Marketing e bisogno indotto

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Una volta si diceva che il marketing e la pubblicità creano bisogni indotti: io ti rendo indispensabile, o piacevole, una cosa che non ti serve, o non ti interessa particolarmente.

Su questo assunto, molti ancora oggi credono che basti un banner per indurre un bisogno. Ammettendo di pensare ai propri utenti web come a sprovveduti pronti a seguire fedelmente e senza intelligenza critica qualunque cosa si propini loro.

In alcuni interventi del Social Family Day, è emersa nuovamente l’annosa questione (anche se credo che adesso sia più una moda per distinguersi): mettere la pubblicità su un blog non è una scelta etica, perché così le persone comprano quel prodotto, visto che si fidano di ciò che scriviamo, e perché noi induciamo un bisogno non necessario.

Siamo così sicuri che avere un bisogno sia errato?

Chi ha seguito il Social Family Day, ha avuto la grande opportunità di ascoltare Luigi Centenaro di Personal Branding: per me non è solo un grandissimo professionista, ma anche un caro amico, una persona speciale.
Luigi, nel suo intervento, ha chiesto alle blogger:
– Cosa puoi fare tu per gli altri?
– Che problema risolvi?

E’ indubbio che ciascuno di noi legge e segue i blog e i siti che gli risolvono un bisogno: un bisogno di informazioni, l’offerta di un servizio, la ricerca di nuove idee. Ma anche, semplicemente, il bisogno di ridere, di svagarsi, di sognare ad occhi aperti, di leggere una bella ricetta o di guardare una bella foto.

Un bisogno NON è per forza economico, ma può essere anche spirituale, o medico, o personale.
In questo senso, perché pensare che avere un bisogno sia errato? Tutti noi navighiamo in Rete per trovare informazioni, e ci appassioniamo a leggere i blog che ci forniscono quelle informazioni.

In un blog che dunque parla di problemi più delicati, come problemi medici, o di allergie, o di intolleranze… la pubblicità è sbagliata? Perché la pubblicità deve essere vista come mancanza di etica? Forse il lavoro che c’è dietro ad un blog non ha dignità tale da essere remunerato, e deve essere svolto gratis?
Allora, in futuro, soltanto chi è ricco e non ha bisogno di lavorare, potrà tenere aggiornato un blog professionale.

Nel caso di un blog medico, o che tratta di intolleranze alimentari, io VOGLIO la pubblicità: se il mio problema è che fuori dalla Rete non sono riuscita a trovare le informazioni che mi servono, adesso non voglio soltanto delle nozioni enciclopediche, ma voglio anche sapere a chi rivolgermi, dove comprare ciò che mi serve in un negozio reale, come leggere l’etichetta di un prodotto.

Siamo così sicuri che le persone siano stupide?

Per me non c’è nulla di peggio che considerare i propri lettori come gente stupida e priva di pensiero critico.
I lettori sono intelligenti. I lettori sono Persone, e come tali vanno rispettati, amati, supportati.

Mi piace citare un tweet  di Paola Sucato aka ci_polla:

La relazione affettuosa, rispettosa delle mom blogger verso i propri lettori di cui parla @mammafelice deve far riflettere ‪#mammacheblog‬

Personalmente, non non amo i blog dove vengo considerata una stupida che deve essere guidata nelle proprie scelte, o a un consumo critico dei beni e delle informazioni. Ho un mio pensiero critico, e so esercitarlo con o senza pubblicità.

Dunque, a mio parere, bisognerebbe uscire da questo loop che ogni anno si ripresenta: pubblicità vs etica.
A nessuno manca l’etica. E, se gli manca, ci basterà non leggerlo.

Molto meglio, allora, dichiarare con trasparenza chi si è, cosa si fa, come lo si fa.
Mommit ne è un esempio: mi piace andare sui blog adv free che da sempre non inseriscono banner pubblicitari e lo fanno in trasparenza senza tante storie. Mi piace andare sui blog dove la pubblicità è uno stipendio che mantiene una famiglia, come del resto succede a noi.

Mi piacciono insomma quei blog che dichiarano in totale trasparenza le proprie politiche pubblicitarie, e ho smesso di seguire quelli che non aderiscono a Mommit, oppure non dichiarano apertamente la natura delle proprie ‘collaborazioni’.

Siamo sicuri di poter diventare blogger di professione?

Quasi ogni giorno su queste pagine abbiamo raccontato che il mestiere di blogger non è per tutti, e che si tratta di u mestiere difficile, costoso (in termini di tecnologie, tempo e investimenti), e rischioso.

Non smetteremo mai di dirlo, e non incoraggeremo mai nessuno a intraprendere questa professione con leggerezza, soprattutto se non ravvisiamo quella precisa consapevolezza sui TEMPI e i MODI per riuscire in questa professione.

Soprattutto, vi invitiamo ad agire con calma e pazienza. Come dice Veronica Viganò:

[…]sono rimasta impressionata dal numero di mamme determinate a fare del blog la loro professione. Consiglierei di metterci passione e divertimento e poi pensare al marketing. Quando ho iniziato io (oddio, che tono paternalista terribile) l’ho fatto per spasso. Se cercate empatia nelle lettrici fatelo per spasso. E poi arriva tutto il resto. Ho in mente alcuni blog che mi danno l’impressione di essere nati solo per creare una mamma blogger da manuale.

E noi siamo d’accordo. Spesso riceviamo email da persone che desiderano trasformare il blog in un lavoro: ho aperto oggi il blog (o anche: non l’ho ancora aperto). Mi dite come fare per mettere la pubblicità?

Content is the king. Scrivere tanto, scrivere bene, scrivere per le persone.
La pubblicità viene dopo, dopo mille post, dopo mille commenti, dopo mille giorni. La pubblicità ha senso soltanto quando c’è qualcosa da pubblicizzare, soltanto quando c’è un contenuto che risponde a un’esigenza.
La pubblicità viene solo quando diventa un SERVIZIO, e non un bisogno dedicato solo a voi stessi.

– Cosa puoi fare tu per gli altri?
– Che problema risolvi?

5 commenti su “Marketing e bisogno indotto”

  1. Bel post. Avevo seguito proprio la tua discussione di cui parli sopra con la blogger, e mi è piaciuto il tuo intervento sincero. In effetti anche io se cerco qualcosa ormai lo cerco in rete e se qualcuno mi aiuta a risolvere un problema ne sono felice. D’altro io ho iniziato la mia avventura in rete in un forum di mamme e li spesso ancora oggi ci si consiglia prodotti che ci hanno aiutato, e allora perché non trovare lo stesso aiuto in un blog?

    • Io ormai, per quanto riguarda ciò che sono ‘le cose da mamma’, non chiedo nemmeno più al pediatra. Chiedo sul Forum, o su FB, e se una mamma mi dice che quella marca di scarpe/pannolino/sapone ha funzionato, per me quello è un servizio di customer care migliore di qualunque pubblicità. 🙂

  2. Content is the king.

    non avrei altro da aggiungere, anzi sì: forse negli ultimi anni si è pensato che i social network avrebbero prodotto ‘user generated content’ e avrebbero superato i contenuti di siti e blog, ci hanno marciato in molti, poi forse hanno visto che c’è necessità anche di contenuti pensati, ragionati e creati bene, non solo dal rumore di fondo dei social network. Questa non è una critica a fb o twitter, dico solo che i contenuti fatti bene sono altra cosa, il condividere, parlare e discutere dei social network un’altra. Entrambi importanti.

    • Concordo in pieno, come sempre. Io la strada dello user generated content non sono riuscita a percorrerla, è durissima, difficile da gestire. Richiede probabilmente un Community Manager serio, e che faccia quello davvero di mestiere. Sarebbe una soluzione comoda, ma ti può anche esplodere tra le mani. Se trovo una soluzione, prometto che la condivido 😉

  3. Ciao Barbara, sono profondamente d’accordo con la parte finale del tuo post: prima vediamo se abbiamo qualcosa da dire, se abbiamo uno scopo e solo dopo pensiamo al portafogli… Però io, che leggo blog (pochi) da diversi anni e che ho un pessimo rapporto con la pubblicità, quando ho visto comparire i primi banner e le prime “collaborazioni” sui blog – e parlo rigorosamente di quelli personali – sono rimasta male, e ho iniziato un lento ma progressivo processo di disamoramento. Il blog personale è come casa di una persona: te lo immagini che appena metti piede a casa di un’amica ti ritrovi alla riunione dei tupperware o alla dimostrazione dei beveroni dimagranti? A me le prime pubblicità sui blog che seguivo, e parliamo ormai di 3 anni fa se non mi sbaglio, hanno fatto proprio questo effetto. E’ cambiato totalmente il clima, non più genuino, non più casalingo, non più “tra me e te”. No… non riesco a vivere la pubblicità come un servizio, pur comprendo benissimo perché vi si ricorre, per me è prevalentemente invasione perché non richiesta.
    Se la pubblicità non avesse alcuna influenza sul pensiero critico, questa non avrebbe ragione di essere.
    Credo che il discorso etico, ad ogni modo, vada cucito addosso ad ogni singolo caso. Di certo se vedeste mai apparire la pubblicità di un produttore di baby food sul mio sito, venitemi a misurare la febbre 🙂

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