evasore fiscale.
Non stiamo a raccontarci la favola della casalinga disperata che ha necessità di arrotondare lo stipendio. Se quella del blogger deve diventare una professione, non ci si può esimere dal mettersi in regola. In un rapporto professionale con qualsiasi portale o agenzia seria, non saranno mai contemplati pagamenti sotto forma di ricariche postepay, et similia.
Come abbiamo detto fino alla nausea: se vuoi che il blog diventi un lavoro, trattalo come un lavoro.
La P IVA ha dei costi, certo. Qui si parla di intraprendere una professione di tipo imprenditoriale: nessun commerciante o imprenditore serio apre il suo negozio senza insegne e senza mettersi in regola, se ritiene che la sua idea imprenditoriale sia valida.
Il problema sta proprio nelle idee (e nelle illusioni): non tutti possono fare questo lavoro. La maggior parte delle persone potrà arrotondare lo stipendio e pagarsi ‘il cinema’ (e va benissimo), e alcuni potranno investire in un’idea più complessa, di tipo imprenditoriale, perché possiedono le caratteristiche giuste per diventare imprenditori, soprattutto la capacità di gestire lo stress di un lavoro autonomo e di un guadagno che non dà uno stipendio fisso ogni 27 del mese. Si tratta proprio di una scelta di vita.

Esistono comunque dei passi graduali che potete intraprendere: ritenuta d’acconto per prestazione di lavoro autonomo occasionale; P IVA con regime dei Minimi; P IVA ordinaria; società di persone; società di capitali (chissà perché questo percorso mi ricorda qualcosa… 😉 ).
Questo significa mettere in conto delle spese fisse annue per la commercialista. Ma, del resto, anche per recarvi al lavoro in ufficio, dovreste mettere in conto le spese di carburante, bollo e assicurazione auto, oppure un congruo numero di bei vestiti, o ancora un tot di pranzi fuori casa, ecc…

Fate i conti: non buttatevi in un’attività imprenditoriale se siete alla disperazione. Fate un passo alla volta, fate un business plan, cercate di mettere per iscritto i costi e i possibili guadagni (quali fonti di entrata? quando?). Pianificate i rischi, per quanto possibile, e soprattutto datevi dei limiti di tempo e di spesa.

In ogni caso: cercate di uscire dal lavoro nero, che non è MAI una soluzione accettabile. In giro esistono aziende serie che stipulano regolari contratti o accordi, senza chiedervi di lavorare in nero. Ma siete voi a dover imparare a pronunciare i giusti NO!, non c’è chi lo può fare al vostro posto.

Capacità professionali

Chiediamoci il motivo della nostra disoccupazione. La disoccupazione cronica della vita reale, sarà disoccupazione cronica anche nella vita virtuale.
Se siete fuori dal mercato del lavoro da troppi anni, Internet non sempre è la porta secondaria per rientrarvi. E’ difficile, ed è inutile negarlo.

Iniziate un lavoro su voi stessi, per cercare di capire:
– cosa so fare? quali sono le mie competenze professionali?
– ho studiato abbastanza? posso fare degli aggiornamenti professionali?
– so scrivere un italiano corretto? leggo abbastanza libri?
– ho l’idea ‘giusta’ per inventarmi un lavoro su Internet?
– ho la personalità giusta? ho il carisma necessario?
– ho il blog giusto?

Se siete dei professionisti nel vostro campo, troverete la strada giusta per voi. Magari ci vorranno impegno e fatica, ma la troverete. Così come l’avreste trovata anche offline.
Se siete abili commerciali, potrete trovare lavoro in agenzie di advertising online.
Se siete abili nel campo della comunicazione, potrete trovare lavoro nelle agenzie stampa.
Se siete abili nel campo marketing, potrete trovare lavoro nelle aziende che organizzano panel e ricerche di mercato.
Se siete abili nella programmazione, potrete trovare lavoro nelle aziende di sviluppo web.
Se siete abili nel campo della grafica, potrete trovare lavoro nelle aziende di grafica web.
Se siete abili traduttori, potrete trovare lavoro come traduttori web.
Se siete abili a scrivere, potrete monetizzare i vostri contenuti, e quindi diventare veramente blogger.
Le possibilità sono infinite.

E se non siete abili in nessuna di queste cose? Studiate! La grande forza di Internet è quella di permetterci di imparare gratis tutto ciò che vogliamo. Cercate di capire le vostre inclinazioni e attitudini, e iniziate a studiare. Dedicate alcune ore al giorno allo studio e alla lettura, fate esercizi, aggiornatevi, partecipare a forum o gruppi di discussione con altri professionisti, fate domande, cercate di apprendere il mestiere. Lo studio non è mai tempo sprecato.

Il blog è un lavoro, la Rete dà lavoro.
Non in modo univoco, ma in tanti differenti modi (ne abbiamo trovati 7 + 1):

con i banner e con gli articoli retribuiti:
il Tagliaerbe non dica il contrario, perché Mammafelice esiste 😉 ;
dandovi modo di pubblicare libri con le case editrici:
esempi illustri ne sono Extramamma e Wonderland;
aiutandovi a vendere i vostri prodotti realizzati a mano:
offline ed online, come Contemori Bottega Creativa o Beads&Tricks;
con lavori autonomi di sviluppo web:
come facciamo su Nexnova, insieme alla nostra partner Mokita;
con azioni commerciali e di marketing di alto livello:
ad esempio Fattoremamma e TTV;
con contratti professionali come Digital PR:
come ad esempio Francesca Sanzo.

Quindi, per concludere, non è vero che guadagnare con il blog sia un’illusione: le illusioni ci impediscono di guadagnare in ogni campo, la professionalità ci permette di guadagnare in ogni campo.
Non scoraggiatevi mai, non permettete a nessuno di dirvi ciò che non potete fare, lottate per dimostrare agli altri che le vostre idee hanno un mercato. Tutto è possibile. Studiate per cambiare la vostra vita, metteteci coraggio, forza di volontà e professionalità: caratteristiche che sempre vi premieranno, sempre. Imparate a conoscere i vostri limiti, valorizzate le vostre capacità. Trovate la vostra strada.

58 commenti su “Guadagnare con un blog”

  1. Mamma che bel post di lunedì!
    Grazie!
    Davvero, questo è un periodo (leggi “settimana del compleanno di Belvetta che ho sciaguratamente messo al mondo poco prima di Natale inguaiandomi a vita”) molto caotico per me e una bella iniezione di fiducia realistica Barbara-style mi serviva!

  2. questa botta di entusiasmo di lunedì mattina ci voleva proprio! grazie!
    una delle difficoltà che sto riscontrando come free lance è quella del lavoro ‘in solitudine’, il sogno del coworking continua …

  3. La difficoltà all’inizio è spiegare a se stessi prima che agli altri il tanto tempo dedicato al proprio blog o comunque in rete per tenersi aggiornati, e studiare come dici tu Barbara. Non guadagnando con i banner, almeno non su itmom, è ancora più difficile spiegarlo. E’ complesso ma è quello che succede a me. Il blog mi serve ad aprire varie porte, mi obbliga allo studio continuo, e diventa il biglietto da visita oltre che creare i contatti che poi diventano lavoro. E’ molto difficile da digerire un ragionamento così complesso, ma posso garantire che per me funziona e per questo la presenza in rete va curata quotidianamente. Per quanto riguarda i blog e i guadagni con i banner, come hai già detto altrove, ci vogliono centinaia di migliaia di visitatori unici al mese, cosa che non è fattibile con un blog personale, ma con un blog ‘contenitore’ sì.

    • Esattamente. Il Tagliablog, per esempio, ha i numeri giusti, ma è stato bannato dal programma Adsense… [!!!]

      Voglio assolutamente scrivere un post che ho in mente da un po’, proprio sui blog-curriculum: perché i guadagni, sulla Rete, sono trasversali, e la monetizzazione avviene in tanti modi. Uno di questi è proprio quello suggerito da te: un blog che è ‘altro’, un biglietto da visita che elenca le proprie capacità e le monetizza in modo trasversale.

  4. che bel post! con questo sito non ci avete mai messo illusioni in testa, anzi, siete così realisti da farci capire che è un lavoro duro e non per tutti, che sembra facile ma non lo è per niente.
    riuscite a mostrarci chiaramente quali possono essere i limiti, quali le difficoltà e ci aiutate ogni volta a scavare un passettino in più dentro noi stessi per capire se siamo davvero in grado di farlo. c’è tanto da studiare, verissimo!!!

    • Mi fa davvero piacere questo commento! Perché l’ultima cosa che desideriamo è proprio invitarvi a un licenziamento di massa per scoprire le ‘gioie’ della Rete.
      Tuttavia, nello stesso tempo, invitiamo ciascuno a cambiare la sua vita in meglio, se può farlo, perché la Rete è ancora piena di nuove professioni da creare.

  5. Come dici tu Barbara per le “gioie della rete” almeno quelle lavorative…ci vuole una pazienza titanica..noi ci abbiamo messo anni …però se si crede in quello che si fa, si ha la passione e le competenze giuste sognare si può, eccome! Alla faccia del rasaerba o di come si chiama 😉

  6. Tra una cosa e l’altra praticamente le mie entrate negli ultimi 4 mesi hanno una media di 600 euro, tutti da internet (mie creazioni, adsense, collaborazioni con siti). Ovvio che non è una certezza ma è una cosa su cui si può puntare e credo che si possa anche riuscire!
    Vero che ci sto investendo del tempo, ma non più di tanto rispetto a quello che potrei effettivamente fare.
    si deve avere un bel programma come dicono Nestore e Barbara, dei buoni contenuti e tanta pazienza, anche perchè spesso chi ci sta attorno non capisce molto tutto il tempo che uno passa al pc a leggere blog, salvare link e immagini, spettegolare su social network. Sembriamo dei drogati di internet (e volendo un po’ bisogna esserlo per farcela) a chi ci guarda e se non c’è la busta paga sembra che non si produca nulla…
    Sono 4 mesi che sto convivendo e sto pagando tutta la metà delle spese e a volte mi scappa qualcosa di più. Sarebbe bello avere delle entrate fisse e che permettano sicurezza e qualche sfizio in più, ma al momento è l’unico lavoro che ho visto che non riesco a trovarne uno e sono fortunata di aver intrapreso questa strada per hobby anni addietro e che ora mi sta mantenendo!

  7. Anche io ho apprezzato molto questo post (in realtà anche gli altri, ma non sempre commento… 😉 ), e trovo molto utile che i vari concetti vengano comunque ricordati e ripetuti (così mi entreranno in testa più facilmente).

    Tipo: “se vuoi che il blog diventi un lavoro, trattalo come un lavoro” starebbe bene appeso da qualche parte, qui nella mia “stanzetta pc-macchine per cucire-stoffe-carta-ecc ecc” 😉

    Per quanto riguarda il lavorare in casa, invece, per ora per me sarebbe la cosa ottimale, perchè i bimbi son piccoli e uno non va ancora all’asilo. Vedremo se fra qualche anno la penserò ancora così…

    • Io voto per il lavoro da casa, assolutamente. Magari non per sempre, ma almeno agli inizi. Io ho passato 4 bellissimi anni, a casa, con poche spese e tanto tempo per mia figlia. L’organizzazione deve essere serrata, e sicuramente si mette in conto di dormire meno per lavorare di notte, però ne vale la pena.

  8. E questo vince davvero il premio del miglior post dell’anno,
    ha un contenuto etico fortissimo: ” emersione dal lavoro nero”.
    Se il rispetto delle regole diventa stile condiviso, se passa un messaggio come questo, magari le cose possono davvero cambiare per tutti,
    chissà… grazie che l’hai messo in grassetto!

      • Pensavo anche ad un’altra cosa… oltre al discorso etico (che condivido pienamente), c’è anche il discorso controlli… Su portali di vendita on-line tipo Etsy (e non solo), dove è indicato il numero di vendite effettuate, direi che è molto rischioso operare senza essere in regola (occasionale se si vende saltuariamente o con partita iva se le vendite sono abbastanza frequenti). O almeno, diventa rischioso se gli organi competenti decidessero di fare delle verifiche…

        E, se accasesse, sarebbe il solito “scandalo” all’italiana: tutti sanno, ma nessuno dice niente!

        • Tutti i siti di vendite online sono monitorati dalla finanza: non molto tempo fa è stato fatto un controllo a tappeto su ebay per far pagare le tasse a chi dichiarava di essere venditore occasionale ma in realtà aveva un vero e proprio business. Ogni anno Ebay deve consegnare alla finanza la lista di tutti i venditori che hanno venduto per più di 1.000 Euro/anno online e le relative fatture. Credo che la stessa cosa succeda anche per gli altri shop online.
          E la finanza non ha bisogno di reperire le informazioni online: manda la richiesta ai fornitori dei servizi (ebay, etsy, etc) e si fa consegnare i report su tutto ciò che serve, indipendentemente dal fatto che l’informazione sia visibile o no sul sito 🙂

        • Ecco, grazie per l’ennesimo post che rileggerò con calma almeno altre dieci volte e grazie a Chiara per aver citato Etsy che vedo presente su molti blog e mi chiedevo come si gestissero le eventuali vendite. Devo informarmi sul regime dei minimi. Ma con questa partita Iva si può anche commerciare o vendere qualcosa?
          Scusate la domanda forse scema ma ho mille idee al giorno e vorrei capire come muovermi al meglio per diverse cose.

          Barbara, voi vi occupate anche di messa on line di portali?
          Volevo fare il tuo nome per far chiedere un preventivo per un’associazione.

          • Ciao Mathilda. Il commercio elettonico segue le stesse direttive del commercio tradizionale: dunque P IVA e iscrizione alla Camera di Commercio. Nel caso di produzioni artigianali, potrebbe andare bene anche l’iscrizione come Artigiani, e poi sempre Camera di Commercio. Credo che sia compatibile con il Regime dei Minimi, ma devi verificare con un commercialista esperto.

            Noi sì, ci occupiamo anche di siti web, blog e portali, e anche ecommerce. Questo è il link del nostro sito di lavoro: http://nexnova.net/
            Non esitate a scriverci anche solo per un consiglio o un parere.

  9. L’argomento che avete trattato in questo post è molto interessante e delicato allo stesso tempo. Purtroppo molta gente non sa (perchè nessuno glielo dice) che gestire un blog o un sito internet presuppone, nel caso in cui si percepiscano degli introiti, dei precisi obblighi fiscali e/o previdenziali.
    Le soluzioni per fortuna ci sono e si possono trovare. Ma bisogna avere le idee chiare. Io sono un commercialista e mi capita spesso di essere contattato da diversa gente che brancola nel buio quando si parla di questi argomenti.

    Complimenti comunque per l’articolo.

    • Grazie Antonino. Infatti anche noi insistiamo sempre sulla necessità di rivolgersi a un commercialista, per valutare al meglio le possibilità offerte dalla Legge. Io mi sono affidata a una commercialista da subito, quando ancora facevo ritenute occasionali, e non me ne sono mai pentita, anzi: se non fosse stato per la mia commercialista, avrei perso molte opportunità.

        • Concordo! 😀 Poi, certo, la normativa sul lavoro web è assai nebulosa: è difficile destreggiarsi. Noi stessi abbiamo avuto non poche difficoltà a capire come muoverci legalmente, soprattutto per quanto riguarda Adsense / Intrastat e robe varie… ma proprio per questo ribadiamo la necessità di rivolgersi sempre a professionisti nel campo. In ogni caso, se hai consigli da dare, sei il benvenuto 🙂

            • Per me la scelta del commercialista è una di quelle più difficili… per come son fatta io, uno NON vale l’altro; se anche fosse un bravissimo professionista, ma non mi ci trovassi bene a livello umano, non sarei soddisfatta… ecco, diciamo che dev’essere un pò come col dottore, il dentista, la parrucchiera 🙂 Ci vai perchè ti trovi bene per come lavorano, ma anche per il rapporto che si instaura… spero di essermi spiegata…

              Barbara, se non fossimo così lontane geograficamente, mi sa che ti chiederei i contatti della tua, di commercialista… da come ne parli potrebbe essere ciò che farebbe per me!!! 😉

          • Se può interessare, giorno 21 gennaio terrò in qualità di relatore una videoconferenza on line proprio su questi argomenti. “Lavorare sul web: come mettersi in regola con il fisco” è una videoconferenza su web che illustra tutti i passi da compiere per regolarizzare la propria attività su internet e non correre rischi inutili.
            Quindi se interessati potete contattarmi.
            Saluti e buon anno a tutti.

  10. Faccio un’integrazione al mio commento perchè negli ultimi giorni mi sono imbattuta in questo atteggiamento che avevo già notato: la maggior parte dei potenziali clienti non capiscono cosa significhi web content editor, o producer o come lo volete chiamare. Cioè creare contenuti, foto, impaginare o gestire un blog. Lavoro che sappiamo tutti se fatto bene richiede oltre alle capacità anche molto tempo. Quindi la mia domanda è: come far capire all’interlocutore che il tuo è un lavoro a tutti gli effetti nonostante ti diverti a farlo, e che richiede un continuo aggiornamento e studio? Se quando fai un preventivo ti guardano e dicono: ma io il sito ce l’ho già, ti ho chiesto ‘solo’ di promuoverlo o aggiornarlo o animarlo con dei contenuti…. O ti ho chiesto ‘solo’ di promuoverlo tramite i social networks.

  11. Ciao, bello il post come al solito, volevo dire sarebbe giusto pagare sempre le tasse ovvio, io lo farei volentieri anche aprendomi una partita iva. Ma se il guadagno di quello che ho fatto online nell’arco di un anno è stato neanche di 500€ vedi il mio blog e altre piattaforme dove mi pagano non più di 3€ a post (quando tra l’altro riesco pure a trovare articoli), non credo abbia senso cercare un commercialista o camera di commercio. Come me ci sono tanti altri blogger che praticamente non vedono soldi. Vorrei sapere cosa ne pensi. Ciao 🙂

    • Ciao Luke, grazie per il tuo commento.
      Con queste cifre non ha senso aprire la P IVA, e puoi usare benissimo la ritenuta d’acconto per prestazione di lavoro occasionale. La ritenuta d’acconto prevede che:
      – il lavoro sia occasionale, e dunque con diversi committenti e non uno solo;
      – il lavoro non superi la durata di 30 giorni consecutivi;
      – la cifra totale non superi i 5000eur totali nell’arco di un anno solare.
      In ogni caso, valuta bene se scrivere articoli a 3eur sia davvero conveniente: a volte dire di NO fa guadagnare più soldi di quanto immagini.
      Prova a leggere anche questo post, se ti va, per approfondire il discorso: https://retelab.it/blog/2011/12/quanto-costa-un-post-sponsorizzato/

      • Io invece, mi ritrovo con un dubbio (e mi rivolgerò ai miei “amici” di Altroconsumo… almeno finchè non avrò un commercialista di fiducia) riguardo al fatto di cominciare con prestazione occasionale e poi, se le cose andassero bene, aprire partita iva (col regime dei minimi): tra le regole per accedere ai minimi, c’è anche quella che dice che “L’attività non deve costituire in alcun modo una mera prosecuzione di altra precedentemente svolta in forma di lavoratore dipendente o autonomo, con esclusione della pratica professionale”.

        Questa cosa mi lascia perplessa… chissà se anche un lavoro occasionale rientra in questa casistica. Se la risposta è “si”, sarebbe un vero peccato 🙁

        Si si, devo scrivere ad Altroconsumo, perchè almeno mi metto l’anima in pace, sia in positivo (cioè che posso tranquillamente fare ritenuta d’acconto all’inizio, e poi eventualmente aprire partita iva nei minimi) che in negativo (cioè che, visto che l’attività svolta ora con la ritenuta d’acconto e quella che svolgerei con partita iva da artigiana sarebbero di fatto le stesse, non potrei accedere al regime dei minimi).

        Incrocio le dita… pure quelle dei piedi!!! 😉

        • Chiara, in effetti il Regime dei Minimi è cambiato da poco: ai miei tempi non c’era nessun divieto, se non un massimo di fatturato. In formati bene anche da un commercialista!

          • Per ora le risposte non sono confortanti… Altroconsumo conferma che non si potrebbe rientrare nei minimi!!! Scusate lo sfogo, ma sono un pò demoralizzata… ok il rischio, nulla è sicuro al 100%, però così, con un regime “normale”, è quasi da pazzi… nemmeno un minimo di rodaggio.
            Anzi, non sono solo demoralizzata, sono anche un pò arrabbiata!!! 🙁

            Forse ho trovato un commercialista, devo ancora incontrarlo, però quanto meno comincerò a chiedere queste info e a farmi fare un paragone in parallelo di cosa comporterebbe il regime dei minimi rispetto a quello standard (scusate se lo chiamo così, ma al momento non mi viene la parola appropriata).

            Intanto grazie anche per gli ultimi post. Sono molto interessanti. Leggo, anche se non sempre commento… riuscire a concentrarsi per scrivere cose sensate qui è un pò difficile, coi due pargoli “disturbatori”… 😉

  12. Arrivo un po’ in ritardo nella lettura ma ci ho guadagnato visto che i commenti scaturiiti hanno contribuito a rendere ancora più forte tutto l’argomento ed ho scoperto anche stavolta cose che proprio non sapevo….

  13. le illusioni ci impediscono di guadagnare in ogni campo, la professionalità ci permette di guadagnare in ogni campo.
    questa me la devo segnare. perchè è proprio la nostra condanna, la nostra dicotomia che ci dilania. e ci ha fatto scrivere il post sul blog (non) ad free.
    come sai, siamo pieni di ideali, utopie e di illusioni (siamo degli illusi, si!) e questo ci ha sempre creato problemi quando si trattava di guadagnare qualcosina.
    Però siamo e sappiamo di essere, anche validi e professionali. e proprio per questo vogliamo poter quadagnare qualcosina. e sappiamo che potremmo farlo, se mettessimo da parte – almeno un pochino – le nostre illusioni di purezza etica… 😉
    tornerò sull’argomento appena ho un attimo in piu. sia qui, che sul nostro blog ( e ovviamente aspetto il tuo prossimo post su ads & ethics
    ciao!

    • Anche noi siamo due illusi ed idealisti: siamo quelli che si sono licenziati dal posto fisso a t. indeterminato quando si sono innamorati, e siamo quelli che hanno rinunciato (di nuovo!) al posto fisso per inseguire un progetto di lavoro e di vita in cui nessuno credeva… conosciamo bene questa sensazione! 😉

      Vorrei provare a darvi una diversa prospettiva sul discorso ‘etica’ della pubblicità.
      Noi siamo due genitori, due persone che si interrogano sul futuro della propria figlia, sulla sua felicità, sul suo benessere. Abbiamo sempre agito per il Bene, inteso non come benessere immediato, ma come benessere futuro per nostra figlia e per chi verrà.

      Perché mai io non dovrei sentirmi ‘etica’ nello svolgere al meglio il mio lavoro e farlo retribuire? Nel mio lavoro l’etica professionale è fondamentale, e anche il rapporto etico con le persone. E non l’ho mai messa da parte.

      Mantenere la mia famiglia con la pubblicità di una multinazionale non è una scelta poco etica: noi lavoriamo duro, facciamo un servizio gratuito per le persone, aiutiamo le aziende a CAMBIARE ciò che non funziona, e soprattutto abbiamo come obiettivo finale quello di dare lavoro ad altre mamme. Abbiamo un comportamento etico e un obiettivo etico, e ci facciamo aiutare in questo da aziende che DA NOI devono ancora imparare molto. Ma siamo qui per questo: per un cambiamento. Un cambiamento personale, e poi… multinazionale 😀

      • eh.. Barbara. la questione è davvero difficile. non è tanto questione di etica professionale – tua, che ti sbatti x realizzare un sogno e per concretizzare la tua vita di mamma-famiglia felice con un lavoro onesto.
        la questione etica riguarda proprio la visione della pubblicità. delle marche, dei consumi. dei bisogni indotti. so che questi temi ti fanno venire un po l’orticaria ma ti quello che mi opprime è proprio “vendere” (nel caso di certe marche – e certi compensi, parlare di “svendere” – in senso economico – non è assolutamente opportuno) il proprio talento (genuino etico e benintenzionato) per spingere qualcuno a comprare qualcosa che non voleva-nongliserviva-nongliinteressava. Sinceramente vado anche oltre alla questione della marca etica o no. Certo se mi “vendo” a qualche marca che inquina, sfrutta i bambini ecc è assolutamente peggio. ma sto comunque spingendo qualcuno a “spendere” x prodotti che nella maggior parte dei casi io ritengo poco necessari. Il nostro dilemma è come poter racimolare qualcosa – che crediamo ci spetti – se aiutiamo a vendere prodotti che davvero riteniamo utili e che possono davvero fare la differenza. prodotti di cui mi sentirei di parlare comunque. (un po come dei libri. li non mi vergogno a promuovere autori ed editori). però fatto quel passo. come fare poi a garantire ai propri lettori, che si sta “promuovendo” con onesta e non per puro guadagno (seppur con qualche considerazione etica…)?
        ahh… sono proprio irriducibile.. 😉
        (ti consiglio cmq la lettura – giusto x capire a che punto sono messo male – di questo libro http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=195 – ho in mente di recensirlo sul blog da mesi ma non ci sono ancora riuscito. sigh!)
        ciao!!

        • Ma tu pensi davvero che la pubblicità lobotomizzi la gente a tal punto da indurla a comprare? A te succede? 😀
          A noi non succede: io compro quello che mi piace, mica quello che mi dice il tuo banner.

          Sull’onestà, ancora un passo indietro: se i tuoi lettori pensano che tu sia disonesto a fare una recensione o a guadagnare soldi per la tua famiglia, a fronte di un lavoro professionale e faticoso, allora sono loro che non meritano te, e non viceversa.
          Stare sotto scacco dei lettori e farsi dire come vivere la propria vita… è davvero questo che volete? Non vi ritenete abbastanza ‘etici’ e abbastanza onesti da dovervi far dire dagli altri come essere più onesti? Io non credo proprio!
          Il mio consiglio amichevole è: partite da VOI, da chi siete, dalla vostra onestà e trasparenza. Tenendo presenti sempre questi valori, nulla contaminerà la vostra onestà. E se due persone smetteranno di leggervi, ne troverete altre che, invece di chiedervi di essere la perfezione dell’essere morale, vi ameranno per aver saputo conciliare lavoro e famiglia nel modo più onesto possibile.

          • Beh. dai “lobotomizzare” forse è un termine un pò forte. ma indubbiamente influenza. se non funzionasse, se non influenzasse, se non condizionasse abitudini e consumi non saremmo nemmeno qui a parlarne, perchè non le aziende non investirebbero cifre miliardarie per sponsorizzazioni e advertising. Certo il livello è un altro, il mio banner non “condiziona” nessuno, però “inquina” visivamente ed emotivamente i mie contenuti. e le recensioni sponsorizzate – magari senza neacneh dirlo esplicitamente – indubbiamente un po si. perche se chi mi legge mi stima e si fida di me, non dico che correra a comprare qualcosa che non desidera, ma tra scegliere A e scegliere B potrebbe scegliere ciò che gli ho detto io…
            Comunque hai assolutamente ragione. e lo sappiamo. per questo siamo un po crucciati ultimamente. Non vogliamo noi farci condizionare da lettori (che sono comunque il nostro specchio critico) che ci vedono e ci vorrebbero come paladini dell’eticità. e cogli sempre nel segno quando ci dici che dobbiamo essere noi stessi e che se anche dovessimo perdere due lettori fondamentalisti ne avremo guadagnati o mantenuti altri più umilmente umani ed etici 😉 grazie davvero!

            • Io penso davvero che la pubblicità non abbia il potere di influenzare nei blog: magari influenza quelli che guardano la tv e non fanno parte di quei genitori che su internet cercano informazioni e approdano sui ns blog per confrontarsi su tematiche educative, ecologiche, ecc…
              Noi blogger siamo fortunatissimi perché i lettori di blog sono praticamente una élite culturale… e questo è uno stimolo a fare sempre meglio.
              Comunque ne parleremo ancora: io sto lavorando dietro le quinte 😉

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