Perché il mio sito non ha successo

Quante volte ci siamo fatti la domanda: “perchè il mio sito non ha successo?” Analisi delle statistiche, SEO, seminari… eppure le visite non accennano a crescere.

Il mio approccio è sempre quello di chi si accorge di un errore e vuole risolvere un problema: se invece pensate che il mondo ce l’abbia con voi, che è solo questione di fortuna, che tanto non c’è nulla da fare, allora vi consiglio di lasciar perdere e investire i soldi in un azzardo vero, almeno in quel caso l’adrenalina è garantita.

L’approccio giusto per affrontare un insuccesso non è quello di trovare scuse, ma quello di individuare problemi e trovare soluzioni. Se c’è qualcuno che ce l’ha fatta, ce la posso fare anch’io. Devo solo trovare il metodo giusto, e impegnarmi al massimo.

Al mondo ci sono persone che vincono alla lotteria (uno su un milione), persone che sperano di vincere alla lotteria e non fanno nulla per migliorare la propria situazione (il 99%), e persone che si impegnano per essere artefici del proprio destino. Perchè il proprio sito (ma anche qualunque altro aspetto della vita) abbia successo, bisogna sforzarsi di essere artefici del proprio destino.

Non pensate che sia questione di fortuna

Nel web non esistono casi di vincite alla lotteria: nel senso che anche il sito che vi sembra più idiota e semplice, se ha fatto soldi è perchè chi lo ha realizzato ha investito tempo, soldi e risorse. L’esempio che cito sempre è la One milion dollar page. In pratica un brillante studente di 20 anni, Alex Tew, ebbe l’idea di creare una singola pagina web su cui vendere i pixel a 1 dollaro l’uno. In una pagina web media  ci stanno 1 milione di pixel, quindi il guadagno previsto era di 1 milione di dollari. Grazie al tam tam mediatico il guadagno fu anche superiore, perchè gli ultimi pixel vennero messi all’asta su ebay.
Beh, per creare questa pagina, Alex ha investito tutti i suoi risparmi per aprire un’azienda, lanciare una campagna di marketing, pagare una segretaria, e cosi via. L’investimento è stato di circa 30mila dollari. Certo, con il senno di poi, 30mila dollari per un milione ne vale la pena, ma l’investimento era un azzardo, e Alex è stato premiato per la sua tenacia, capacità ed intraprendenza. Non è stato un colpo di fortuna, a meno che non siate soliti buttare trentamila euro in un’idea ogni volta che ve ne viene una. Ha avuto una buona idea, ci ha creduto, ha investito tutti i soldi e il tempo che poteva, e gli è andata bene.
Tutti i creatori di applicazioni che hanno sfondato (facebook, wordpress, groupon, firefox, etc) sono comunque dei geni che hanno investito tutto il tempo possibile, tutte le risorse possibili e hanno vinto lottando tra persone talentuose come loro. Sono stati capaci di convincere degli angel investors a fornirgli cifre variabili da mezzo milione di euro a dieci milioni di euro per partire seriamente con un business.
Quindi non pensate neanche per un attimo che possa capitare la botta di fortuna per cui investendo qualche migliaio di euro e due ore al giorno, senza avere conoscenze informatiche, in Italia, al giorno d’oggi, si possano fare soldi. E’ semplicemente impossibile.

Confrontatevi con gli altri

La prima domanda da farsi se il proprio sito non fa successo è questa: cosa offro in più degli altri?
Per rispondere a questa domanda bisogna avere due qualità: la capacità di conoscere i propri competitors e di sapersi confrontare, e la capacità di sforzarsi per essere migliori degli altri. Spesso in Nexnova veniamo contattati da persone o aziende che pensano di aver avuto l’idea del secolo, e quando gli facciamo notare che il sito xyz.com fa esattamente quello, cascano dal pero dicendo che non conoscevano il sito. Il problema non è che l’idea debba essere unica (come ho già avuto modo di dire è impossibile avere idee uniche sul web), ma il fatto che chi ha avuto l’idea è stato così presuntuoso da non voler neanche cercare sulla rete che cosa esisteva di simile. E’ stato così superficiale da non volersi soffermare qualche mese a riflettere e approfondre la propria idea.
Quindi uno dei motivi fondamentali per cui il vostro sito non fa successo è che non conoscete quelli come voi, e non siete in grado di offrire qualcosa di meglio. Dovete conoscere perfettamente, in tutti i dettagli, i vostri competitors.

Credete nelle vostre idee (e non abbiate paura di investire)

Credere nelle proprie idee significa buttarci anima e corpo. Dedicarci le nottate. Investirci i propri risparmi. Spesso vedo gente shoccata di investire per un server la cifra che spende per pagare la ricarica del telefonino o per comprarsi le sigarette.
Credere nelle proprie idee significa scommettere sapendo di vincere. Se avete paura di voi stessi, come potete sperare che gli altri credano in voi? Se il vostro progetto web è un hobby, rimarrà un hobby. Se volete che diventi qulcosa di più, dovete crederci. E nel campo del business, crederci significa investire tempo e denaro.
Ultimamente sono rimasto folgorato da un progetto, withandwithin.com: ad un occhio esperto appare evidente che c’è una cura maniacale del dettaglio, e che chi lo ha creato (che ho avuto il piacere di conoscere virtualmente) ha veramente cercato di fare il massimo. Ha scelto il miglior hosting possibile, i migliori sviluppatori possibili, ed è continuamente attenta a migliorare il progetto e accettare consigli. Quello è l’approccio giusto. Giuro che non ho niente a che fare con lei, anzi non conosco neanche nei dettagli il progetto, ma mi è piaciuto l’approccio professionale e le auguro grande successo perchè se lo merita: ha esattamente l’approccio che mi piace.
Se avete paura di investire qualche migliaio di euro, o di farvi dei debiti, o non potete dedicare più di un ora al giorno, significa che per voi è solo un hobby (e non c’è niente di male): non sperate pero che possa generare guadagno, perchè mentre voi cercate di far girare  su uno shared Aruba da 60 euro all’anno un sito che ha un picco di visite, i vostri competitors accoglieranno a braccia aperte sul loro server managed dedicato da 300 euro al mese i vostri potenziali clienti stufi di aspettare minuti o ore il caricamento delle vostre pagine.

Concentratevi sui contenuti

Questo concetto lo ripeterò alla nausea in tutti i post: potete mettere le keyword che volete, pagare esperti seo, ottimizzare layout e investire soldi in campagne social, ma se mancano i contenuti, o se i contenuti sono sbagliati, il vostro sito continuerà a non avere successo.
Nel web mi sembra di vedere dei ristoratori che cercano di attirare clienti con insegne al neon, menu perfetti, camerieri in livrea… ma che si dimenticano che un ristorante, prima di tutto, deve offrire ottimo cibo! Un sito web deve offrire ottimi contenuti. Sembra banale ma molti se ne dimenticano.
Il SEO è l’ultima cosa che dovete ottimizzare, e dovete farlo solo dopo aver scritto qualche centinaio di articoli ed essere già conosciuti nel vostro settore.

Siate social

Si può interagire socialmente in vari modi, e non a tutti devono piacere tutti i social network o le modalità di interazione, ma in qualche modo dovrete essere parte della comunità digitale. Se non sapete interagire, internet per voi è un mondo ostico, e non siete inseriti in alcun contesto social, allora sarà impossibile avere successo.

Checklist

Ecco infine la checklist riassuntiva che vi dimostrerà scientificamente che se il vostro sito non ha successo, c’è un motivo reale.
1) Siete esperti nel settore che volete trattare? Avete un ottimo hosting, un ottimo layout, un’ottima velocità e affidabilità, e avete scelto i migliori fornitori possibili?
2) Conoscete perfettamente i vostri competitors, e sapete individuare i loro pregi e difetti?
3) Avete investito una parte consistente del vostro tempo e dei vostri soldi nel progetto in cui credete? (una cifra superiore a quanto spendete per telefonino, sky, sigarette, settimane bianche, battesimi matrimoni e comunioni, automobile, vestiti, palestra, etc)
4) Avete dei contenuti impeccabili, originali e sicuramente migliori dei vostri competitors, oppure avete realizzato una web application davvero innovativa?
5) siete ben introdotti in ambito social? siete conosciuti in qualche community?
Se la risposta a qualcuna di queste domande è NO, è molto più facile (e giusto) che il successo lo abbia e se lo meriti chi ha risposto SI a tutte le domande.

47 commenti su “Perché il mio sito non ha successo”

  1. Nestore io alla 1 e alla 5 ho risposto no ed è la pura ed imbarazzante verità, almeno lo era quando ho iniziato. Se ti dico che fino al 1 gennaio manco ero stata su fb e figuriamoci twitter …quando discussi poi animatamente con Barbara sul mio wall manco sapevo di quanto Barbara fosse autorevole…intendiamoci avrei discusso animatamente con lei anche se avessi saputo chi fosse tanto sono insolente…ma davvero ero una marziana sul web.
    Comunque continuo a non credere nella fortuna neppure io, ma l’ ignoranza a volte fa pure bene, basta riconoscerla e correre ai ripari e molto in fretta, perchè il web più di ogni latro settore necessità di velocità anche nell’ apprendere appunto….
    Quindi questo per dire che si può pure essere a zero di tutto, ma avere una gran voglia di imparare e poi davvero è tutto possibile.
    E comunque sempre e soprattutto grande dedizione, tanto lavoro, tanta fatica, che poi è anche il bello di lavorare ad un nuovo progetto…tentare quasi di superare noi stessi, i nostri limiti e la nostra ignoranza.
    Questo è il bello alla fine al di là di quello che realmente si fa…imparare imparare e ogni giorno porsi mete che sembrano quasi irraggiungibili.
    Grazie comunque di apprezzare il nostro progetto

    • Perchè hai risposto no alla 1 e alla 5?
      Per il punto 1 pensaci bene: la tecnica nel tuo caso è un contorno. Il tuo sito non parla di informatica o di altri argomenti di cui non sei competente: è l’equivalente virtuale di un luogo di incontro reale, che hai progettato e arredato come faresti nel mondo reale. E hai scelto i migliori fornitori. Quindi la risposta è senz’altro SI.
      Per il punto 5 mi sembra che ci stai lavorando molto bene. Stai usando l’approccio corretto (a mio parere) di non farti una maschera ma di presentarti come sei, con pregi e difetti.
      Continuo a pensare che tu sia un ottimo esempio di come prepararsi ad avere successo 🙂

  2. Come sempre hai ragione al 100%.
    Mio marito comincia ad “essere virtualmente geloso” perché alcune delle cose che dici, me le aveva dette anche lui. Dette da “terzi” hanno maggiore valore e mi mettono nelle condizioni di insistere su alcune mie idee e a modificarne delle altre.
    Grazie e concordo sulla tua opinione su Paola e il suo progetto.
    A presto

  3. Premesso che sono d’accordo con quanto detto nell’articolo, mi incuriosisce quest’affermazione: “Ultimamente sono rimasto folgorato da un progetto, withandwithin.com:”

    Ho dato un’occhiata al sito in questione e posso dire che la traduzione inglese è ottima (per quanto abbia visto), e devo sottolineare che io non rappresento certo il loro target, MA:

    1) Non ho idea di cosa parli il sito in questione nonostante abbia dato un’occhiata a qualche pagina.
    2) Non ho alcun interesse ad approfondirlo (e sì che ho provato dando un’occhiata a qualche pagina).

    Premesso tutto ciò e dato che io posso essere considerato un utente (notare l’assenza di apostrofo) random che capita sulla loro pagina, non mi è ben chiaro perché tu sia rimasto così folgorato da questo sito.
    Me ne sono capitati altri che, nonostante l’argomento non mi interessasse, mi hanno coinvolto immediatamente. Qui il conivolgimento è stato pari a zero…

    • Quello che mi ha colpito è il progetto nel suo insieme: seguo Paola su facebook quindi posso vedere il progetto da varie angolazioni:
      – mi ha colpito l’idea, non tanto per l’originalità ma per la capacità di metterla in atto;
      – mi ha colpito il fatto che abbia deciso di fare qualcosa esattamente come ce l’aveva in mente, senza usare applicazioni precostruite;
      – mi ha colpito l’attenzione per il dettaglio.
      In poche parole, proprio nell’ottica dell’articolo, mi ha colpito la determinazione nel voler passare dall’idea alla pratica senza fermarsi di fronte a difficoltà. Spesso vengo contattato da persone che dicono di voler avviare un business, e si fermano di fronte all’idea di aprire una partita iva per regolarizzare la cosa o alla prospettiva di investire qualche decina di migliaia di euro (cosa normalissima in qualunque business, dalla pizzeria al rappresentante al parrucchiere, non vedo perchè dovrebbe essere diversamente per il web).
      Qui ho avuto la chiara percezione (anzi la certezza, dato che conosco il settore) che Paola abbia capito che nel web si può fare business vero se lo si tratta come tale: in Italia avevo visto pochi avere un approccio simile.

    • Uno dei consigli (non richiesti) che abbiamo dato a Paola di W&W era proprio quello di spiegare la mission del sito, in home, subito. Sicuramente lo farà, avendo anche questo nuovo feedback.

      Rispondo invece da parte mia a questa tua affermazione: non mi è ben chiaro perché tu sia rimasto così folgorato da questo sito.
      Io sono rimasta folgorata dopo che Nestore mi ha spiegato che tecnicamente è fatto benissimo: linguaggio di programmazione all’avanguardia, team di sviluppatori fra i migliori d’Italia e la giusta dose di follia della sua inventrice. Follia che può spaventare, o entusiasmare.
      E-questa-tecnica-si-vede. 😉

      • Interessante quanto dite, soprattutto perché mostra il modo di pensare di chi sta “dall’altra parte”. Ma io da utente non apprezzo più di tanto tanta perfezione tecnica.
        Guardando il sito l’informazione che mi è rimasta impressa è che se mi iscrivo mi danno 300 fiocchi rosa, ma non ho idea a cosa servano, il che non può essere una cosa positiva.

        Comunque ho dato una letta alle pagine esplicative e ora ho un’idea vagamente più chiara di cosa vogliano fare con quel sito (una specie di etsy?), ma ciò non toglie che l’informazione sia veicolata male.

        Tra l’altro, riflettevo su come sono fatti i siti che conosco con un maggior numero di visitatori. Rimanendo sul tema “mamme”, salta subito in mente una community molto grande, il cui sito è a dir poco… orrendo (per non parlare del loro forum…). Ciononostante hanno ziliardi di visite e devono fare ziliardi in pubblicità.

        Perché hanno tanto successo? Sembrerebbe che anche con un sito (a dir poco) non ottimale si riescono a fare soldi a palate (o perlomeno ad avere tantissimi visitatori). Tra l’altro mi chiedo come mai non siano stati in grado di replicare tale successo altrove (anche se credo che non siano nati in Italia).

        SECONDO ME loro sono riusciti a indicizzare il loro sito in modo tale che se digiti delle parole a casaccio, loro sono lì in prima pagina aumentano così le visite migliorando di conseguenza la loro visibilità; una specie di feedback positivo. A dire il vero c’era un’altro sito che vantava un simile successo, ma sembra essere sceso nel ranking (o hanno semplicemente smesso di investire). Il content in questo caso c’entra? Boh…

        Barbara tu dici “E-questa-tecnica-si-vede”, ma francamente io non lo vedo, forse perché l’argomento mi interessa relativamente (e questo non è un problema in sé dato che io non faccio parte del loro target). Non conosco la storia che sta dietro a questo sito, né mi rendo conto delle difficoltà tecniche che hanno dovuto affrontare. Ciò non toglie che il lavoro fatto da chi sta dietro a W&W sia stato sicuramente enorme, ma tutto ciò a cosa importa se il messaggio che vogliono trasmettere non è chiaro a ME, l’utente?

        • Io non ci ho capito niente 😀
          Ma di chi parli? Guarda che qui i nomi si possono fare tranquillamente… anzi, meglio farli, così possiamo esprimere un parere anche su quel sito ‘che fa soldi a palate’, o possiamo imparare a fare anche noi ‘soldi a palate’. 😛

          • Ah, scusa… intendevo alfemminile (quello molto sulla cresta dell’onda e pieno di pubblicità prestigiose) e yahho answers che però ultimamentre si vede molto meno Fino a poco tempo fa era sempre lì.
            Alfemminile per me è un mistero; i contenuti sono (per me) per nulla interessanti, il forum è (tecnicamente) scadente e non moderato, tuttavia gli utenti sono ziliardi i ziliardi. Se qualcuno me lo spiega mi adeguo.
            Parlando di content, cìè un’atro sito, quello di UPPA.it che invece ha contenuti a dir poco fantastici, ma non so se siano indicizzati male, se l’hosting sia il problema o cosa, se fai una ricerca li trovi solo con il lanternino (a meno che non metti UPPA come chiave di ricerca); nel loro caso sì che il contenuto è eccellente, ma non viene fuori.

            Tornando a W&W sembra che ce l’abbia con loro, ma chiaramente non è vero. Facevo solo notare come “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.:D

            Ma cos’è da ritenersi “bello” in rete? Alfemminile? A giudicare dai numeri, sembrerebbe di sì…

            • A me sembra davvero evidente perchè ha più successo alfemminile di uppa. La gente cerca interazione: su alfemminile ce n’è tantissima, su uppa no. La gente cerca informazione, ma anche svago e divertimento: su alfemminile c’è, su uppa no.
              Uppa non è un sito web: è un giornale trasportato su web. e’ totalmente infruibile.
              Per gestire e manutenere un sito come alfemminile servono cifre a 5 zeri al mese, quindi qualunque motore di ricerca che penalizzasse un sito come quello solo perchè ha tanta pubblicità commetterebbe un grave errore, perchè siti così senza pubblicità non potrebbero esistere.
              alfemminile è come un centro commerciale: attira perchè è grande, facile da raggiungere e c’è tutto. Ma si può campare anche con un buon negozietto e una clientela affezionata, però dovrai fare attenzione a tutto e dovrai avere approcci diversi.
              Devi sforzarti di capire perchè chi ha successo ce l’ha, e non pensare che ci siano ricette magiche o botte di fortuna. Se fornisci le applicazioni o i contenuti che la gente vuole, e lo fai conoscere, la gente arriverà. Se non arriva, o ciò che offri non è interessante, o non lo sai vendere bene. non c’è nulla di più democratico del web: se alle frequentatrici di alfemminile non piacesse il sito o il forum, con un click andrebbero da un’altra parte 🙂

              • Concordo con Nestore: Alfemminile è probabilmente il forum femminile più grande nel panorama del web italiano, e ha dei costi incredibili. Funziona perché dà alle persone ciò che cercano: interazione, chiacchiere libere, spazio dove parlare e incontrarsi gratis. I contenuti sono francamente scarsi, ma l’indicizzazione è ottima proprio perché migliaia di utenti ogni giorno cercano quel sito e vi passano le ore: questo conta.
                UPPA è un portale bellissimo, con contenuti perfetti, ma si rivolge a un’utenza molto molto alta. E tra l’altro è strutturato in modo che sembri che cliccando stai sempre per acquistare qualcosa, o per fare una donazione. Io stessa certe volte non capisco dove trovare i contenuti, perché sembra che per leggerli tu debba per forza acquistare la rivista.

  4. Non posso più rispondere alle risposte, quindi commento qui (ditemi quando ho stufato).

    Ho pensato molto a quanto dite, ma forse l’incompresione di fondo (per quanto mi riguarda) risiede nel vostro articolo “content is king”.

    Qui abbiamo due siti: alfemminile con contenuti (diciamo “cartacei”) estremamente scadenti, ma tantissime visite, e un’altro, UPPA, che al contrario è molto autorevole, ma che nessuno conosce.

    Quindi cos’è il “content”? Non quello che l’ingenuo come me pensa; non è il contenuto del sito, ma semplicemente la forma con cui ti proponi e il fatto di seguire le regole di Google. Avere un contentuo “importante” anzi sembra essere un intralcio più che altro (in quanto richiede che la gente legga). La cosa fondamentale sono l’indicizzazione che porta le visite che migliorano l’indicizzazione che porta altre visite e così via…

    Esaminiamo di nuovo alfemminile: il contenuto, nel senso tradizionale del termine, non gli interessa, invece hanno un forum (veloce a caricare) totalmente non moderato dove una discussione sì e una no trovi un flame, le domande si ripetono sempre le stesse e c’è tanto chiacchiericcio. Per carità, mi va tutto bene, se questo è quello che la gente (o almeno alcuni strati della società) vuole. Però allora non mi puoi dire che “content is king” quando invece è vero il contrario. Ci sono molte altre community “rosa” che provano a rubare traffico ad alfemminile, ma non ci riescono… perché? Forse perché il loro forum è (troppo) moderato, perché c’è troppo contentuo, perché … non lo so. Per motivi che mi sfuggono, le visite tornano su alfemminile. Sarà forse solo perché sono riusciti ad indicizzarsi meglio degli altri? (e non hanno contentuo?)

    UPPA (con il quale non ho ALCUNA affiliazione) è content (VERY) rich, ma non rispetta le regole di Google per cui in rete è praticamente invisibile (e chi ci rimette, secondo me, è l’utente in cerca di informazioni).
    alfemminile non ha content, ma sa giocare le proprie carte bene, quindi è onnipresente.

    Nestore, dici che il web è democratico, ma è davvero così? Quello che dici tu è che la televisione spazzatura esiste perché la gente la vuole. Io dico, non è possibile che la gente vuole la televisione spazzatura perché c’è e ne è bombardata in continuazione?
    Non è possibile che alfemminile ha successo perché sa tempestare gli utenti del web con riferimenti al proprio sito perché sa usare google?

    Barbara, dici che “UPPA … si rivolge a un’utenza molto molto alta.” Secondo me no. I loro articoli sono molto accessibile e per nulla tecnici. Da utente non saprei come migliorare quello che dicono, ma sono d’accordo che dovrebbero migliorare come rendono disponibili le informazioni. Non so quanto investano per il sito web, ma probabilmente non molto.

    Insomma, non mi è per nulla chiaro cosa faccia un sito di successo, ma non mi sembra proprio che sia il content.

    (Ripeto, quando ho stufato ditemelo che mi sto zitto:)

    • (No, non stare zitto!) 🙂
      Content is the King se TU vuoi salire nelle SERP… quindi è impossibile venire indicizzati, se non si hanno ottimi contenuti, o contenuti anche discreti, ma per esempio giornalieri.

      Il caso di Alfemminile: intanto considera che ci sono da anni e hanno migliaia di articoli, e questo è importante. E considera che vengono da una realtà internazionale con milioni di investimenti alle spalle. E anche questo è importante.
      Dispiace dirlo, ma la gente VUOLE i forum non moderati: c’è tutta una fascia di persone che ama passare la giornata a discutere. Quindi il fatto che specificatamente la gente cerchi quello, e ricarichi continuamente la pagina, è un parametro, per Google, per valutare che evidentemente gli utenti vogliono quello.

      Secondo la mia opinione, una cosa non esclude l’altra.
      O fai un sito di scarsa qualità (ma MOLTO fruibile, e quindi son soldi) ad altissima interazione (user generated content=contenuto generato dall’utente), oppure, se non hai quella paccata di soldi da investire, fai un sito con ottimi contenuti.
      Secondo me un sito di successo deve fare uno o l’altro, ma in ogni caso ciò che dice Nex nel post a mio parere è sempre valido: o ci metti tanti soldi, o ci metti tanti contenuti.

      • Interessante intervento.

        Qual è un esempio di sito con mezzi “normali”, ma con buoni/ottimi contenuti, e di successo?
        Ho un paio di candidati, ma non ti voglio infliuenzare:)

        Tra l’altro interessante quando dici: “… un sito di scarsa qualità (ma MOLTO fruibile, e quindi son soldi)…” che sembra contraddire quanto detto da Nestore (“non c’è nulla di più democratico del web”) dato che sottolinea come Internet sia “democratico” solo in apparenza, perché con i soldi puoi “comprare” visibilità costante.

        • Mammafelice.it, lacasanellaprateria.com, fotoefornelli.com, mercatinodeipiccoli.com, e tanti altri. Ottimi contenuti, e di successo.
          Democratico poi non significa “che puoi farlo senza soldi”. significa che è l’utente che decide. E ovviamente i mezzi a disposizione e la capacità possono influenzare questa scelta.
          Il tuo errore logico è che tu pensi che i soldi possano essere usati per “comprare” qualcosa (indicizzazione, visibilità) ma non è così: i mezzi possono essere usati per COSTRUIRE qualcosa, è ben diverso.

    • Web e tv non possono essere paragonati. Fino a poco tempo fa i canali erano pochi, ed esisteva molta TV spazzatura un po’ perchè la gente lo richiedeva, un po’ perchè non essendoci alternative bisognava sorbirsi l’offerta. Appena è nata un po’ di concorrenza seria (vedi sky) è stato evidente che la gente è disposta a pagare per avere buoni contenuti.
      Noi fin’ora abbiamo sempre parlato di siti web nel senso tradizionale, ovvero che offrono contenuti, e realizzabili da persone senza investimenti enormi: in questo caso “content is the king” è valido. Ma se si parla di user generated content, o applicazioni web, allora le regole sono diverse.
      Inoltre “content is the king” significa solo che gli utenti interessati a quel content lo seguiranno. Ma quegli utenti possono essere 10, 100 o 10 milioni, dipende dall’argomento e dal modo in cui lo si affronta. Se parli di spettrometria di massa in modo impeccabile, avrai sempre meno visite di uno che parla di oroscopi in modo meno impeccabile.
      Non esiste una ricetta univoca e infallibile.
      In genere però nel web si preferiscono contenuti leggeri, ma trattatti in modo simpatico e fruibile, oppure sistemi che permettano comunicazione o interazione. alfemminile li ha entrambi.

      • “In genere però nel web si preferiscono contenuti leggeri, ma trattatti in modo simpatico e fruibile, oppure sistemi che permettano comunicazione o interazione. alfemminile li ha entrambi.”

        A me questa sembra proprio la definizione di programma televisivo.
        Insomma, guai ad approfondire perché i visitatori casuali se ne andranno (niente di male… sto cercando di capire); infatti difficile pensare a un programma televisivo che approfondisce davvero un argomento (in compenso mi viene in mente una trasmissione su la7D che sembra andare avanti per ore ogni giorno, ma senza dire un gran che, ma non ho idea se sia un programma di successo).

        Quello che mi lascia basito comunque (non so se si era capito:) ) è perché, nonostante tutti gli investimenti milionari che hanno fatto, alfemminile non affondi… possibile che non si possa fare una piattaforma migliore per favorire un forum? Inoltre, gli articoli di cui parla Barbara non li ho mai visti su Google. Lì compare SEMPRE e solo il forum (indipendentemente da quello che cerchi). Posso capire che ci sia una fetta di mercato a cui piaccia quel genere di formato, ma possibile che non ci sia NESSUNO che lo sappia fare meglio? Evidentemente no, perché tutti quelli che ci hanno provato ancora non ci sono riusciti. Boh
        Personalmente non cercherei MAI un’informazione su quel portale di mia spontanea volontà, anche se devo ammettere che più di una volta l’ho fatto semplicemente perché google mi ci ha portato. L’ho fatto anche su Yahoo Answers, ma non più perché loro sì, sono affondati (qualcuno sa il perché?)

        Indicizzazione is king (anche se per arrivarci magari ci vuole il content; UPPA docet:) )

        • Scusa se insisto nello spiegarti lo scopo dei motori di ricerca: far trovare agli utenti quello che cercano.
          Se yahoo è affondato vuol dire che gli utenti non erano contenti di trovare quelle risposte, Se alfemminile sta su vuol dire che gli utenti sono contenti.
          Uppa è un sito che anche se avesse i contenuti fruibili (e non li ha) andrebbe bene per addetti ai lavori. Perchè è approfonditissimo, precisissimo, con ottime fonti e dati impeccabili, ma il 99,8% della gente che ci incappa cambia pagina. Perchè? perchè la gente sul web non ci studia, ci naviga nei buchi in ufficio, di sera e tra un film e l’altro, e in quei 10 minuti non vuole la perfezione.
          In realtà, come ho detto più volte, non è “content is king”, ma “user is king”. Se vuoi fare contenuti di successo per il web, devi capire la gente.
          Il tuo atteggiamento, a mio modesto parere, è sbagliato. Nel web c’è spazio per tante cose diverse, come in tutti gli altri settori (musica, cinema, etc). non è che per fare un film di successo devi per forza replicare i fratelli Vanzina (anche se sono quelli che vendono di più): ti trovi un’altra audience e puoi fare film alla Salvatores o alla Almodovar o alla Wenders. Ma l’audience che ti trovi deve esistere. Se il tuo bacinodemografico è di 100 utenti, non potrai averne di più.

          • Mi distraggo 5 minuti e ci sono 10 nuovi commenti… Oh mamma…

            Riguardo i contenuti di UPPA mi sa che guardiamo due siti diversi (possibile, dato che come abbiamo detto il materiale non è messo bene); a me i contenuti sembrano assolutamente perfetti in quanto scritti da persone autorevoli, ma SEMPRE in modo “leggero e simpatico” (usando più o meno le tue parole). non si perdono mai in cose tecniche, ma anzi sono alla portata di tutti, tant’è che chi li conosce fa sempre riferimento a loro.
            Anche noi mica siamo medici, ma da genitori troviamo le informazioni che sono presenti su quel sito insostituibili.
            Possiamo discutere certo sul modo in cui l’informazione è resa disponibile (e devo ammettere che non vado mai sul loro sito); per ovviaere a questo problema quando faccio una ricerca in rete aggiungo “UPPA” e così trovo quello che cerco. Se non faccio così non li trovo. 🙁

        • Aggiungo una precisazione: nella tv esistono tantissime trasmissioni di approfondimento di successo, vedi i vari documentari di sky. Certo che “megacostruzioni” o “la storia dei medici a Firenze” non avranno neanche lontanamente lo share di “uomini e donne” o di Sanremo o di “Ciao Darwin”, ma si sono creati una loro interessantissima e apprezzatissima nicchia, e anche se il 98% della gente intervistata per strada non li conosce, il 2% di un’audience mondiale è pur sempre di milioni di persone.

          • E’ interessante questa discussione (le domande di Arkadian sono anche un po’ le mie), non avrei mai immaginato quale complesso meccanismo ci fosse dietro a google prima di iniziare l’avventura del blog… e ancora adesso è un continuo di domande su domande, più ne so e meno ne capisco 🙂
            Al di là dei punti specifici trattati in questo scambio, devo dire che c’è qualcosa che, a furia di leggere ed approfondire con voi, mi continua a frullare in testa e a farmi un po’ male: mi mette un po’ tristezza e disagio l’idea che la rete alla fine sia un enorme “contenitore di fuffa”, in cui chi produce fuffa più alla svelta e in maniera meno approfondita vince su chi ci perde più tempo e cerca di fornire un prodotto finito più oggettivamente valido. Ricordo un articolo in cui Barbara parlava di come monetizzare scrivendo articoli per portali ecc, e si parlava – mi pare – di 15 minuti a post (o forse era da un’altra parte?). Ma io mi chiedo: come si fa a creare contenuto con 15 minuti a post? E’ ovvio (oppure no?) che non è possibile, quindi stimolando questo tipo di approccio non stiamo forse promuovendo un genere di informazione simile a quelli che io chiamo discorsi da bar? La gente non cerca sempre l’approfondimento, e siamo d’accordo… figurati se mi andrebbe di leggere paginone sul perché e il percome di come si distingue il riso carnaroli da quello arborio, ma spesso attraverso la leggerezza passa anche la cattiva informazione, e questo non è costruttivo. Se io ricerco – esempio a supercasaccio – “neonato stitico che fare” e nella prima pagina di google trovo i link a MammettaPerfetta in cui decine di post del forum consigliano di usare il prezzemolo O_o e invece la spiegazione più approfondita ma autorevole sulle presunte stitichezze sono sul sito X che compare a pagina 14, c’è un meccanismo che ai miei occhi di fanciulla ingenua che vivrebbe volentieri nel mondo dei sogni e rifugge la tv stile “Uomini e Donne” come la peste 😀 funziona male.
            In realtà a tutte queste cose credo di avere già una risposta, ma siccome non mi piace molto mi rotolo ancora un po’ nel mio monologo esistenziale 😉 promesso che poi ci riprendiamo e passiamo alla fase due 😀
            Siamo dei novellini e probabilmente l’idea che si aveva della realtà della rete non corrisponde… alla realtà.
            Grazie ragazzi.

            • La rete, come qualunque altro mezzo di informazione, contiene tanta fuffa. Anzi ne contiene ancora di più perchè è facile mettere su un sito e chiunque può farlo. Ed è proprio questo il motivo per cui, a mio parere, è più facile avere successo: basta non produrre fuffa 🙂
              In 15 minuti se sai scrivere bene e velocemente puoi creare minipost interessanti. Ovviamente non si può fare per tutto e in tutti i campi: credo che sia evidente per esempio che i contenuti di questo blog non sono fatti in 15 minuti. Ma se devi parlare di moda, gossip, argomenti leggeri, possono andare bene.
              Non so che ricerca hai fatto per “neonato stitico che fare”, ma a me appaiono: nostrofiglio, che è una testata dell’editore di focus, uppa, pianetamamma, saninforma, etc, quindi quello che mi aspetto di trovare facendo la ricerca.
              Il dubbio che mi viene è che forse devo fare un articolo su come si ricercano le informazioni su google 🙂

              • Ahahaha, no, devo confessare che sia la chiave di ricerca che i risultati me li sono totalmente inventati, era una forzatura per esprimere il mio concetto… dici che mi sono contraddetta da sola? 😀

              • ehehe secondo me si 🙂 Scherzi a parte, ovviamente quello di Google è un algoritmo, quindi sicuramente migliorabile (tant’è che viene aggiornato di continuo), ormai poco ingannabile (o meglio ingannarlo costa molto di più che scrivere bene), ma il suo obiettivo primario è soddisfare gli utenti.
                Quindi tutti gli sforzi di chi scrive devono essere volti a soddisfare gli utenti. La cosa non è facile: bisogna capire quali sono i propri utenti, come fare al meglio ciò che gradiscono, e farlo in modo da non stravolgere la “mission” del proprio sito. Io non mi metterei mai a scrivere testi di canzoni su retelab, anche se so che attirano un sacco di utenti 🙂
                Ovviamente non c’è una ricetta magica, o almeno non la conosco, perchè se la conoscessi in questo momento sarei sul mio yacht a prendere il sole anzichè stare a lavorare nella mia casa con il mutuo ancora da pagare 🙂
                Grazie all’esperienza degli ultimi anni, però, so per certo che esistono certe cose che possono permettere ad un sito di crescere molto, e ne esistono altre che sicuramente glie lo impediranno, e sto cercando di spiegarle su retelab.

            • Nel mio post io dicevo che UNO dei modi per trovare lavoro in Rete è scrivere post veloci, che richiedano massimo 15-20 minuti. Ovvero: post VELOCI, poco approfonditi, su argomenti generali (cosa che ho scritto chiaramente).
              Tra gli altri modi di trovare lavoro in Rete indicavo anche il blog, dove non abbiamo mai parlato di articoli veloci e scritti in fretta: io, personalmente, per scrivere un articolo impiego anche un’ora (ma mi rendo conto che dopo 10 anni di scrittura e migliaia di articoli alle spalle, sono anche diventata piuttosto veloce).

              La mia impressione è che voi siate così certi che esistano siti oggettivamente validi, che non vi capacitate di come sia possibile che la gente non se ne accorga (vedi UPPA). Ma lì fuori, spesso, c’è gente che non sa cercare (e quindi trovare) informazioni autorevoli, perché a volte non sa nemmeno dell’esistenza, di questi argomenti. Bisogna fare in modo di farsi trovare proprio da chi non ci conosce!

              Il nostro consiglio quindi è sempre stato quello di investire tempo per diffondere di più i propri argomenti alle persone che non li conoscono: altrimenti si accetta di parlare solo alla nicchia di persone che già sanno tutto in merito. Investire soldi, anche: un buon server, un ottimo server, è la base per mettere quel pizzico di pepe sotto ai propri contenuti. 🙂

              • Barbara, vero quello che dici, ma quei 15 minuti mi hanno colpita così tanto che ci ho rimuginato sopra un bel po’! Per quanto riguarda le ricerche, tocchi un punto importante “Ma lì fuori, spesso, c’è gente che non sa cercare (e quindi trovare) informazioni autorevoli, perché a volte non sa nemmeno dell’esistenza, di questi argomenti. Bisogna fare in modo di farsi trovare proprio da chi non ci conosce!” che credo sia proprio il succo della questione su cui ci arrovelliamo nelle nostre chiacchierate. Io stessa per anni non ho saputo dell’esistenza di cose che poi ho trovato fondamentali, e ancora chissà quante ce ne sono là nascoste nel sottobosco di internet.
                Coumunque credo di avere chiaro quale sia il nostro reale range di possibilità; molto dipenderà da quanto vorremo e potremo investire, e parlo soprattutto di tempo. 🙂

  5. Quello che dici non solo è vero per il web, ma anche per tutto il resto nella vita. 2 mesi fa la mia dolce metà ha deciso di lasciare lavoro certo per il suo sogno.un sogno che coltiva da quando aveva 12 anni, e che con fatica e investendo nello studio e lavorando 3 volte il dovuto per un’azienda che lo pagava poco e quando voleva lei, abbiamo investito buona parte della liquidazione per business plan e quant’altro e due mesi fa l’ha presentato ad un potenziale angel investor, per due mesi ha lavorato al perfezionamento del progetto, e l’angel investor alla fine ha accettato. Un progetto che adesso va alimentato, che deve crescere, mentre io farò l’infermiera che mi piace tanto e alimenterò il mio blog come un hobby con piccoli introiti nulla più, perchè riconosco che se non ne ho il tempo ora figuriamoci col lavoro. . Ma ci vuole fatica, e tempo. Nulla scende così come manna dal cielo. Ho un amico palermitano che fa l’attore, che per mesi ha dormito a roma in macchina per frequentarela scuola di gigi proietti. Oggi è un attore di successo. Investire in se stessi richiede,prima di tutto tenacia.

  6. Io sono rimasta molto colpita da una frase di Nestore:
    “Perchè? perchè la gente sul web non ci studia, ci naviga nei buchi in ufficio, di sera e tra un film e l’altro, e in quei 10 minuti non vuole la perfezione”

    Sono rimasta colpita perchè io sono una perfezionista tremenda che non pubblica niente (nè foto nè testi nè progetti) finchè tutto non è pronto a puntino come dico io e mia madre mi dice che probabilmente il mio blog piace meno di quello che potrebbe proprio per questo motivo…

    Credo proprio che abbia ragione ma io non riesco a fare diversamente, per me ogni cosa che faccio deve essere fatta al meglio, anche se ultimamente qualche volta cerco di dare un po’ di più il “là”.

    Questo però conferma che in Italia (ll’estero mi pare diverso) spesso (non sempre per fortuna) non è la professionalità a “bucare” ma altre caratteristiche.

    Queste domande io me le faccio ogni santo giorno, meno male che ci siete voi che mi date qualche altro spunto 😉

    • Ciao Alessia,
      anche io sono perfezionista, anche se a volte non riesco ad arrivare al livello di pefezione che vorrei perchè mi manca qualche tecnica qua e là e allora mi devo accontentare. E poi, mi rendo conto che non riuscirei a pubblicare più nulla se, per esempio volessi foto perfette al 100% e allora mi faccio andar bene gli sforzi fatti fino a quel momento… 😉
      Però fai bene, secondo me, a volere il meglio… credo che si veda quando le cose sono fatte bene… la gente apprezza e poi torna.

      ciao
      Chiara

    • Professionalità non significa fare le cose “perfette”, anche perchè sul concetto di perfezione si potrebbe parlare a lungo senza giungere ad una conclusione. Significa fare bene quello che vuole chi ti paga o chi ti fa guadagnare.
      Su molti siti che ritengono di non riuscire a sfondare anche se sono perfetti, potrei scrivere pagine di cose che non vanno.
      Guarda questo sito: paulgraham.com. Ti sembra perfetto? No, perchè Paul Graham se lo può permettere. e’ uno dei più bravi programmatori al mondo, scrive saggi illuminati sulla società dell’informazione, ha incredibili capacità imprenditoriali, ha più volte avviato o scoperto business che gli hanno fruttato centinaia di milioni di dollari. Non ha mica bisogno di essere perfetto 🙂
      Esistono diversi modi di proporsi nel web, l’importante è trovare un target di utenti e fornire loro ciò che vogliono.
      La ricerca della perfezione di cui parlate mi sembra molto un esercizio fine a se stesso, senza avere davvero a cuore la soddisfazione di chi legge e di chi deve fruire di ciò che si offre.
      Se fai auto puoi decidere di fare Rolls Royce personalizzate, e ne vendi 10, oppure di fare Ford Fiesta e ne vendi 10 milioni. Siamo tutti d’accordo che è meglio la Rolls Royce, ma:
      1) non se la possono permettere tutti;
      2) non ne venderò mai molte.

      • Probabilmente questa idea della perfezione è una parte insita nel mio carattere… ma per assurdo, io vorrei la perfezione, ma poi alla fine sono disordinatissima… ad esempio 😉

        Invece quello che mi fa pensare quando dici “fare bene quello che vuole chi ti paga…” o “soddisfazione di chi legge…”, perchè per esempio una cosa che io non amo per niente è dover cambiare il mio modo di essere per poter piacere… specialmente se si parla di business… cioè, per esempio se si tratta di creazioni, quello che non vorrei mai arrivare a fare è creare qualcosa perchè so che al mercato piace… mi sembrerebbe di “vendermi”. So che la legge del mercato è un’altra… ma a me non è che piaccia molto! 😉

        • L’approvazione dell’utenza rende piacevole molte cose. Continuare testardamente su strade senza sbocchi invece può portare a frustrazioni che rendono sgradevole anche quello che piace fare.
          Senza contare che si pecca un po’ di presunzione se si pensa che tutto il mondo sia sbagliato: e in ogni caso è più facile cambiare se stessi che non cambiare il mondo.
          Io conosco una ragazza che ha fatto il conservatorio di pianoforte ed è passata a suonare il fagotto perchè è lo strumento con cui è più facile entrare in un’orchestra. A 21 anni suonava alla filarmonica di Vienna e a 25 è passata alla filarmonica di Berlino. non ho dubbi che sia più felice ora, che non continuando testardamente nella sua idea del pianoforte e ritrovarsi poi magari a dare ripetizioni a studenti svogliati.
          Non ha mica cambiato il suo modo di essere, dipende da che punto di vista lo vedi: il suo sogno era campare di musica e vivere nella musica, e l’ha realizzato in pieno. Nel nostro campo è lo stesso: non è che se sei appassionato di programmazione devi metterti a parlare di moda: parlerai sempre di programmazione, ma utilizzando accorgimenti che ti permettono di raggiungere un’utenza maggiore.
          Andare incontro agli utenti o accettare alcuni compromessi delle situazioni non significa svendersi, ma essere umili e avere rispetto 🙂

    • Alessia, la professionalità sul web è anche dare alla gente ciò che desidera, e darlo subito.
      Il tuo livello è altissimo: sai l’opinione elevatissima che io ho di te. Ciò che tu chiami perfezione è un livello di dettaglio così infinitesimale, che non aggiunge e non toglie nulla alla tua bravura. Aspettando troppo a pubblicare i tuoi lavori, rischi di arrivare sempre un po’ dopo. Se tu progettassi circuiti stampati, sarei d’accordo con te sull’importanza del dettaglio. Ma nel nostro campo, con le TUE abilità, tutto questo dettaglio non è strumentale, credimi.

  7. scusate mi ero persa tanti commenti…@arkadian credo devo risponderti e sinceramente come è nel mio stile….sai che non so manco cosa significhi SEO esattamente??? quindi se indicizzazione c’ è stata è avvenuta naturalmente…..e neppure W&W è stata redatta pensando a questo…ogni parola su W&W l’ ho scritta io e io MAI avevo costruito un sito quindi andavo a braccio, sceglievo le parole che mi pareva esprimessero il concetto non le parole chiave di SEO……poi dici soldi a palate…..lo sai che per adesso W&W da questo punto di vista è solo la mia rovina totale…..ho investito su di esso tutti i miei miseri e pochi risparmi e credo che prima di monetizzare qualcosina dovrò pazientemente attendere almeno 12/18 mesi…anzi se sei emiliano mandami un pò di tortellini perchè se continua così a casa mia manco più avremo da mangiare 🙂 e rido solo perchè oramai sono allo sbando e non certo per ironia…
    Poi il discorso sulla poca chiarezza di entrata…..ecco qui puoi avere ragione…ma non si nasce volando e prima o poi ci arriviamo te lo prometto. Anzi se hai dei consigli, manda manda ne abbiamo bisogno perchè ho rifatto la home parecchie volte e ancora mica ci siamo.
    Poi su tutto il resto davvero ho poco da dire, perchè non ne so molto…
    Io mi sono limitata a mettere online un’ idea molto precisa un concept piuttosto che tante strategie e pare abbia funzionato e ogni sera quando guardo il traffico mi sorprendo pure io…perchè credo nella necessità di avere delle competenze precise che io ovvio non avevo…ma forse dalla mia ho avuto tanta passione e ti assicuro UNA MOLE DI LAVORO SOVRUMANA ecco se non devo essere immodesta posso riconoscere questa dalla mia…una tenacia sul lavoro in cui pochi mi battono…monto rismonto e rimonto fintanto non sono convinta, ma non in base alla scienza ma un mio modesto sentire….ecco è andata così…senza competenze, ma con tanta passione abbiamo avuto un’ innegabile risposta e non dagli esperti ma soprattutto dalle utenti che a quanto pare se macinano tanto traffico qualcosa ci trovano nel mio snumerare solitario dei mesi passatio.
    Ti scrivo da Milano dove ho chiuso quest’ oggi un’ importante partnership…ma non ci sono soldi a giro manco questa volta…solo strategia per adesso perchè se voglio aumentare il traffico non avendo più 1Eu qualcosa mi devo pure inventare….
    Sono qua al lavoro e sono le 00.40 perchè questo banner lo devo consegnare domani….ieri notte a letto alle 4.00 e sveglia alle 6.30, quindi con tanta tenacia e tanto lavoro davvero qualcuno di molto normale può arrivare credo dovunque.
    Buona notte ragazzi torno al lavoro

  8. Caro Nestore ti ho scoperto per caso, in una casuale ricerca, ero interessato proprio a vedere quanta gente si sente così esperta da poter dar consigli su una materia così particolare come questa. In realtà di particolare non avrebbe nulla se non il fatto che tutti si sentono esperti e guru, tutti dicono le stesse cose e tutti danno le solite 5-10 regole (che poi tutti conoscono).
    Tutti tranne te, infatti sei l’unico che ha messo le carte in tavola, l’unico che dice che bisogna ammettere la propria ignoranza, che bisogna rispettare i successi di chi crede più di noi su un progetto e ci dedica più tempo e più risorse.
    Ora è proprio su questo che volevo fare il punto.
    Devo ammettere che retelab è un bel progetto, con qualità ed aspetto interessanti nonché contenuti molto superiori alla media.
    Sicuramente avrai anche i tuoi bei riscontri di pubblico (basta solo vedere i molti commenti in questo post)…
    Ma sei sicuro di essere ben valutato come meriti?
    Sei sicuro che i motori di ricerca non facciano a tua insaputa il bello ed il cattivo tempo?

    Premetto subito che tengo un blog generalista da oltre 5 anni (Stampolampo blog) e nel mio caso forse, nelle risposte alle tue domande dell’ultimo paragrafo, sono più i no che i sì.
    Sono comunque fermamente cosciente dei miei limiti, come so che un blog generalista e trasversale come il mio non avrà mai successo per molti vari motivi.
    Però io ho una convinzione che mi frulla nella testa da tempo e purtroppo nessuno è mai riuscito a spiegare.
    Premetto che:
    – Fin da quando ho iniziato a tenere il blog, il piazzamento della maggior parte dei miei post sul principale motore di ricerca sono stati sempre piuttosto buoni
    – Ho sempre scritto su argomenti di interesse generale e senza tempo (quindi non di attualità)
    – Articoli pubblicati anche molti anni fa continuano ad avere un buon successo e letture costanti
    – La quantità dei post è costantemente crescente e ormai il blog contiene oltre 700 articoli
    Però, nonostante il buon piazzamento e i continui aggiornamenti, le visite non vanno di pari passo… è come se fossero limitate. Mi sembra che per Google, una volta dato un valore ad un sito, ne limiti volontariamente le visualizzazioni sulla SERP a vantaggio di altri per calmierare il numero di visitatori.
    Altro sintomo è proprio che i giorni successivi alla pubblicazione di un articolo di successo, le visite scendono misteriosamente per poi risalire dopo un po’ di tempo.
    Tempo fa alcuni esperti Google mi hanno licenziato dicendomi che erano semplici coincidenze ma io, ormai 50 enne, alle coincidenze non credo più da tempo.
    Un saluto

    • Ciao Elvio, le tue considerazioni sono interessanti, anche se non mi trovi d’accordo. Dato che gestisco a livello tecnico (e Barbara a livello editoriale) parecchie decine di siti, sui più vari argomenti e settori, so dirti per certo che Google non ha alcun interesse a far salire o scendere le visualizzazioni di siti. L’unico interesse di Google, su cui investe tutto, è far trovare alla gente ciò che la gente cerca. L’algoritmo è in costante evoluzione, sicuramente spesso sbaglia, ma non c’è interesse per nessuno a falsare i risultati.
      Quando si considera questo un assioma, e quindi si incomincia a mettersi in discussione e a cambiare le cose, i risultati arrivano, garantito 🙂
      Il fatto che un sito dopo un po’ di mesi o anni si attesti ad un livello, significa che per tipologia, formato, argomenti, presentazione, velocità, etc, ha raggiunto il suo bacino demografico.
      Sto preparando un articolo su come funziona google, presto lo pubblicherò e sarà interessante discutere di queste cose.

      • Ciao Nestore, interessante (a parte il resto) la tua frase “Il fatto che un sito dopo un po’ di mesi o anni si attesti ad un livello, significa che per tipologia, formato, argomenti, presentazione, velocità, etc, ha raggiunto il suo bacino demografico.”.
        Ma è da intendersi in tutti i casi (sia che si aggiorni il blog molto spesso, a livello professionale, o anche se viene aggiornato a livello più amatoriale?), oppure se si dà un “spinta” mettendoci molto più impegno e lavoro, può darsi che i risultati possano comunque migliorare ancora?

        grazie! 🙂

      • Nestore sì, potrebbe essere che un sito che abbia raggiunto il suo massimo bacino demografico, da questo punto poi si sposti di poco in più o di poco in meno (da noi si dice ‘non cresce e non crepa’), ma di solito succede per numeri ragguardevoli (io parlo invece di un misero migliaio di pagine lette al giorno) poi è terribilmente triste pensare che argomenti scritti in originale nel mio blog vanno pochino e ripetuti poi da agorà vox o da liquida vadano a ruba nei loro siti e addirittura vengano indicizzati prima da loro e poi da me che ne sono l’autore. Non so, avrò le paturnie mentali, ma questo non può succedere solo per via di un algoritmo, perlomeno non credo.
        Comunque grazie, grazie tante.

        @Chiara: secondo me sì, in tutti i casi; nel mio esempio succede sia che inserisci post seri, interessanti e curati sia che metti immondizia.
        In realtà quello che vedo è che la frequentazione del pubblico rimane sostanzialmente uguale, ma in presenza di articoli interessanti la durata media di una visita cresce di molto (anche oltre i 4-5 minuti per visitatore) è questo credo sia il vero valore che non tutti considerano (perdonami se mi son permesso).

        • Elvio, secondo me nel tuo caso contano molto anche la grafica e la velocità del sito: un bel restyling e un hosting performante, potrebbero darti una bella ‘scossa’. Con la maggior parte dei nostri clienti abbiamo sperimentato che questi momenti di stallo si sbloccano quando si fa un investimento dal lato tecnico. Nestore ti saprà dire meglio di me, comunque 🙂

  9. Ciao,
    mi è venuta in mente una domandina ma non so se sia pertinente… non ho trovato post più adatti, o almeno non mi sembra… 😉

    Anzi, non ricordo se ne abbiate già parlato…
    Secondo voi è indicato domandare ai proprio lettori cosa piace di più del nostro blog e cosa invece non piace? Così da poter aggiustare il tiro…
    Oppure può dare una brutta impressione, come se si fosse insicuri del proprio operato?

    Grazie! 🙂

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