La sicurezza sul lavoro per i liberi professionisti e per le microimprese

Sicurezza sul lavoro

Oggi diamo spazio ad un guest post di Sara Salvarani, che oltre ad essere una blogger molto attiva e conosciuta (la trovate su mammachetesta.com), si occupa da anni di sicurezza sul lavoro. In questo post darà molti consigli utili soprattutto per piccole imprese e liberi profesisonisti. Buona lettura.

Mi occupo di sicurezza del lavoro e tutela ambientale da oltre 15 anni, e sono anche una blogger appassionata. Oggi quindi mi metterò in testa due cappelli, quello della guest blogger e quello del tecnico sicurezza, e vi parlerò di come gestire la sicurezza sul lavoro se siete liberi professionisti o piccole società. Non vedremo nello specifico i rischi legati al mondo della Rete, in particolare ergonomia e videoterminali a cui dedicherò un altro post, ma le basi, la gestione generale per le categorie che vi ho detto.

Il libero professionista

Nel caso di un libero professionista le regole sono poche e semplici:

  • utilizzare attrezzature di lavoro conformi alla legge: se le avete acquistate dopo il 1994 dovranno quindi avere la marcatura CE e se precedenti dovrete richiedere la dichiarazione di rispondenza al DPR 547/55 a chi ve le ha vendute (sono tenuti a darvela)
  • munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli (no, non vale tenerli nel cassetto o in auto!)
  • munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità e il numero di appalto qualora facciate un lavoro presso la sede del cliente (non una riunione, ma ad esempio montare il nuovo server o fare una manutenzione ai pc aziendali sono attività che prevedono la tessera).

Ci sono poi delle possibilità particolari che però prevedono costi a carico del libero professionista e cioè beneficiare della sorveglianza sanitaria e/o della formazione fatta presso una società.

Ad esempio: ho un cliente con cui ho un rapporto molto stretto e gli chiedo di poter partecipare ai suoi corsi di formazione e di beneficiare della sorveglianza sanitaria che fa fare ai suoi dipendenti, così da non dovermi muovere io in modo autonomo (e con costi più alti di solito), ma pagandogli poi il corrispettivo di quanto speso per me.

Micro, piccole e medie imprese

Il discorso per le imprese, anche piccole, è più articolato.
Iniziamo col dire che tutte le società, anche di soli soci, debbono fare valutazione dei rischi e sorveglianza sanitaria (se la valutazione ne evidenzia la necessità).

Questo perché il D.Lgs. 81/08, ovvero il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, ha incluso anche il socio lavoratore di cooperativa o società nella definizione di lavoratore.

I soci dovranno quindi nominare fra loro chi svolge il ruolo di Datore di Lavoro e fare in modo che compaia nella visura camerale. Tutti gli altri saranno soci lavoratori parificati ai dipendenti.

A questo punto possiamo fare un elenco degli obblighi di legge che vi riguardano:

  • valutazione dei rischi (anche con procedura semplificata ma non vale più l’autocertificazione) comprensiva di valutazione rischio da stress lavoro-correlato e gestione maternità
  • corso di formazione per Datore di Lavoro che svolga direttamente il ruolo di Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione (la soluzione più economica per una piccola impresa) che per un’azienda che si occupa di web è di 16 ore (da aggiornare con 8 ore nell’arco di 5 anni);
  • corso di formazione per soci lavoratori e dipendenti di 8 ore (che sarà da aggiornare con 6 ore nell’arco di 5 anni);
  • corso per addetti primo soccorso (prevedere almeno 1 addetto, ma meglio 2);
  • corso per addetti prevenzione incendi (prevedere almeno 1 addetto, ma meglio 2);
  • Piano di Emergenza Interno (se si hanno più di 10 dipendenti );
  • denuncia dell’impianto elettrico con verifica periodica dell’impianto di messa a terra;
  • nomina del medico competente e sorveglianza sanitaria se richiesta dalla VDR.

Questa è la base per una piccola impresa, ma ovviamente se crescendo le dimensioni aziendali le cose cambiano.

Ultime raccomandazioni

Quello che vi prego di ricordare sempre il mantra di Retelab: se si vuole un lavoro professionale rivolgersi a un professionista. I commercialisti non sono consulenti in sicurezza sul lavoro e nemmeno gli uffici paghe o i consulenti del lavoro.

Dal 1° giugno 2013 sono entrate in vigore le procedure semplificate di valutazione del rischio e la tentazione di fare da soli o rivolgersi a chi fa altro ma tanto “già che c’è offre il servizio” è molto forte. Beh vi posso dire che poco tempo fa ho fatto un corso ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (che da noi sono molto ben preparati) e sono riusciti a stento a compilare la parte di check con i rischi presenti o assenti.

Fare una valutazione dei rischi, anche se semplificata, non è una cosa semplice.

Non rischiate solo per risparmiare 100 €, perché una valutazione dei rischi fatta male può voler dire una sanzione da 1.000 a 4.000 €.

Se avete dubbi potete scrivermi un commento qui. E ricordate sempre: #safetyfirst!

6 commenti su “La sicurezza sul lavoro per i liberi professionisti e per le microimprese”

  1. Ciao Sara,
    che tu sappia, la valutazione dei rischi è necessaria anche per chi apre un piccolo laboratorio (es: di cucito) in uno dei locali all’interno della propria abitazione e lavora da solo?

    Grazie mille
    Chiara

    • Ciao il Dlgs 81/08 si applica in tutti gli ambienti lavorativi, dove è presente almeno un lavoratore, per lavoratori si intende qualsiasi individuo che svolge attività lavorative, anche stagisti.

  2. Se incarico un professionista, ad esempio un geometra, per fare una pratica catastale che richiede un rilievo in campagna, devo compilare il DVR? per eventuali rischi che potrebbe trovare in campagna?

  3. Sono particolarmente d’accordo con l’ultima parte dell’articolo: per questo argomento è fondamentale fare riferimento a professionisti, seguendo corsi sempre aggiornati.

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