MomClass: I Giveaway in Italia

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[Questo post è in continuo aggiornamento, è il frutto della mia opinione personale, e non rappresenta un parere legale.]

E parliamone, dai. Quando su Mommit, più di un anno fa, osai parlare dei giveaway, ci fu chi mi mandò email per dirmi: Ma come osi? Perché dici queste cose? In questo modo ci danneggi tutti!
La mia risposta, e la mia filosofia, è sempre stata: io preferisco avere gli strumenti per conoscere, per imparare, e per fare una valutazione quanto più oggettiva possibile. In questo modo ciascuno può mettere sul piatto della bilancia i rischi e i benefici, e decidere cosa ritiene meglio per se stesso.

A un anno di distanza, mi sento di ribadire la mia opinione iniziale: secondo me i giveaway in Italia non si possono fare se c’è di mezzo un’azienda che si promuove attraverso il vostro blog.
[Non sono una avvocata, posso sbagliare. Lo scrivo, casomai foste in cerca di certezze.]

Li abbiamo fatti, i giveaway: io credo che abbiamo sbagliato, eravamo ignoranti. Ma dagli errori si può sempre imparare qualcosa, soprattutto per rispettare quel tanto amato Codice delle Buone Pratiche dei Blogger che abbiamo tutte (noi mammeblogger, ndr) preparato, e che alla fine si è rivelato essere, al momento, l’unico Codice di Autoregolamentazione italiano per i blogger.

Nel frattempo, io ho provato ad informarmi, e a fare ricerche. Ecco cosa ho capito, ed ecco cosa ho raccontato, insieme a Nestore, al MomClass di ReteLab nel giorno del Social Family Day.

La normativa concorsuale parla chiaro, a nostro parere, e include anche quei giveaway in cui non c’era assegnazione di un regalo/premio in base a un’estrazione, ma a un giudizio personale. Parla in particolare modo di imprese, ovvero di aziende.

Infatti:

Art.2 Concorsi a premio
1. Sono considerati concorsi a premio le manifestazioni pubblicitarie in cui l’attribuzione dei premi offerti, ad uno o più partecipanti ovvero a terzi, anche senza alcuna condizione di acquisto o vendita di prodotti o servizi, dipende:
a) dalla sorte, sia che l’estrazione dei vincitori sia organizzata appositamente, sia che si faccia riferimento ad altra estrazione o ad altra designazione che dipende comunque dalla sorte;
b) da qualsiasi congegno, macchina od altro, le cui caratteristiche consentano di affidare unicamente all’alea la designazione del vincitore o dei vincitori dei premi promessi;
c) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti chiamati ad esprimere giudizi o pronostici relativi a determinate manifestazioni sportive, letterarie, culturali in genere o a rispondere a quesiti o ad eseguire lavori la cui valutazione è riservata a terze persone o a speciali commissioni;
d) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti di adempiere per primi alle condizioni stabilite dal regolamento, purché le modalità dell’assegnazione dei premi siano oggettivamente riscontrabili e i concorrenti che non risultino vincitori possano partecipare all’assegnazione di ulteriori premi.

La normativa Ufficiale sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico:

Art.6 Esclusioni :  http://sosonline.aduc.it/normativa/430+2001+regolamento+concorsi+operazioni+premio_18374.php
1. Non si considerano concorsi e operazioni a premio:
a) i concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività;

Ovvero? Per esempio, sempre secondo il mio parere, per inventare il claim di una campagna pubblicitaria, o per creare un logo, o per disegnare un progetto architettonico. Il premio dunque è il riconoscimento stesso o un corrispettivo.

E va bene che può essere davvero rilevante, sul proprio cv, scrivere che siete l’ideatore di una grande campagna pubblicitaria: ma se vi pagavano non era meglio?
Ma questo la Legge non lo dice, lo dico io che sono cattiva dentro.

Quello che a me ha messo in allarme, è ciò che ho visto accadere negli ultimi tempi: aziende e agenzie, consapevoli delle sanzioni previste, chiedono alle blogger di firmare documenti in cui l’azienda scarica ogni responsabilità. Organizzano quindi dei ‘contest’, chiedendo alla blogger di acquisire le responsabilità legali legati all’estrazione del premio messo in palio.

Questo è l’estratto di una lettera vera che ho ricevuto da una mia cliente, che per ovvi motivi rendo anonima, togliendo i riferimenti dell’azienda e dell’agenzia, e cambiando solo leggermente i termini, ma non il senso dello scritto:

Il blogger deve decidere in modo  indipendente il vincitore del contest e inviare a il premio. Quest’ultima richiesta è assolutamente necessaria poiché a norma di legge non può essere l’azienda a creare un contest, né l’azienda può scegliere un vincitore e ad inviare i prodotti. Proprio per questo motivo il cliente mi ha chiesto di farti firmare una lettera in cui ti assumi la responsabilità dell’invio dei prodotti: abbiamo più volte controllato e questo è l’unico modo perché il contest sia a tutti gli effetti a norma di legge.

Da ricerche effettuate il Rete (ho fatto un brutale copia/incolla di lettere ufficiali, ma omettendo nomi e cognomi, per non danneggiare nessuno), io ho dedotto (sempre il via del tutto PERSONALE), che pure per i privati ci sia impedimento nell’organizzazione dei giveaway.

Il Ministero dello Sviluppo Economico risponde così:

Premesso che se si parla di pesca, essa può essere svolta solo da associazioni senza fini di lucro o ONLUS, comitati ecc. con le modalità ed i limiti di cui agli articoli 13 e 14 del d.P.R. n. 430/2001 di cui competenti sono i Monopoli di Stato, il Prefetto della provincia ove si svolge la manifestazione o il Sindaco del Comune, quando si organizzano le iniziative da Lei descritte, che hanno i caratteri di un concorso a premio, colui che le fa dovrebbe essere iscritto al Registro imprese perché sui premi dati in palio devono essere pagate le imposte e le manifestazioni a premio, in base all’art. 5 del d.P.R. n. 430/2001, possono essere svolte esclusivamente dalle imprese. In realtà, se però non si acquista nulla per partecipare ed il bene dato in premio ha il valore di mercato non superiore ad euro 1,00, tali iniziative beneficiano dell’esclusione dagli adempimenti di cui al citato d.p.R. n. 430/2001.
Qualora invece siano concorsi a premio sottoposti alla disciplina predetta, e il soggetto non è impresa, vi sarà segnalazione alla GdF e all’Agenzia delle Entrate per verificare se tali soggetti svolgono attività di impresa evadendo il fisco.
[…]
Le iniziative che prevedono la promozione della vendita di un prodotto ovvero la sua conoscenza o anche la conoscenza dell’azienda o del marchio di un’impresa con la promessa di premi hanno le caratteristiche di manifestazioni a premio per le quali sono necessari adempimenti vari, anche sotto l’aspetto fiscale. Tuttavia, si specifica che la materia è circoscritta alle imprese. Pertanto, se si tratta di privati, mettere in palio dei premi potrebbe costituire esercizio abusivo di attività di impresa che è compito della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate accertate al fine di verificare che non vi sia stata evasione del fisco.
Circa i concorsi nei quali è prevista la creazione di un’opera, essa è circoscritta a casi specifici che non riguardano certamente ciò che possono fare i singoli privati.

Dunque a me pare di capire che:
– il premio non dovrebbe avere un valore superiore a 1eur;
– la pesca  è riservata solo ad ONLUS, associazioni o comitati;
– se si tratta di privati, mettere in palio dei premi potrebbe costituire esercizio abusivo di attività di impresa. Ovvero: i concorsi possono essere organizzati solo dalle aziende, le quali devono attivare una procedura per pagare le imposte previste dalle manifestazioni a premio, a meno che non organizzino un concorso previsto dalle esclusioni, ovvero: produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche; oppure con premi non superiori a 1eur di valore.

La morale? Facciamoci furbi: vale davvero la pensa di rischiare eventuali sanzioni per questo? Ma, soprattutto: facciamo che io mi stia sbagliando e che i giveaway siano perfettamente legali: vale davvero la pena di offrire gratuitamente delle vetrine pubblicitarie alle aziende, che vi fanno lavorare gratis e in cambio hanno un grande ritorno pubblicitario?

Se potete, non lavorate gratis, ma questo lo aggiungo io, che sono cattiva dentro (per caso lo avevo già detto?).

Probabilmente alla Guardia di Finanza non frega nulla dei contest pubblicizzati attraverso il blog.
Ma io ho questa fastidiosa paura: in Italia è già tutto complicato, difficile, burocratizzato e indecifrabile.
Meglio non aggiungermi altri problemi. Ho già aperto una startup e sto morendo di burocrazia.

Per il resto, che dire: è un vero peccato, è anche un po’ uno schifo.
Discutiamo su quanto siano limitate e ingiuste le Normative in Italia in merito a tutto ciò che riguarda Internet?
Ma no, non discutiamone, lo sappiamo già.

Io ho questo brutto vizio di non passare col rosso.
Che ci posso fare, sono fatta così.

UPDATE.

Copio il commento di Silvia Tropea, avvocato, che risponde in modo PERSONALE al post sovrastante (qui non stiamo offrendo parere legale, e tenetelo sempre comunque a mente), e che io ringrazio moltissimo.

Tutte le informazioni che avete dato nel post mi sembrano corrette.
La norma, ovviamente, non è concepita per il giveaway del piccolo blog, ma questa è l’unica norma attualmente in vigore e questa si applica. Per qualsiasi tipo di concorso a premi, è necessario pagare un’imposta percentuale sul valore del premio. Oltre alle imprese, possono organizzare concorsi anche altro tipo di Enti (pensate alle lotterie organizzate dai comitati per le feste di paese ad esempio), ma comunque non un singolo privato cittadino non imprenditore.
[…] I concorsi si possono fare, se l’azienda che offre il premio segue la procedura corretta.

Sulla questione della creazione d’opera letteraria o artistica, si cerca la scappatoia. Ora: far scrivere una frasetta o un tweet o inviare una foto o simili, difficilmente potrà essere equiparato a “produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale”. L’esclusione dagli oneri fiscali è riferita a ben altro. E comunque è solo un’esclusione dal pagamento dell’imposta, non dal rispetto della normativa.

Indubbiamente l’unico modo corretto di organizzare un giveaway oggi è:
farlo organizzare dall’azienda che offre il premio, dopo aver pagato le imposte dovute e usare il blog solo come vetrina del concorso
mettere in palio un premio che non ha valore commerciale (questo esonera dall’intera normativa, quindi, ma è sempre interpretazione, può essere organizzato anche da un privato). Quindi un oggetto di piccolo artigianato o design o grafica realizzato personalmente.

Le aziende che propongono l’assunzione di responsabilità da parte del blogger […] puntano sull’ignoranza dei blogger in materia giuridica.

In particolare, mi colpisce un altro punto del suo commento, che era anche lo stesso interrogativo che mi ponevo personalmente nel mio post, e su cui mi sono interrogata in questi mesi di lavoro:

E se l’applicazione di questa legge fosse un’opportunità?
Le aziende di solito, offrendo un loro prodotto, si scaricano di ogni problema organizzativo e caricano sulle spalle del blogger un lavoro enorme: scrivere un post che susciti interesse, divulgarlo, organizzare liste di partecipanti, verificare la rispondenza ai requisiti richiesti, fare l’estrazione, contattare il vincitore, ecc.

Uno dei motivi per cui ho smesso di organizzare giveaway, è stato, oltre alla paura di incorrere in problemi legali, anche la FATICA enorme per gestirli, a fronte di un guadagno inesistente, senza neppure un ritorno in termini di visibilità. Forse, tanto tempo fa, organizzare un giveaway portava link anche al blogger, e dunque una certa visibilità. Io, almeno, lo credevo.

Con il tempo mi sono resa conto che il tempo, nel mio lavoro, è un costo.
Una considerazione forse banale per molti, ma per me nuova: prima di allora, credevo di avere tempo per fare qualsiasi cosa.
Oggi, ho bisogno di lavorare per avere tempo di VIVERE.

101 commenti su “MomClass: I Giveaway in Italia”

  1. “i concorsi possono essere organizzati solo dalle aziende […] la meno che non organizzino un concorso previsto dalle esclusioni, ovvero: produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche; oppure con premi non superiori a 1eur di valore”

    Il che significa secondo iltuo parere che un concorso di scrittura creativa, o per inventare un logo, o le olimpiadi della chimica esulano dal contesto della legge e possono essere organizzati senza dover dichiarare nulla? sia gratis che a pagamento?
    Grazie per la risposta.
    PS: dove posso trovare le valutazioni blog che hai fatto? 🙂

    • Da quello che io ho capito (dunque sempre interpretazione personale e non legale), in ogni caso il concorso a premi può essere organizzato solo da un’impresa. Anche in caso di esclusioni, si parla comunque di concorsi a premi.
      Se però tu vuoi fare ad esempio un contest creativo, che ne so, per inventare una favola, o fare una raccolta di poesie, lo puoi fare: non c’è premio, tutti possono partecipare, alla fine si fa una raccolta e non si vince niente. Quello dunque non è un concorso. No?

    • Ma guarda che se non c’è un premio, non c’è un’estrazione e non c’è un concorso di nessun tipo, tu puoi fare qualsiasi raccolta o contest. Se fai un contest di scrittura creativa in cui tutti partecipano, e poi crei un PDF, che problema c’è?
      In particolare, voi cosa vorreste fare?

  2. La penso esattamente come te, Barbara. Se c’è una legge, va rispettata. Anche io ho organizzato in passato dei giveaway e mi sono divertita a partecipare ad altri. Ma quando ho capito che era illegale, ho immediatamente smesso. è un peccato perché poteva essere un primo step di collaborazione con le aziende, un modo per far conoscere il proprio modus operandi. Anche se spesso le collaborazioni che iniziano così portano poco lontano. Quindi, forse non abbiamo perso granché! 🙂

  3. Approfitto di questo post per ringraziarvi: grazie al capillare lavoro di informazione e sensibilizzazione che avete portato avanti e alla blogger che me l’ha segnalato ho appena sospeso il mio primo giveaway. Sia sul blog che su Facebook sto invitando a firmare la petizione… è davvero una legge ingiusta, non aggiornata…
    Grazie
    Paola

  4. Barbara, grazie di questo post (e di tutti gli altri!), la cosa mi interessa non poco e mi solleva di nuovo un grosso dubbio che mi porto dietro da un bel po’: io non sono residente in Italia, sono cittadina italiana e mi rivolgo ad un pubblico che parla italiano (ma che può essere in qualsiasi angolo del mondo, ovvimente) ma non pago le tasse là, dunque a me non si applica il regime fiscale italiano, ma quello del paese in cui risiedo. Ecco, come ci si regola in questi casi?
    Il “mio” logo è frutto di un concorso, opera di una grafica bravissima, e siccome anche a me non piace rischiare, vorrei davvero saperne di più. Hai per caso qualche pillola di saggezza per il mio caso ed altri simili al mio?

    • Guarda, questa è una questione interessantissima, che mi dà modo di aggiungere una cosa che ho scordato di dire.
      Le norme per la realizzazione dei concorsi a premi prevedono che anche il server ospitante sia situato in Italia. Quando abbiamo organizzato concorsi a premi (regolari) per i clienti di Fattoremamma, Nex ha dovuto creare un mirror dei siti su un serve italiano, affinché l’ente preposto fisicamente possa, nell’eventualità, andare a guardare la macchina.
      Ora, io non so se la Legge prevede che sia tu a risiedere in Italia, o se basta che ti rivolgi a un pubblico italiano. Lì bisognerebbe proprio sentire un avvocato. Ora comunque provo a chiedere a Fattoremamma se hanno la normativa.

      • Grazie, sono interessata a sviscerare l’argomento 🙂
        Mi stanno spuntando in testa milioni di domande, ma forse devo fare chiarezza lì dentro prima di scriverle qui, che c’è davvero una gran confusione!

    • Le leggi da seguire dovrebbero essere quelle dello stato in cui vivi, quindi devi informarti là. Per esempio i concorsi negli USA non possono essere rivolti a cittadini non USA (probabilmente per evitare falsi concorsi e esportazioni illegali).

    • Vi prometto che mi documenterò sull’argomento dei residenti all’estero. Confesso che non so rispondere se non con delle ipotesi di massima basate su altro tipo di normative, ma l’argomento mi interessa e cercherò di portarvi una risposta a breve

  5. Ho letto l’articolo due volte, ma devo ammettere che non l’ho capito. I problemi di fondo credo siano due:
    1) Non capisco niente di legalese, per cui se mi fai leggere un qualcosa di carattere legale/burocratico, mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro:) Mio limite senza dubbio.
    2) Non so cosa siano i giveaway, i contest e i concorsi (una volta cercai di capirne la differenza, ma rinunciai). Che differenza c’è tra i tre?

    Tra l’altro, la creazione di un logo (e simili) è un’opera artistica oppure no? Mi sembrerebbe di sì… Il premio non è il “corrispettivo di prestazione d’opera”?

    Poi questo pezzo proprio non l’ho capito (soprattutto l’ultima frase): “Il premio dunque è il riconoscimento stesso: bravissimo, sei il migliore, hai vinto.
    Gratis. E va bene che può essere davvero rilevante, sul proprio cv, scrivere che siete l’ideatore di una grande campagna pubblicitaria: ma se vi pagavano non era meglio?
    Ma questo la Legge non lo dice, lo dico io che sono cattiva dentro.”

    OT
    Se si cerca di spiegare un argomento ostico, perché bisogna necessariamente usare delle parole inglesi che ne rendono ancora di più difficile la lettura? Magari sarà un linguaggio da addetti ai lavori, ma non mi sembra particolarmente necessario.
    Ad esempio:
    Giveaway (che come ho detto non so cosa sia di preciso)
    Social family day (possibile che lo stesso concetto non si poteva esprimere in italiano?)
    Claim (sapendo l’inglese credo di sapere cosa voglia dire nel contesto, ma non ne sono sicurissimo)
    Contest (vedi sopra. Cos’è?)
    Startup (no idea di cosa si stia parlando)
    Step (da uno dei commenti. Non esiste il corrispettivo italiano?)
    /OT

    • Abbi pazienza, ma se non sai cosa è una startup, un contest, un giveaway, e non hai nemmeno sentito parlare del Social Family Day, forse il problema non è che noi parliamo male, ma che tu non hai proprio voglia di capire i termini di Internet. La Rete ha fatto nascere nuovi linguaggi, dunque puoi scrivere in endecasillabi, ma sarai fuori dal linguaggio della Rete 🙂

      Detto questo, rispondo alla domanda due.
      2) Tra giveaway e concorsi non c’è differenza: infatti nel post spiego bene che un giveaway è un concorso a premi. E quindi sono la stessa cosa.

      3) La creazione di un logo può essere fatta all’interno di un concorso a premi, in cui vige il criterio di esclusione rispetto al pagamento delle tasse previste, ma deve essere comunque sempre effettuato da un’azienda.

        • Touché :d

          Ritornando IT (che vale in entrambe le lingue:) continuo a non capire.

          Riassumendo, il giveaway altro non è che una pesca ed è questo a cui fa riferimento il terzo brano riportato nell’articolo (facilmente reperibile in rete se si vuole avere tutto il contesto).

          Tutt’altro discorso invece se faccio un concorso del tipo “la fotografia più bella di un cane” che premierò a mio insindacabile giudizio. Leggendo in giro (e così si evincerebbe anche dal primo brano citato nel post) la cosa sembra invece del tutto lecita (perché dici che deve essere bandito anche questo da un’impresa?)

          Questo articolo sembra interessante:
          http://www.alfaplanner.it/archives/710
          e infatti dicono che si parla UNICAMENTE di pesche e simili. Ovvero ci deve entrare la sorte in un modo o nell’altro. Un concorso sulla “foto del cane più bella” non rientra in questa categoria.

          Diciamo che quello che mi confonde è la definizione di “concorso” e di “premio” nel contesto. Per me un concorso (a premi) non implica un sorteggio, mentre la lotteria o una pesca, sì.

          Inoltre mi pongo la domanda se il paragone con il “fermarsi al semaforo” sia effettivamente valido. Tutti sanno che bisogna fermarsi e che c’è la multa se ti beccano. Nel caso delle pesche informatiche, fino a pochi giorni fa non si sapeva che c’era questo inghippo legislativo (i post sono cominciati più o meno da febbraio e sicuramente tra qualche mese ricominceranno a fare il giro) , ma sappiamo che l’ignoranza non è una scusante. Tuttavia c’è mai stato qualcuno che è stato perseguito? Chiaramente le multe da €50k-500k sono pensate per enti MOLTO grossi e non per il blog pizza-e-fichi con i suoi 200 lettori. Che si possa teoricamente finire nei guai (molto seri in questo caso) è un conto, ma ci sono esempi di procedure penali (o è civili?) in corso o che sono state effettuate e che potrebbero chiarire la storia?

          • [Ovvero ci deve entrare la sorte in un modo o nell’altro. Un concorso sulla “foto del cane più bella” non rientra in questa categoria.]
            Non sono d’accordo. Se tu hai un qualsiasi criterio di assegnazione del premio, stai facendo un concorso a premi. Sia che ti affidi alla sorte, che al lotto, che alla casualità, che a random.org, che ai criteri personali di ciò che tu ritieni più bello.

            Cito (e inserisco anche nel post):
            Art.2 Concorsi a premio
            1. Sono considerati concorsi a premio le manifestazioni pubblicitarie in cui l’attribuzione dei premi offerti, ad uno o più partecipanti ovvero a terzi, anche senza alcuna condizione di acquisto o vendita di prodotti o servizi, dipende:
            a) dalla sorte, sia che l’estrazione dei vincitori sia organizzata appositamente, sia che si faccia riferimento ad altra estrazione o ad altra designazione che dipende comunque dalla sorte;
            b) da qualsiasi congegno, macchina od altro, le cui caratteristiche consentano di affidare unicamente all’alea la designazione del vincitore o dei vincitori dei premi promessi;
            c) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti chiamati ad esprimere giudizi o pronostici relativi a determinate manifestazioni sportive, letterarie, culturali in genere o a rispondere a quesiti o ad eseguire lavori la cui valutazione è riservata a terze persone o a speciali commissioni;
            d) dall’abilità o dalla capacità dei concorrenti di adempiere per primi alle condizioni stabilite dal regolamento, purché le modalità dell’assegnazione dei premi siano oggettivamente riscontrabili e i concorrenti che non risultino vincitori possano partecipare all’assegnazione di ulteriori premi.

            • Sì, ma anche nelle stralci che hai riportato tu, da dove si evince che il concorso “la foto del cane più bella” rientra nella categoria delle lotterie/pesce/sorteggi e chi più ne ha più ne metta, e che solo le imprese lo possono fare? In sostanza (e se ho capito bene) mi sembra di fare un discorso simile a quanto detto da Stefano (intervento che ho letto solo dopo aver scritto il mio). Se è così magari Stefano ci può dare qualche delucidazione in merito.

              Se ci sono state delle denunce sarebbe interessante saperne di più per vedere chi o che cosa viene perseguito. Non discuto che magari il gioco non valga la candela, ma chiaramente la legge è intesa per qualcosa che non è il blog pizza-e-fichi e, anzi, è stata scritta quando di blog in Italia ancora non si parlava (se non molto poco). Però è pure vero che in Italia davvero se la vanno a cercare con il lanternino per renderti la vita difficile e quindi tutto è possibile:(

              • Che la Legge sia vecchia (è degli anni 50, credo) è vero, ma ti assicuro che tutto quello che riguarda la Rete, in Italia, è vecchio.
                Le denunce ci sono state, almeno a quanto dichiarato dagli interessati. Il virgolettato che ho citato, è uno stralcio di un’email di una funzionaria del ministero, che io considero dunque fonte ufficiale.

                E la Legge dice molto anche sulla pesca: Premesso che se si parla di pesca, essa può essere svolta solo da associazioni senza fini di lucro o ONLUS, comitati. Quindi comunque non dai privati.

              • La formula fondamentale che adottiamo tutte le volte che c’è da prendere un rischio (a livello aziendale) è la seguente: una cosa si farà se il possibile guadagno e maggiore del possibile rischio. Quindi se devo rischiare 5000 euro per guadagnarne 10.000 lo posso fare, se devo rischiarne 500.000 per guadagnarne 100, non lo faccio, anche se il rischio è infinitesimale. Il succo è questo. E con una multa così alta, non mi interessa neanche cercare scappatoie, perchè il guadagno è praticamente nullo se paragonato al rischio. Organizzare un concorso in regola costa un paio di migliaia di euro, conviene di gran lunga questa via se uno proprio ha soldi da spendere e ritiene che ne valga la pena.

  6. Serve chiarezza, fai bene a riporre la questione all’attenzione dei blogger.
    Anche io ho fatto un GA al mio primo compleblog, nel mio caso si è trattato di un libro acquistato da me (il mio è un blog ADV free ad oggi) per ringraziare uno dei miei lettori (scelto casualmente), come molti, ignorando fosse illegale; dopo ho smesso, perchè anche io e se è rosso mi fermo (anzi, anche col giallo inizio a frenare). Quando ho visto il tuo primo articolo cercando info in giro, ho riflettuto che era veramente stupido rischiare, così ho rimosso la parola giveaway (paranoica, lo so, il mio è un microblog 😉 ma…si sa Murphy era un genio). Avevo una pagina dove avevo raccolto tutte le partecipazioni ai contest degli altri blogger e ho ritenuto opportuno rimuoverla, per tutelarli (paranoica al cubo 😉 e protettiva con gli amici).

    A questo punto però ti propongo la riflessione che avevo fatto allora, dopo aver letto un sacco di pagine, avevo dedotto che i regali invece sono legali.
    Credo possa essere legalmente ineccepibile pubblicare un post in cui si avvisa che si farà un regalo a un lettore, acquistato o autoprodotto, senza quindi finalità di collaborazione con aziende, magari anche di modico valore (concetto aleatorio, in altre risposte ufficiale si parlava di centesimi, ma chi quantifica? Se p.e. io decido di regalare un mio libro usato – per stressare il concetto 😉 – chi stabilisce che valore abbia?), non il premio per un concorso, senza alcune modalità che ricordi i concorsi a premi (no estrazione, no contest, no regolamento alcuno), salvo chiedere di indicare nei commenti chi sia interessato. Che dite?

    Il motivo per cui non ho ancora percorso questa strada (mi spiace non festeggiare le “ricorrenze” del blog) è che mi fa tanto “fatta la legge, trovato l’inganno”.
    O forse sono io più realista del re.

    So che la mission di retelab è di aiutare i blogger a crescere e fare dei blog un lavoro, con passione e tanto impegno, ma ci sono anche molti lettori che invece desiderano rimanere nell’ambito del non profit, per questo gradirei un vostro parere.

    Approfitto per farvi i complimenti perchè si vede molto l’effetto dei vostri sforzi per diffondere uno stile pulito e nella grafica dei blog 😉 e garantirne l’accessibilità. ciao

    • Il discorso fondamentale è questo: ne vale la pena? La multa è fino a 500mila euro: se sei disposta a rischiare quella cifra per regalare un libro, no problem. Ma la risposta è scontata 🙂
      Se la multa fosse 50, 100, 1000 euro, a seconda della disponibilità e propensione al rischio uno potrebbe anche dire: “vabbè rischio e se mi beccano amen”.
      Cito il Decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39: “in caso di effettuazione di concorsi ed operazioni a premio di cui è vietato lo svolgimento si applica la sanzione amministrativa da euro cinquantamila ad euro cinquecentomila. La sanzione è raddoppiata nel caso in cui i concorsi e le operazioni a premio siano continuati quando ne è stato vietato lo svolgimento.”
      Con una multa di quel tipo quello che mi sento di dire è di lasciar perdere.

    • Tu puoi fare tutti i regali che vuoi, ma in privato. Se metti comunque in palio un regalo sul tuo blog, stai facendo un concorso. Perché in qualche modo:
      1) il regalo supera 1eur di valore
      2) scegli un criterio per decidere a chi inviare il regalo
      3) non sei un’azienda
      4) il regalo ha comunque un fine ‘pubblicitario’, altrimenti non avresti bisogno di renderlo pubblico.

      Io ho risolto così: faccio tutti i regali che voglio (e ci mancherebbe), ma in segreto, e senza concorsi, contest, estrazioni a premio, ecc…
      Quando realizzo qualcosa, lo regalo a qualche amica o qualche blogger che mi segue, senza che nemmeno lei lo sappia. Così è un regalo vero, come i regali di Natale: una sorpresa che non ha fini pubblicitari, ma serve solo come segno di riconoscenza verso chi ti segue.

      • Sì Barbara so come fai tu 🙂
        Grazie per le risposte a tutte e due.
        La legge è interpretazione, ritengo anche io che sia meglio la prudenza (tra amiche blogger è un po’ che ci riflettiamo e avevamo sospeso ogni GA per prudenza), non intendo rischiare di certo.
        Molto interessante e condivisibile cosa scrive silviagc.
        Non è il mio caso (non ne ho mai fatti di GA sponsorizzati), ma ho sempre pensato anche io che i blogger si facciano sfruttare (specialmente i food blogger, non tutti ovviamente!) e non poco e magari questa legge aprirà gli occhi a qualcuno, anche se, visto che c’è chi va avanti come se niente fosse, dubito: queste persone secondo me hanno poche consapevolezze, poche informazioni, forse poche competenze.

  7. Ciao Barbara, nel caso di prestazione d’opera può esserci premio “fisico” a quanto ero riuscito a capire io, ma lo stesso diventa una “gara” e non un “concorso”. Il concorso per suo natura ha si solito l’estrazione causale e non la valutazione (da parte di una giuria). Così capita che i concorsi fotografici, essendo la foto una prestazione d’opera artistica, passino come “non concorsi”. Importante è che non ci sia estrazione, perché l’estrazione deve essere equa, fatta davanti ad un notaio o un funzionario della camera di commercio (di solito per modesti 400 euro). Se poi l’estrazione è fatta via software, il software stesso deve essere certificato, altro denaro.

    Chiaramente, visti i costi sopra, un concorso per regalare magari un portafoto d 10 euro non ha più senso.

    Il problema come sempre sono le interpretazioni e le sfumature. Per cercare di minimizzare il rischio, conviene inventarsi qualcosa che corrisponda alla produzione di un’opera artistica e far vincere in seguito ad una scelta da parte di giuria (anche non qualificata).

    Ad esempio io chiesi consulenza ad una azienda che organizzava/gestiva concorsi e per quello fotografico con giuria mi dissero che non era da considerarsi un concorso. Ma tant’è: se chiedi una conferma a Roma, una volta rispondono in un modo, l’altra in un altro.

    C’è poi una nota simpatica: se il valore del premio è meno di un euro, non è concorso (in linea di massima). Bene, ma se i premi sono 1000 da un euro? La risposta dell’Agenzia delle Entrate fu: non è concorso, conta il valore del singolo premio assegnato.

    Il tutto sembra impostato per evitare la truffa al singolo: con un valore di premio irrilevante, anche se non lo paghi, non fai un danno sufficiente al singolo che ha partecipato e quindi non sto a romperti con le formalità. Ovviamente anche questa… è una interpretazione, se ti capita il controllore che la pensa in modo diverso…

    • Ciao Stefano, guarda, a me è proprio la possibilità di interpretazioni e sfumature, che spaventa.
      Onestamente, non me la sento di assumermi un tale rischio, per una cosa che non mi è necessaria, né mi porta in qualche modo un vantaggio.

      La Legge comunque dice molto anche sulla pesca: Premesso che se si parla di pesca, essa può essere svolta solo da associazioni senza fini di lucro o ONLUS, comitati. Quindi comunque non mi pare sia prevista per i privati.

      In ogni caso credo che molte aziende si siano arricchite a forza di regalare omaggi in cambio di pubblicità e condivisioni gratis, e secondo me è proprio questa pratica, che noi blogger dovremmo contrastare.

      • Rispondo qui perché abbiamo già risposto troppe volte di là.
        Mi sembra fondamentale chiarire di cosa stiamo parlando, in quanto se le definizioni non sono chiarite bene c’è solo confusione.

        Il blogger dice che deve decidere a chi dare un premio per un “contest”.
        La risposta inizia parlando di una “pesca”, ma poi sposta l’attenzione sui “concorsi a premi”

        Il pezzo in grassetto aiuta un po’: “Le iniziative che prevedono la promozione della vendita di un prodotto ovvero la sua conoscenza o anche la conoscenza dell’azienda o del marchio di un’impresa con la promessa di premi hanno le caratteristiche di manifestazioni a premio per le quali sono necessari adempimenti vari, anche sotto l’aspetto fiscale.”
        Leggendo questo sembrerebbe che si parla proprio di giveaway (ovvero pesche, lotterie, ecc. ecc. intese espressamente per aumentare il traffico).

        La conclusione (che a dire il vero non capisco) dice: “Circa i concorsi nei quali è prevista la creazione di un’opera, essa è circoscritta a casi specifici che non riguardano certamente ciò che possono fare i singoli privati.” sembrerebbe confermare che il concorso “la foto più bella del cane” NON è inclusa in quanto detto precedentemente. (Poi perché i privati non possano fare questo genere di concorsi, non lo capisco)

        Riassumendo, bisogna capire bene cosa intendano ENTRAMBI gli interlocutori per
        Contest
        Concorso a Premi
        Creazione d’opera

        • Non possiamo saperlo, perché i contest e i giveaway non ‘esistono’, non hanno una loro presenza nella Legge attuale, e quindi qui si parla di interpretazioni.
          E’ l’interpretazione, che fa il guaio.

          Riguardo la frase: [Circa i concorsi nei quali è prevista la creazione di un’opera, essa è circoscritta a casi specifici che non riguardano certamente ciò che possono fare i singoli privati.]

          Secondo me qui si dice: certo, perché voi sapete bene che i privati NON possono organizzare concorsi, altrimenti cadono nell’abuso di esercizio di impresa.

  8. Tutte le informazioni che avete dato nel post mi sembrano corrette.
    La norma, ovviamente, non è concepita per il giveaway del piccolo blog, ma questa è l’unica norma attualmente in vigore e questa si applica. Per qualsiasi tipo di concorso a premi, è necessario pagare un’imposta percentuale sul valore del premio. Oltre alle imprese, possono organizzare concorsi anche altro tipo di Enti (pensate alle lotterie organizzate dai comitati per le feste di paese ad esempio), ma comunque non un singolo privato cittadino non imprenditore.
    Fino ad oggi li abbiamo fatti con la certezza che passassero inosservati. Ora direi che l’attenzione delle autorità preposte al controllo si sta accendendo. Anche perchè ci sono siti o blog che hanno messo in palio premi di rilievo.
    I concorsi si possono fare, se l’azienda che offre il premio segue la procedura corretta.
    Sulla questione della creazione d’opera letteraria o artistica, si cerca la scappatoia. Ora: far scrivere una frasetta o un tweet o inviare una foto o simili, difficilmente potrà essere equiparato a “produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale”. L’esclusione dagli oneri fiscali è riferita a ben altro. E comunque è solo un’esclusione dal pagamento dell’imposta, non dal rispetto della normativa.
    Indubbiamente l’unico modo corretto di organizzare un giveaway oggi è:
    – farlo organizzare dall’azienda che offre il premio, dopo aver pagato le imposte dovute e usare il blog solo come vetrina del concorso
    – mettere in palio un premio che non ha valore commerciale (questo esonera dall’intera normativa, quindi, ma è sempre interpretazione, può essere organizzato anche da un privato). Quindi un oggetto di piccolo artigianato o design o grafica realizzato personalmente.
    Le aziende che propongono l’assunzione di responsabilità da parte del blogger sono semplicemente disoneste e puntano sull’ignoranza dei blogger in materia giuridica.

    Comunque, nel complesso, mi sembra che ,l’applicazione di questa norma non possa che far bene ai blog.
    Le aziende di solito, offrendo un loro prodotto, si scaricano di ogni problema organizzativo e caricano sulle spalle del blogger un lavoro enorme: scrivere un post che susciti interesse, divulgarlo, organizzare liste di partecipanti, verificare la rispondenza ai requisiti richiesti, fare l’estrazione, contattare il vincitore, ecc.
    Il blogger di solito dal giveaway non ci guadagna nulla, se non i contatti dovuti ai lettori allettati dalla partecipazione al concorso (che poi resteranno fedeli a quel blog se sono arrivati solo per il premio?).
    Con l’applicazione della legge le cose devono cambiare: l’azienda deve spendere. Deve organizzare il concorso in prima persona, pagare l’imposta e, a quel punto, il blogger diventerà solo il soggetto che “pubblicizza” il concorso e lo diffonde: quindi è più logico che pretenda un compenso.
    E se l’applicazione di questa legge fosse un’opportunità?

    • Grazie Silvia, preziosissime indicazioni. E riflessioni. Mi sono permessa di evidenziarle anche all’interno del post, specificando che si tratta di opinioni personali.

    • Silvia,

      grazie del contributo. Alcune domande.

      dici: “Ora direi che l’attenzione delle autorità preposte al controllo si sta accendendo.”
      Da dove lo deduci? Girovagando in rete non ho trovato granché in merito. Più o meno tutti fanno riferimento al pezzo riportato anche da Barbara, ma nulla più.

      Dici: “Sulla questione della creazione d’opera letteraria o artistica, si cerca la scappatoia. … E comunque è solo un’esclusione dal pagamento dell’imposta, non dal rispetto della normativa.”
      Qual è la normativa a cui fai riferimento?Tutto quello di cui si parla considera solo pesche/lotterie, ecc. Se decido di indire un concorso per trovare una frase, una foto o un disegno che poi userò per identificare il mio blog, questa non è un opera artistica? Quale normativa dovrei applicare?

      Dici anche “Comunque, nel complesso, mi sembra che ,l’applicazione di questa norma non possa che far bene ai blog… Con l’applicazione della legge le cose devono cambiare… E se l’applicazione di questa legge fosse un’opportunità?”
      Riporto solo alcuni pezzetti, ma da quanto dici, e da quanto sembra implicare anche Barbara, fate sembrare che chi ha un blog abbia la pistola puntata alla tempia che lo obbliga a fare determinate cose (al di là degli aspetti legali) equiparate alla schiavitù. Ma non sarà che se arriva l’azienda pinco pallino e mi chiede di fare una cosa aggratise decido io se il tornaconto (non pecuniario) fa sì che il gioco valga la candela? Chi mi obbliga a sobbarcarmi un lavoro se non penso di poterne guadagnare in un modo o in un altro? Come Barbara ha fatto bene notare, non sono certo addentro al mondo dei blog, ma, lasciando perdere gli aspetti legali, se uno decide liberamente di farsi sfruttare, direi che vada più che bene.

      Dici: “Anche perchè ci sono siti o blog che hanno messo in palio premi di rilievo.”
      Ad esempio? Sono stati perseguiti?

      • L’art. 6 citato nel testo fa parte dello stesso testo di legge del precedente art. 2. Ok, fin qui? Bene.
        L’art. 2 definisce l’ambito applicativo della legge, quindi cosa rientra nella dicitura “concorso a premio” (praticamente un po’ di tutto) e poi nell’art. 3 cosa rientra nelle “operazioni a premio”. Nell’art. 6 si fanno delle esclusioni. Esclusioni da quella normativa. Ne vogliamo dedurre che allora il concorso per opere intellettuali può organizzarlo anche il privato? E sia. Giurisprudenza in tal senso non ce n’è e io, semplicemente, non voglio essere nei panni del sito gestito da privati che farà questa giurisprudenza (perchè vorrebbe dire che la Finanza è arrivata a multare quel sito!)
        Ho visto diverse operazioni puntare sulla creazione di frasette, titoli, claim e cose simili, proprio per rientrare nelle esclusioni di cui all’art. 6. Di certo non ti riporterò qui l’elenco con i link. Più che quelle organizzate da un singolo blog, per un testo o immagine da utilizzare all’interno del blog stesso, mi riferisco a quelli organizzati da aziende. Anche in quel caso, bene, vogliamo sostenere che si tratti di “opere letterarie, artistiche o scientifiche”? Io qualche dubbio ce l’ho. E anche in questo caso non voglio essere io a far giurisprudenza (intendo “io” come sito. Io come avvocato, invece, sono pronta a farlo).
        In questo ambito ho visto anche regolamenti di concorsi indetti da aziende elaborati molto bene per rientrare nell’art.6, con ogni cautela per chiarire che il testo richiesto servirà per identificare un’apposita linea di prodotti (quindi l’assegnazione di uno di quei prodotti sarà il corrispettivo per la creazione del claim). Però qui si parla di “opere letterarie, artistiche o scientifiche”, non di “opera d’ingegno” in genere come nella legge sul diritto d’autore. Insomma, che 4 parole messe in croce siano un’opera letteraria, si può ancora discutere e allora mi chiedo: merita discuterlo con la Finanza? Merita se sono l’azienda, non so più se merita se sono il bogger.
        Se dobbiamo affidarci all’interpretazione della legge (che comunque resta l’unico modo per applicare veramente le leggi), almeno che lo si faccia in modo consapevole.
        Il fatto che se ne parli, solleva l’attenzione, non solo dei blogger, ma anche delle istituzioni che sono preposte a far rispettare la normativa.
        Però, visto che di pistole alla tempia non ne abbiamo, chi vuole continui pure a organizzare giveaway. Il mio parere è in linea con quello espresso qui su Retelab.
        Chiedere alle aziende che ci propongono di organizzare un giveaway di rispettare le leggi, credo sia un modo tra tanti per far finalmente passare il concetto che il lavoro del blogger esiste ed ha diritto al suo posto nella società civile.

  9. Ciao Arkadian,
    cerco di tirare un po’ le somme di tutto quello che si è detto fin qui.
    Fare concorsi a premi, se non organizzati dalle aziende e se le aziende non pagano su di essi le tasse, è illegale.
    Non è rilevante sapere se si stanno o meno facendo i controlli sull’applicazione della legge: la legge c’è e va rispettata.
    I blogger vengono sfruttati dalle aziende, che delegando l’organizzazione del concorso, fanno sì che il blogger cada nell’abuso di esercizio di impresa.
    Ora, se tu azienda mi contatti per mettere a concorso una cosa prodotta da te, mi fai organizzare il concorso, allora tu mi paghi: a me sembra un normale do ut des.
    Ognuno decide se farsi sfruttare o meno, hai ragione: concedi spazi pubblicitari senza prendere un soldo, scrivi post sponsorizzati per la gloria (non è affar mio se non vieni pagato). Qui si parla però di azioni illegali perseguibili con multe che sfiorano il valore di una casa: tu ci stai a giocarti la casa per organizzare un concorso non in regola?
    le regole se ci sono vanno rispettate, se le regole sono poco chiare non bisogna cercare di eluderle.

    • Ecco, cartacanta, hai messo in luce un aspetto importantissimo: le violazioni delle leggi fiscali hanno sanzioni elevatissime. Per questo dico che non ci sto a fare io da cavia alla Finanza per giocarmela sul filo delle interpretazioni delle norme: non ci sto a farlo come blogger, perchè non me lo posso permettere. L’azienda valuterà cosa le conviene: se pagare l’imposta sul valore dei premi (che, poi, alla fine, non è la soluzione più conveniente?) o se rischiare concorsi che sono ai limiti dell’art. 6.
      Che poi la Finanza non si curi (ancora) dei giveaway dei blogger non è proprio un buon motivo per non porsi il problema.
      Soprattutto perchè la domanda che mi resta irrisolta è: ma perchè se l’azienda vuole fare un concorso a fini pubblicitari non lo fai come si deve? Come si è sempre fatto prima che ci fossero i blog?
      Perchè spesso la pubblicità sul web “non ha budget”: alcune aziende si sono convinte che è un modo facile per ottenere visibilità gratis.
      Ci sono aziende che chiedono esplicitamente di organizzare giveaway ai blogger, sostenendo esplicitamente che si tratta di campagne per le quali non c’è altro budget se non il premio e poi, le stesse aziende, pagano spot televisivi in prima serata.
      Perchè hanno pensato che per le campagne web non fosse necessario destinare budget, mentre per la tv sì e pure alto?

    • E’ sempre ad interpretazione, e comunque non essendo un’azienda… siamo sicuri che si possa? Non sembrerebbe.
      Poi: li hai acquistati, dunque hanno un valore? Perché dici che ci saranno dei ‘vincitori’? Quindi è un concorso? 🙂

    • Diciamo che nel caso di Supermamma è facile sostenere che il valore sia inferiore a € 1.
      Però, insomma, a rigor di legge nessun giveaway è del tutto regolare.

      • cara Silvia e Barbara sì il valore é mooooooolto inferiore all’euro glli adesivi in foam costano 150=2 euro
        i bastoncini da gelato sono gratis
        però é vero non sono una ditta …

  10. “Per il resto, che dire: è un vero peccato, è anche un po’ uno schifo.”
    Inizialmente i giveawey erano molto semplici e ridotti, proposti dalle blogger per ringraziare i visitatori…erano semplici e spesso in palio c’erano i lavori delle creative…
    Io stessa nel mio piccolo ne ho ho organizzati, ma l’ultimo veramente l’ho troncato “giusto per non saper ne leggere e ne scrivere… ” pero’ è un peccato..
    Io ho xxxxx due week grazie a questi “concorsi”….e sicuramente uno di questi non era organizzato a regola d’arte…! Tanto che una delle piattaforme mi ha chiesto di non menzionarli parlando del premio…per dire…!

    • Infatti secondo me hai toccato il punto cruciale: la normativa del concorso non è fatta solo per pagare le tasse, ma per garantire un regolare svolgimento del concorso, anche in caso di contestazioni. Nel caso di un weekend che non ha risposto alle tue aspettative, con un concorso vero avresti potuto in qualche modo farti valere.

      • Bietolina dice: “Io ho xxxxx due week grazie a questi “concorsi”….e sicuramente uno di questi non era organizzato a regola d’arte…!”
        Barbara dice: “Nel caso di un weekend che non ha risposto alle tue aspettative, con un concorso vero…”
        Di cosa state parlando? Cosa sono un “xxxxx due week” e un “weekend”?

              • Sì, ma io ancora non ho capito 🙁
                Che cavolo è ‘sto weekend? :D:D
                Cos’è “un weekend che non ha risposto alle tue aspettative”?

              • Arkadian, non ho capito se a fine mese poi ci mandi la fattura per il tempo impiegato a fare precisazioni su ReteLab. Spero sia gratis, vero? 🙂

                Comunque Bietolina intende che ha vinto due weekend messi in palio con un giveaway ‘irregolare’, e non solo non ha potuto parlarne, ma soprattutto non ha potuto parlarne male, perché erano viaggi che non rispondevano alle aspettative date: ovvero, facevano schifo.

              • Barnbara dice: “Arkadian, non ho capito se a fine mese poi ci mandi la fattura per il tempo impiegato a fare precisazioni su ReteLab. Spero sia gratis, vero?

                Comunque Bietolina intende che ha vinto due weekend messi in palio con un giveaway ‘irregolare’, e non solo non ha potuto parlarne, ma soprattutto non ha potuto parlarne male, perché erano viaggi che non rispondevano alle aspettative date: ovvero, facevano schifo.”

                Scusate… mi ero fissato che si parlasse di qualcosa di tecnico, allora non riuscivo proprio a capire di che steste parlando.

                Bietolina, hai vinto ben DUE week-end fuori? Ma allora sì che sei fortunata :D:D

  11. Io, invece, vorrei fare una domanda…
    Sono stata invitata a partecipare ad un giveaway ma ho risposto con una mail indicando il link del sito attivo per la raccolta di firme per la modifica della legge sui concorsi a premio, dove ci sono anche i riferimenti normativi ecc ecc.
    Per cui, mi sembra doveroso non parteciparvi, anche perchè non vorrei comunque pubblicizzarlo sul mio blog (anche se mi dispiace).
    E questo per quanto riguarda i blog italiani.
    Ma se un giveaway è organizzato da una blogger estera? Noi italiani possiamo partecipare? E possiamo anche pubblicizzarlo sul nostro blog?
    Così a naso mi sembra di si… ma qui, ormai, c’è da aver paura pure a respirare!!! 🙁

    ciao e grazie
    Chiara

    • Chiara, le Leggi valgono nel paese in cui si risiede. Silvia, che è avvocato, si sta informando. Ma, ad occhio, i giveaway in Italia non si possono fare, né come organizzatori, né come partecipanti.

      • e pensare che nei panifici ….li fanno… e se la cavano mettendo sul premio la scritta ” solo per esposizione” …per dire! e li nessuno va a controllare… quelli son tutti soldi che …rientrano in nero o sbaglio?

        • Bietolina, anche nei panifici, nei bar, ecc. si fanno molto meno che in passato. Almeno qui a Roma la “moda” della riffa natalizia o pasquale è passata, proprio perchè è assolutamente illegale: il concorso è fuori legge e gli incassi dei biglietti venduti sono in nero.

    • Mi sentirei di dire che se l’organizzatore è all’estero non dovrebbero esserci problemi: la legge italiana non si applica al di fuori del territorio nazionale.

      • L’altra questione su cui lavorare, più complessa, è come stabilire dove “risiede” il singolo sito o blog. Già se l’autore è residente all’estero e così anche i server, non dovrebbe esserci operatività della legge italiana (ma ci sarà una legge locale: ce ne sono in molti Paesi, non solo nel nostro).

        • Mi chiedo se dove risieda il server conti effettivamente… Io residente nel Regno Unito posso facilmente avere il mio server in Italia, negli Stati Uniti, in Cile o dove vuoi (dopo tutto è solo una specie di tramite); Che faccio, le mie attività devono essere regolamentate da quel paese? E se non so dove risiedano fisicamente le macchine? Inoltre ci possono essere server che operano su più paesi, per non parlare della nuvola che per definizione è dappertutto….

          Un altro punto importante, non vedo come chi partecipi ai giveaway (o chi per loro) possa essere ritenuto responsabile. Dopo tutto lotterie e compagnia cantante sono lecite (ottemperando, come tutte le altre cose, alla legislazione vigente, assumendo uno la conosca/capisca…), ma io utente finale come faccio a sapere se tu, organizzatore, sei in regola? È un po’ come dire che vado dall’alimentari a comprare un etto di salame, pago, prendo lo scontrino, esco e mi fanno la multa perché l’esercizio non ha la licenza, il registratore di cassa non è omologato, chi ci lavora è in nero, ecc. ecc. Se ragiono così allora non posso fare più niente.
          Diverso sarebbe il discorso se quella determinata attività fosse vietata in toto (come ad esempio avere a che fare con la droga), ma questo non è il caso delle pésche, lotterie, ecc. ecc.

        • Ma se l’azienda che organizza è italiana, e organizza per l’Italia il concorso, mi sento di dirvi con certezza che la Legge impone che si faccia un mirror del sito su un server fisicamente presente in Italia. Abbiamo dovuto farlo per dei clienti.

          • Tecnicamente non so cosa sia esattamente un mirror del sito (anche se è intuibile), ma a sensazione, se fossi un’azienda italiana che ha il sito un server estero, sarei dell’idea di dover seguire comunque la normativa italiana sui concorsi a premio. Non seguirla solo perchè il sito è su un server è all’estero… mi sa proprio di “scappatoia”.
            Comunque… era solo un pensiero… 😉

  12. Ho letto tutto, e ho deciso che non ne farò più nemmeno io, ne ho giusto uno che doveva partire con un’azienda abbastanza conosciuta anche da voi, ma a questo punto proporrò un post sponsorizzato se vogliono bene altrimenti pace..
    Invece mi chiedevo una cosa..vorrei organizzare un contest, ma in questo caso non ci sarà un vero e proprio premio, ma tra i partecipanti verranno scelti dei brani che poi andranno a creare un ebook che verrà venduto da una casa editrice on line. Non è un premio perché nessuno ci guadagnerà niente ne io ne la casa editrice perché abbiamo deciso di devolvere l’intero guadagno in beneficenza. Sarà tutto regolare e trasparente, perché dietro ci sarà anche una blogger conosciuta che ci aiuterà, non posso dire di più perché fino a che il contest non parte non voglio rovinare la sorpresa, (Barbara ti avevo mandato anche una mail in merito a questa cosa..)
    Quindi mi chiedevo..questa cosa è legale?? Non mi sembra un concorso dato che in palio non c’è niente se non il piacere di essere pubblicati su un ebook.
    Diciamo che sui concorsi dei loghi poi pure io non sono molto d’accordo, essendo grafica vedo molte aziende che approffitano di questa cosa per non pagare i grafici, non parlo di blog in questo caso, ma di siti come Twago, o altri del genere..
    Ciao Elena

    • Ma se l’ebook viene venduto, c’è qualcuno che in qualche modo ci fa soldi… secondo me non si può fare. A meno che non sia la ONLUS stessa ad organizzarlo, e allora rientra nelle esclusioni.

        • Mi viene in mente una delle tante notizie relativi a vip che non avevano dichiarato introiti percepiti perchè erano stati devoluti tutti in beneficenza. Esempio Pavarotti.
          Mi sembra che il fisco contestasse… non so come sia andata a finire… ma forse è meglio sentire un commercialista, anche nel vostro caso.

      • Secondo me questa operazione è regolare perchè non rientra in nessun modo nel concetto di concorso.
        I brani vengono scelti per entrare a far parte di un e-book: non c’è alcun premio, quindi siamo del tutto fuori dalla normativa, compreso l’art.6. L’e-book viene poi venduto da una casa editrice, che è per sua definizione deputata a vendere libri. Il ricavato poi può legittimamente essere devoluto in beneficenza, perchè dei suoi guadagni, la casa editrice, può fare ciò che vuole.
        Ripeto, questo non c’entra nulla con i concorsi, non c’è premio

  13. FT
    “sui concorsi dei loghi poi pure io non sono molto d’accordo, essendo grafica vedo molte aziende che approffitano di questa cosa per non pagare i grafici”

    Perché le aziende obbligano i grafici a partecipare, pena la scomunica?
    Di solito se vuoi spendere 100 (premio o parcella che sia), a meno che non sei davvero fortunato finirai con un qualcosa che vale <=100.
    Dov'è il problema in tutto ciò?
    /FT

    • Il problema è che ormai la maggior parte delle aziende fa così…e noi ci troviamo costretti a combatter contro chi fa i loghi gratis perché le aziende preferiscono avere un prodotto pessimo piuttosto che pagare. L’altro giorno mi sono trovata un tizio che voleva un sito da 0 per 200 euro. Ed era un’azienda, mi ha detto che aveva già anche trovato chi glielo faceva.

      • Di cose così ne vedo molte nel mio ambito, ma ho capito da parecchio che il problema non esiste. Dopo tutto, tu stessa hai detto che alcune “aziende preferiscono avere un prodotto pessimo piuttosto che pagare”, per cui dubito che ti sia stata tolta la possibilità di ottenere un incarico, in quanto ti saresti (giustamente) fatta pagare.
        Lo stesso dicasi per il sito di cui parli… loro pagano €200 e si ritroveranno con un prodotto che vale €200 o (probabilmente) meno, e se a loro sta bene, chi siamo noi per protestare? Tuttavia anche in questo caso non credo che tu sia stata defraudata di un lavoro potenziale.

        • no no assolutamente infatti non sono stata nemmeno a ribattere..la mia era una considerazione, basata ti ripeto non sui concorsi di loghi dei blog..ma su certi siti che vedo in giro. E’una considerazione.
          La mia domanda era un’altra comunque.

      • Non è un problema: la risposta è esattamente quella che ha dato Arkadian. Chi vuole un sito da 200 euro, avrà un sito da 200 euro o meno (ovvero niente), e per me non è un problema. Idem per la grafica. Qualunque prodotto e servizio ha un target, e ognuno si inserisce in una fascia di mercato. Ci sono programmatori che prendono 1.000 euro all’ora, e ci sono mesi di attesa per averli a disposizione. Il mercato è la struttura più onesta che ci sia: più vali, più vieni pagato 🙂
        Scusate l’off topic.

      • Elegraf, mi sento di dirti che noi siamo PIENI di clienti così, che prima si fanno fregare alcune centinaia di euro, e poi vengono da noi perché non hanno il sito 😉

  14. Oggi una mia amica mi ha scritto questa cosa
    Anche per il giveaway ho usato lo stesso software che uso per i linky party, si chiama inklinz.com. Ti spiego, i concorsi a premio sono illegali perche’ non c’e’ un notaio presente al momento dell’estrazione.
    Allora puoi decidere di utilizzare le estrazioni del lotto, i cui risultati escono pubblicamente, oppure far rientrare il tuo giveaway nelle esclusioni elencate all’articolo 6 del DPR 26/10/2001 n. 430. In pratica, ogni partecipante gioca presentando una sua creazione o comunque qualcosa che sia frutto del suo ingegno e io alla fine scelgo quella che mi piace di piu’.

    cosa ne pensate?

    • Che rientrare nell’art.6 non è poi così scontato: si parla di opera letteraria, artistica o scientifica, non di semplice opera d’ingegno. E poi l’art. 6 non è pacifico che escluda tutta la normativa consentendo l’organizzazione del concorso anche a privati.
      Il fatto che l’illegalità del concorso organizzato dal privato e senza autorizzazione ministeriale (e conseguente mancato pagamento d’imposta) risieda solo nella mancanza di un notaio che presiede all’estrazione, mi sembra evidente dalle norme di cui parliamo, che non sia vero. Quello è uno dei profili.

  15. arkadian si ho avuto una gran botta di fondo schiena… ! 🙂
    Barbarina ha solo esagerato un po’! Non facevano schifo, ma uno di questi è vero non mi ha soddisfatto appieno e per la legge del caval donato non ho potuto parlarne! 😛

  16. Mamma mia! Ho letto – quasi – tutto e la cosa mi spaventa. Qui sembra che basti niente per finire i guai grossi! Stavo appunto cominciando a organizzare un contest che avrebbe come premio dei prodotti bio (cibo) in cui la partecipazione sarebbe legata alla presentazione di una ricetta. In questo caso secondo voi il citato art 6 si applicherebbe???
    Colgo poi l’occasione per ringraziarvi per questo bellissimo lavoro che fate e mettete a disposizione. Davvero grazie!

    • Ciao, ribadisco quello che ho detto in più punti. Il rischio è una multa di 500mila euro se fai qualcosa che possa essere scambiato per concorso e non lo gestisci con la legislazione di un concorso. Sei disposta a rischiare? 🙂

      • Direi proprio di no ovviamente, non rischio ne’ 500.000 ne’ 50; tra l’altro io non ci guadagnerei nulla se non avere la soddisfazione di vedere partecipare delle amiche. E poi se e’ illegale a parte la multa c’e’ un rischio reputazione che non mi va proprio di correre… Pero’ i blog sono pieni di contest di cucina… Per ora notte e sogni d’oro a tutti e tre

  17. Cara Barbara,

    Premetto che sono uno studente di giurisprudenza, oltre che appassionato di Internet e tecnologia, e mi è capitato di scrivere articoli proprio sul diritto delle nuove tecnologie.

    Ho letto con interesse il tuo articolo con i commenti correlati, che fra l’altro esprime l’orientamento prevalente nei diversi blog. Non sono però del tutto d’accordo con le tue conclusioni, e vorrei esporti il mio parere.

    Prima di tutto, bisogna considerare l’origine e il significato del termine “giveaway”.

    Esistono, ormai da diversi anni, blog che pubblicano recensioni e prove di prodotti tecnologici di ogni genere. I primi e più seguiti sono naturalmente americani.

    Per questi blog, soprattutto agli inizi, sarebbe stato improponibile acquistare gadget tecnologici per migliaia di dollari per il solo scopo di fare recensioni. Per loro fortuna, i responsabili del marketing delle aziende sono sempre stati più che disponibili a fornire campioni a titolo gratuito, a volte di prodotti neanche ancora in commercio.

    Dato che inevitabilmente questi prodotti tengono spazio, i blog, anche per fidelizzare i propri lettori, hanno iniziato ad organizzare dei “giveaway”, cioè delle estrazioni a sorte dove venivano messi in palio i gadget recensiti, che a loro volta avevano ricevuto a titolo gratuito.

    Chiarito il significato originario di “giveaway”, e dopo aver letto quello che scrivi su aziende che chiedono ai blogger di organizzare concorsi a premi per conto loro, sono abbastanza sicuro che il termine venga utilizzato erroneamente per indicare qualcosa che non è un “giveaway” nel verso senso del termine.

    E’ proprio per questo motivo, credo, che si è creata un po’ di confusione sulla dimensione legale da dare al fenomeno. Secondo alcuni blogger, infatti, “la legge italiana per ora non disciplina contest e giveaway”. Secondo altri, semplicemente “sono vietati dalla legge se non sei un’azienda”.

    E’ interessante notare come molti si concentrino sulla definizione di “concorso a premio”, su chi possa organizzarlo e sulle relative sanzioni previste dalla legge.

    Basterebbe però fare un passo indietro, e leggere l’Art. 1 comma 1 del summenzionato DPR 430/2001, che stranamente non viene mai citato, per avere una risposta chiara ai nostri dubbi. L’Art. 1 specifica infatti che l’ambito applicativo (del decreto) riguarda:

    “1. I concorsi e le operazioni a premio di ogni specie, consistenti in promesse di premi al pubblico dirette a favorire, nel territorio dello Stato, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi o la vendita di determinati prodotti o la prestazione di servizi, aventi, comunque, fini anche in parte commerciali, si effettuano alle condizioni e con le modalità di cui al presente titolo. ”

    Ogni blogger dovrà dunque domandarsi: il contest/concorso/giveaway che sto per organizzare, è diretto a favorire “la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi” eccetera, oppure no?

    Se la risposta è no, il nostro blogger potrà stare tranquillo: sta organizzando un giveaway, nel senso vero del termine, e non sta violando alcuna legge. Io posso anche organizzare il giveaway del mio cellulare usato, o di un gadget che ho avuto da recensire, per fidelizzare i lettori del mio blog, ma questo non vuol dire che sto facendo pubblicità a Nokia/Samsung/Apple eccetera.

    Se la risposta è sì (come nel caso delle aziende che chiedono ai blogger di organizzare manifestazioni a premi per conto loro), allora dovrà fare tutto nel rispetto della legge, che disciplina i concorsi a premio (che non sono giveaway, quindi non chiamiamoli così).

    Roberto Dapino

    • Ciao Roberto, grazie per queste interessantissime considerazioni. Però non sono d’accordo con la tua interpretazione.
      L’intenzione di “favorire, nel territorio dello Stato, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi o la vendita di determinati prodotti o la prestazione di servizi, aventi, comunque, fini anche in parte commerciali” non è un parametro quantitativo, dunque è suscettibile di interpretazione. Per esempio posso affermare che un giveaway mi fa conoscere meglio sulla rete, quindi mi fa guadagnare visite, quindi mi fa guadagnare di più, quindi ha fini commerciali. Posso affermare che se faccio un giveawy regalando un certo prodotto otterrò dei vantaggi commerciali dall’azienda che produce quel prodotto.
      E quando dici: “Io posso anche organizzare il giveaway del mio cellulare usato, o di un gadget che ho avuto da recensire, per fidelizzare i lettori del mio blog” non stai favorendo la prestazione di un servizio? (il tuo blog).
      Andrei cauto con il suggerire alle persone di stare tranquille quando la posta in gioco è una denuncia penale e una multa da 500mila euro, e il parametro di valutazione dell’illecito è discrezionale.
      Se avessero voluto fare una legge sensata avrebbero stabilito parametri oggettivi: “premio superiore a 100 euro” oppure “blog che guadagna più di 5000 euro all’anno” e così via, ma visto che non ci sono numeri il tutto rimane fumoso e troppo pericoloso da gestire 🙂

    • Ciao Roberto, grazie per il tuo commento.
      Conosco la storia dei giveaway, e proprio perché nati negli USA mi sento di dire che in Italia non sono fattibili: negli USA la legislazione è totalmente diversa e non esistono certo tutti i problemi che purtroppo per noi esistono in Italia.

      Detto questo, riprendiamo l’art. 1:
      “1. I concorsi e le operazioni a premio di ogni specie, consistenti in promesse di premi al pubblico dirette a favorire, nel territorio dello Stato, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi o la vendita di determinati prodotti o la prestazione di servizi, aventi, comunque, fini anche in parte commerciali, si effettuano alle condizioni e con le modalità di cui al presente titolo. ”

      La mia domanda allora è: il giveaway organizzato da questo blog è volto a favorire la conoscenza per esempio del suo marchio? E’ un’azione che pubblicizza per esempio oggetti artigianali che vengono venduti dal blogger stesso? Il blog ospita banner pubblicitari o adsense? Il blog trae un vantaggio pubblicitario nell’organizzare il giveaway?

      Come dico sempre, il giveaway è un’azione pubblicitaria e commerciale, volta anche solo ad aumentare le proprie visite o il numero dei propri followers. In questo senso, secondo me, in Italia i giveaway non sono altro che concorsi a premi mascherati da regali.

      Secondo punto. Ricordiamoci anche che la Legge prevede che il premio abbia un valore minimo, espressamente indicato in 1-2 eur o del valore ‘di una bandierina o di una penna’. Il tuo regalo ha questo valore?

      Io ritengo che la Legge sia passibile di così tante interpretazioni, che non ha senso correre il rischio di incorrere in sanzioni. Poi, chiaramente, ognuno decide per se stesso, e fa una sua valutazione su rischi e benefici.
      Anche la mia e la tua sono interpretazioni, e sono diametralmente opposte. Se la decisione spetta a un Funzionario statale… cosa deciderà? 🙂

  18. Cara Barbara, caro Nestore, grazie per le vostre risposte.
    Naturalmente la mia è una semplice interpretazione, e non è da intendersi come un parere tecnico giuridico.

    Premesso questo, le questioni che ponete sono più che legittime, ma sono anche di facile soluzione. A questo fine, considerate che alcuni termini contenuti nelle leggi non sono affatto suscettibili di interpretazione: hanno un significato ben preciso, stabilito dalla legge stessa.

    Per chiarire meglio, riprendo i vostri esempi: avere fini commerciali, come nel caso dell’esempio di giveaway di Nestore, per la legge (art. 2195 C.c.) implica esercitare un’impresa, quindi essere imprenditori ed essere registrati presso il Registro delle imprese. E’ vero che nel parlare comune si può dire di avere “fini commerciali” nel senso usato da Nestore, ma per la legge si tratta di una nozione ben più specifica. Allo stesso modo, potrò dire che tenendo un blog fornisco un servizio, ma il blog privato non è un “servizio” nel significato inteso dalla legge (art. 2082 C.c.).

    Ancora, il blog non ha “marchio” nel senso inteso dalla legge. Infatti per marchio, ditta e insegna si intendono, in modo più restrittivo, i segni distintivi dell’impresa (art. 2563 C.c. e seguenti). Di nuovo, potrà sembrare corretto parlare di “marchio” riconoscibile per un blog famoso, ma per la legge lo stesso termine ha un significato più specifico, diverso da quello comune.

    Infine, riguardo agli oggetti venduti dal blog stesso, direi che in questo caso non c’è dubbio che l’intenzione è promuovere un prodotto, quindi rientra nel campo di applicazione della legge (ma è evidente che alle spalle già esiste una organizzazione di mezzi volti allo scambio di beni o servizi, quindi non si tratta più di un blog privato).

    Roberto

    • Si, ma bisogna farlo nelle modalità previste, possibilmente assistiti da un professionista per non rischiare di fare errori che costerebbero molto cari, e ci sono costi non indifferenti (credo nell’ordine del migliaio di euro, ma se qualcuno ha dati più precisi mi corregga), oltre alla parcella del professionista che segue la pratica.

  19. Ho trovato una petizione risalente a tre anni fa, c’è qualcosa di più recente? Secondo me bisognerebbe fare una petizione seria in cui si chiede di regolamentare tanti aspetti del mondo online, comprese tante figure lavorative nate ultimamente che non sono affatto regolamentate! Insomma, si può fare qualcosa? Sinceramente a sentire tutte queste storie di burocrazia quasi mi passa la voglia di cominciare a bloggare in italiano! Potevo rimanermene in Inghilterra accidenti 😛 Comunuque, niente più giveaways per me finché la cosa non si chiarisce. Uff!

  20. Salve a tutti. Vorrei fare una domanda. Ma se una blogger crea un contest e la dicitura non e’ un premio ma un omaggio che ha comprato di tasca proprio e il valore supera i 20 euro e’ sempre abuso d’impresa? Naturalmente gli omaggi non vanno a tutte coloro che hanno mandato le ricette ma solo a chi ha proposto quelle piu’ belle, scelte da chi ha organizzato il contest. Senza mensionare il produttore,la marca e la provenienza dell’omaggio e il costo anche se’ e’ in forte sconto,quindi pagato dalla blogger e’ illecito? Grazie attendo risposta

      • Grazie Nestore Una legge assurda, incomprensibile. Nemmeno se si scrive “questo e’ un omaggio o regalo per il piu’ meritevole” o roba simile e’ fattibile. Bohhhh in Italia non si capisce un cavolo.Non solo si spendono soldi di tasca propria ma poi si viene anche maziati. Mi da un po’ il senso di dittatura

        • Putroppo è così. La probabilità di essere beccati è bassa, ma la multa può arrivare a 500mila euro: credo che qualunque persona sana di mente non debba affrontare il rischio.

  21. Insieme ad un’altra blogger volevamo organizzare un giveaway. Dunque leggendo questo post mi di è aperto un altro mondo (contest giveaway comunque mi sono sconosciuti) leggi qui e leggi li sono impattTa nel tuo post. E meno male!

    • In Italia purtroppo è così, per ora: appena avremo notizie di cambiamenti della legge lo riporteremo su questa pagina. Negli USA è sicuramente più facile, vista la quantità di giveaway che fanno 🙂

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