Prima di aprire un blog

Se si vuole aprire un blog professionale, bisogna trattarlo con professionalità. Ovvero bisogna avere un piano: farsi un’idea della fattibilità, avere un budget e del tempo a disposizione, fare un piano delle spese e dei possibili guadagni e metodi di guadagno, dedicare del tempo al benchmarking, fare una analisi del rischio.

Al mondo non esiste nulla che possa essere fatto senza la dovuta capacità e preparazione, senza investimenti (di tempo e/o soldi) e senza impegno.

Se sperate che aprire un blog (ma anche  qualunque altra attività) senza alcuna pianificazione possa attirare magicamente visitatori e guadagni, allora conviene che dedichiate tempo e soldi al divertimento oppure a comprare qualche gratta evinci: ci sono maggiori possibilità di successo 🙂

In ufficio Barbara ha appeso una frase di Picasso che è il nostro motto: “L’ispirazione esiste, ma deve trovarti al lavoro”. La frase può essere adattata anche ad altri concetti, quali per esempio la fortuna: che esiste, ma se non sei preparato ad accettarla, è come non averne.

Abbiamo già trattato le fasi di sviluppo di un blog , ma qui ci concentreremo su ciò che bisogna fare prima ancora di aprirlo.

L’idea

Come sempre si parte con un’idea. Come capire se l’idea è buona? la risposta è: benchmarking.

Pensate che nessuno abbia ancora avuto la vostra stessa idea? Quasi impossibile. Cercate su Internet le idee simili alla vostra, e cercate di capire come migliorare la vostra idea per convincere la gente a preferirvi rispetto agli altri. Scrivete tutto, utilizzate un software (come Evernote) per raccogliere idee, links, appunti.

Dedicate il giusto tempo a far maturare l’idea.

Se dopo un mese di ricerche, analisi, confronti, l’idea vi sembra ancora buona, sapete spiegarla in poche parole, siete riusciti a formalizzarla bene in tutte le sfaccettature, bene. Ma non intestarditevi se vedete che non è fattibile o non è una buona idea.

Benchmarking

Non imbarcatevi in nessun progetto web senza prima fare benchmarking. Prima ancora di aprire un blog dovete sapere tutto dei vostri competitor e degli altri blogger che fanno cose simili a ciò che volete fare voi. Dovete conoscere persone, siti, forum, in italiano e in inglese, che trattano gli argomenti che volete trattare. Dovete conoscere frequentare e visitare i loro siti, annotare pro e contro e segnarvi come poter migliorare l’esperienza dell’utente. Dovete per prima cosa far parte di quel mondo in cui volete fare business.

Il successo in questo campo dipende in larghissima misura da quanti blog conoscete, da quanti ne leggete, da quanto siete inseriti nel contesto del vostro argomento, e da quanto vi tenete aggiornati.

Il piano e l’analisi di fattibilità

L’idea va messa in pratica.

Bisogna fare una “lista della spesa” con tutto ciò che serve:

  • domini, hosting, server;
  • consulenza professionale;
  • tempo;
  • spese per acquisto materiali;
  • spese per partita IVA/ società / spese legali;
  • etc

Bisogna poi fare una lista dei possibili guadagni:

  • sponsorizzazioni;
  • vendite;
  • spazi pubblicitari;
  • etc

magari leggendo articoli sulla monetizzazione, come per esempio 7 modi per guadagnare con un blog.

Anche per queste importanti fasi prendetevi il giusto tempo e non dimenticate nulla.

L’analisi di fattibilità è questa:

  1. Avete i soldi, tempo e competenza richiesti dalla “lista della spesa”? Se sì, allora proseguite col punto 2; se no, allora dovete o ridimensionare il progetto o abbandonarlo.
  2. I guadagni potenziali superano le spese e garantiscono un margine sufficiente? Se sì allora il progetto è fattibile, se no allora dovete trovare il modo di aumentare i guadagni o ridurre le spese.

La consulenza di un esperto

A questo punto avete un piano:

  • idea
  • benchmarking
  • analisi di fattibilità

Può essere utile richiedere la consulenza di un esperto nel settore che vorrete trattare, che può migliorare ulteriormente il vostro piano con suggerimenti strategici o mettervi in guardia da eventuali problemi, o risolvere alcuni punti che proprio non siete riusciti ad affrontare da soli.

L’analisi del rischio

Ora avete tutti i dati per iniziare. Manca un punto fondamentale: quanto siete disposti a mettere in gioco?

Il blog è un’attività imprenditoriale, quindi c’è un rischio: quello di perdere tutto quello che avete investito in tempo e soldi. Nessuno può garantirvi da questo rischio.

Seguendo queste fasi potrete sicuramente ridurre il rischio, ma non annullarlo. Senza seguire scrupolosamente queste fasi, o senza comunque seguire un piano di business su misura, il rischio di perdere tutto è altissimo.

Queste sono considerazioni di massima e rispecchiano le mie idee: esistono moltissimi altri modi di affrontare l’analisi, quello che è importante comunque è farla, e non buttarsi all’avventura rischiando tutto in maniera incosciente.

Come ribadisco sempre, queste considerazioni sono rivolte a blogger professionisti o aspiranti tali. Possono però essere utili anche per chi fa blog per hobby: in fondo le visite, gli apprezzamenti e la consapevolezza che si sta facendo un bel lavoro sono comunque la linfa vitale di un blog, che lo si faccia per guadagno o per divertimento.

 

 

35 commenti su “Prima di aprire un blog”

  1. Ecco, il mio errore è non mettere nero su bianco.
    Questo è IL MALE.
    Ora spero di farcela. Mi sto organizzando, cerco di imparare.
    Soprattutto per L’Eco della Sicurezza devo però focalizzare meglio target ed energie.
    Mammachetesta sta prendendo piede e mi sto muovendo bene, ma per l’Eco devo lavorare diversamente.

  2. probabilmente Benchmarking
    e analisi di fattibilità sono le cose a cui meno si pensa. Perchè di “imitazioni” di mammenellarete,pianetamamme,genitoricrescono,e quant’altro ormai ce ne sono quanti ne vuoi.tanti, troppi.E’ come avere una serie di negozi che vendono le stesse cose tutti appiccicati.Una noia.

    • Io non credo che sia per fora una noia: la differenza la facciamo noi, sempre.
      Se nasce un’altra Mammafelice io ne sono contenta, ma per funzionare, non deve essere me, ma se stessa. E’ una cosa bella, poter ancora inventare qualcosa, e comunque esserci.
      pensa che noia se ci fossero solo 4 siti di mamme, invece che migliaia!

  3. Ciao, mi permetto di correggerti, Nestore 😉 : queste considerazioni possono essere utili anche per chi NON fa blog! Mentre leggevo il post ho pensato che l’avessi scritto per me!!!!!!!!!!
    La cosa incredibile è che io questi passi sto già provando a farli, ovvero idea e bencmarking mi erano venuti spontanei, forse perchè nella mia vita precedente (prima di diventare mamma) ero una libera professionista e la necessità dell’analisi della concorrenza era già allora un concetto imprescindibile. Sono arenata sull’analisi di fattibilità, perchè le cose non sono così oggettive: se anche trovassi i soldi per la “lista della spesa”, non so se davvero ho le competenze per fare un blog di qualità. Non ci ho ancora provato. Per cercare di aggirare questo intoppo ho iniziato a scrivere, per testarmi, per vedere se son capace. Dopo qualche giorno ho ripreso in mano ciò che ho scritto e ho riletto, corretto, cancellato…… ci sto provando (tutti consigli vostri fra l’altro)!
    Capisco da sola che se offri un blog scadente, non puoi pensare di monetizzare e quindi il rischio di impresa è grosso.
    A giorni mi dico che sarebbe meglio partire con un blog hosted, su una piattaforma free e poi vedere, altri giorni leggo qui e ho sogni di gloria, altri ancora vado a vedere i blog delle “studentesse” che ci sono qui e penso che ne ho di strada da fare………
    e comunque ancora grazie per questo post!

  4. wow! sempre più cose nuove da mettere in pratica (o cercare di correggere visto che è qualche anno che bazzico!)
    mi manca solo di unire i miei 2 blog dentro il mio sito/negozio e credo che ci potrebbe anche essere un boato! partita iva…mumble mumble mumble…ma se uno non guadagna così tanto si può far passare come collaborazione occasionale? ci vorrebbe un commercialista a portata di clic!

    • Ecco questa cosa che dice Violeta interessa anche a me. Siccome una partita iva l’ho appena chiusa… non credo nell’immediato di riaprirne un’altra, ma se decidessi di mettere un po’ di pubblicità nel blog come si procede? Come collaborazione occasionale (quella con la ritenuta del 20%)?
      ops, forse avrei dovuto scrivere questo messaggio nel form delle richieste, anzi adesso vado a scriverlo anche di là 😉

        • ma se io dai banner prendo una cifra ridicola, tipo con adsense al momento guadagno meno di 50 euro al mese, loro mi fanno una ricevuta che però non so come venga classificata. Cambia per un banner “venduto” a dei privati? rientra sotto la legge degli hobbisti?
          poi, la pubblicazione di articoli sponsorizzati, quella suppongo però che sia collaborazione occasionale…
          non capisco perchè in italia sia così difficile pagare le tasse…a volte penso che ci sia una specie di spinta a non farlo, non c’è unificazione e le leggi sono troppo complesse. Magari parlo per la mia professione da ostetrica, siamo solo in 16.000 in italia e pochissime sono quelle sono libere professioniste. ora per aprire la partita iva devo iscrivermi alla camera di commercio come artigiana e pagare 2800 euri all’anno all’inps che io lavori o no. Prima di poterla aprire ci metterò una vita, poi una volta aperta mica la posso usare per le ricevute dei baner o che. Mille mila cose che devono viaggiare tutte separate. Ora che terrò un corso per una associazione sportiva è un altra cosa ancora e se sto sotto i 7500 non devo pagare tasse. Come hobbista se sto sotto i 5000 idem. Ma se tutte queste cose si potessero mettere sotto un unico introito e pagarci le tasse (così ci sarebbe un paese migliore con speranze di pensioni migliori per un domani) non sarebbe più utile a tutti? e sopratutto io non dovrei impazzire a pensare come cavarmela senza frodare qualcuno.
          scusate lo sfogo

          • La tassazione italiana è complicata e nebulosa: purtroppo è vero.
            Però c’è, e va rispettata. per gli Adsense, sì, devi emettere fattura e avere P IVA, anche se guadagni solo 100eur l’anno. Perchè si tratta di un lavoro continuativo e quindi imprenditoriale.
            Per la P IVA come ostetrica, secondo me forse varrebbe la pena di cambiare strada: hai provato a cercare una cooperativa di ostetriche? Con la cooperativa tu avresti tutele, stipendio, ecc… facendo quello che ti piace.

            • Ho scoperto che nel trentino c’è solo una ostetrica che fa la libera professione, ha una associazione ma non so se mi accolga…devo ancora sentirla per questo.
              Dovrò sistemare la faccenda di adsense…

            • le ostetriche per la libera professione devono si o si aprire la p.iva e iscriversi all’inps (che sono quasi 3000 euro annuali divisi in 4 rate + le tasse in base al proprio regime). So che ci sono delle agevolazioni se si apre una associazione ma chi mi tiene informata è un po’ occupata e sto aspettando la risposta. Il nostro collegio non è così avanti o forse è anche che siamo molto meno e sono poche le ostetriche che praticano la libera professione, c’è poca conoscenza di tutte queste cose. Qua in provincia di Trento c’è solo una associazione con una ostetrica che fa la libera professione, devo risentirla

    • Corretto: attenzione però che si può fare ritenuta d’acconto solo per pubblicità venduta direttamente a privati, e solo se saltuaria e non in forma continuativa.
      Per espoprre pubblicità con banner adsense o di altri circuiti invece serve la partita IVA, perchè i banner sono un lavoro continuativo. Anche se si sta sotto i 5000 euro al mese 🙂

      • Scusate ma non so se ho capito bene. Banner e adsense sono continuativi, quindi non posso farmi pagare con notula occasionale (quella con la ritenuta d’acconto). Quindi la “pubblicità venduta a privati” che dice Sara, possono essere post sponsorizzati, recensioni e simili, che in effetti non sarebbero continuati?
        E poi non mi è chiaro cosa si intende per privati: privato è vendere direttamente alle imprese e non-privato sono i circuiti tipo ad-sense? Se è così io non capisco la differenza: se Nexnova (tanto per non fare nomi) mi chiede uno spazio pubblicitario dove esporre il banner e lo lascio lì per un tot tempo è un lavoro continuativo a prescindere che io abbia venduto a privato, se mi chiede di fare un post sponsorizzato allora mi sembra plausibile il lavoro occasionale…
        Scusate, non mi è moto chiaro!

        • Premetto che la risposta giusta non te la può dare nessuno: anche se fai una richiesta all’agenzia delle entrate ti diranno cose diverse, e nessuno accetta di firmare la dichiarazione che ti rilascia, quindi vista la complessità del sistema italiano non sarai mai sicura di fare tutto in maniera corretta.
          Però esite la buona fede, e le regole fondamentali sono queste:
          ritenuta d’acconto per prestazioni occasionali=> devono essere, appunto, occasionali. Se il rapporto è continuativo, è evidente che non sono più occasionali.
          Lavoro continuativo => ci vuole partita IVA.
          Quindi se sei impiegata comunale o operaia o fai comunque un altro lavoro, e saltuariamente ti capita di fare dei lavoretti, allora puoi fare prestazione occasionale e ritenuta d’acconto. Altrimenti no.

          • Oh accipicchia, so che non sei un commercialista, ma la domanda te la faccio lo stesso vito che mi hai messo la pulce nell’orecchio… Dici: Quindi se sei impiegata comunale o operaia o fai comunque un altro lavoro, e saltuariamente ti capita di fare dei lavoretti, allora puoi fare prestazione occasionale e ritenuta d’acconto. Altrimenti no.
            Io sono disoccupata; che tu sappia vale la stessa regola, riferita all’occasionalità?
            Altrimenti c’è da mettersi le mani nei capelli…

            • “Il lavoro autonomo occasionale si distingue quindi per:
              la completa autonomia del lavoratore circa i tempi e le modalità di si può “si definisce lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.
              Rispetto alla co-co-co, a progetto e non, il lavoro autonomo occasionale si distingue quindi per:
              – la completa autonomia del lavoratore circa i tempi e le modalità di esecuzione del lavoro, dato il mancato potere di coordinamento del committente;
              – la mancanza del requisito della continuità, dato il carattere del tutto episodico dell’attività lavorativa;
              – il mancato inserimento funzionale del lavoratore nell’organizzazione aziendale.”

              (fonte inps: http://www.inps.it/portale/default.aspx?lastMenu=5649&iMenu=1&iNodo=5649&p1=2)

              Chiunque lo può fare (io quest’anno sto lavorando così, dopo aver chiuso la partita iva per mancanza si lavoro), però non si può superare la soglia dei 5000 euro per committente per anno solare (oltre i 5000 bisogna iscriversi alla gestione separata INPS e versare secondo certe aliquote che ora non ricordo), comunque sia non è una formula che ti permette di arricchirti nè di sbarcare il lunario, per questo Nestore parlava di chi ha già un’altra occupazione. Nel mio caso l’ho scelta come soluzione momentanea che mi consente di lavoricchiare e avere anche tempo da dedicare a mia figlia che non va ancora alla scuola materna, poi l’anno prossimo vedremo.
              Questo in GENERALE, nello specifico dei blog, come detto, la vendita di banner non può essere considerata lavoro occasionale (e nemmeno autonomo secondo me!), mentre -a mio parere- il post sponsorizzato potrebbe rientrare nei criteri o anche il guest-post retribuito perchè sono lavori effettivamente autonomi e se si limitano a uno o pochi episodi sono anche occasionali.

              • Grazie Linda,
                mi hai un pò rassicurata.
                Io in realtà propenderei più che altro per la vendita di creazioni, al resto al momento non ho pensato… comunque c’è veramente da farsi venire i capelli bianchi già a 30 anni… 😉 intendo per la complicatezza (si dice così?) della legge…

              • Chiara, per quanto riguarda l’hobbista c’è ancora un’altra legge per la quale non c’è bisogno di fare ritenuta da conto o altro, basta fare delle ricevute fiscali con il proprio codice fiscale. Questo è quello che scrivo sotto le mie ricevute, è già stato controllato da un commercialista di uno dei miei clienti ed è ok, nella ricevuta vanno inseriti i tuoi dati, quelli dell’acquirente, cosa vendi e a quanto e il metodo di pagamento. Questo vale se è una prestazione occasionale (non più di 30 giorni all’anno con lo stesso cliente) e se si sta sotto i 5000 euro.
                “Dichiaro di ideare, produrre, esporre e vendere oggetti di mia propria creazione, intesi come
                opere dell’ingegno creativo, senza necessità di autorizzazione Amministrativa ai sensi dell’art. 4
                comma II lettera H del D.L. 31.03.1998 n. 114 e ai sensi dell’art. 1 comma II del Decreto
                Ministeriale 21.12.1992 per le categorie non soggette all’obbligo di documentazione disposto
                dall’art. 12 comma I Legge 22.12.1992 n. 300 riguardo l’esonero di rilascio di ricevuta fiscale.”

              • Non trovo riferimenti legali di quello che dici, e trovo molto strano (per non dire impossibile) che lo stato permetta ad alcune categorie di persone di non pagare tasse.
                E non fidativi di NULLA che venga detto da amici, commercialisti, impiegati delle finanze, eccetera, se non ci mettono una data e una firma.

              • in teoria queste ricevute se uno fa la dichiarazione dei redditi perchè ha altre entrate le incorpora nelle sue entrate. Non so che dirti, ho letto e riletto queste leggi e sembra che sotto i 5000 reputi non necessario pagare le tasse, come per la legge delle associazioni sportive sotto i 7500 non si pagano (legge 342 del 21/11/2000 art. 37). Trovo brutto non pagare le tasse sotto una certa cifra. Io ho delle entrate per cui in teoria dovrei aprire tipo 2/3 tipi di partita iva diversa. Come ostetrica non posso vendere le mie creazioni e non so se i banner rientrerebbero in questo perchè un blog di maglia cosa ha a che fare con l’ostetrica? l’associazione sportiva per 100 euro al mese non so se mi farebbe una ricevuta, è già tanto che mi faccia “un contrattino”. Poi, per queste poche entrate per mettersi in regola c’è comunque da pagare un commercialista, se io guadagno 1000-1500 euro all’anno come faccio a pagare un commercialista? Le cifre della CGIL quando ho chiesto per essere seguita come ostetrica si aggiravano sui 400-500 euro all’anno. Io vorrei essere in regola, aver riconosciuti un giorno queste entrate, ma è come se lo stato rendesse tutto difficile. Ora che all’orizzonte si stanno definendo qualcosa per me sono molto in crisi su cosa fare e scegliere come p.iva.
                Non sarebbe più semplice se uno sotto una stessa cosa potesse infilarci tutte le entrate?

              • Hai proprio ragione: sembra che vogliano mettere i bastoni tra le ruote a chi vuole pagare le tasse.
                Speriamo che nelle future semplificazioni fiscali ci sia anche questa: permettere di poter vendere prodotti / servizi pagando una tassa fissa: anche alta, purchè sia definita e uno non abbia sempre paura di fare qualcosa di sbagliato.
                Se sono pignolo non è per disincentivare, solo che ho la responsabilità di dare informazioni giuste, o di non darne se non sono più che certo. Quindi condivido assolutamente il tuo stato d’animo e il tuo desiderio (che è quello di milioni di persone con entrate saltuarie e basse) ma la situazione attuale purtroppo è quella che ho descritto 🙁
                Poi bisogna pur campare, e molti rischiano sperando di fare la cosa giusta, e secondo me nel momento in cui uno paga le tasse e non evade è ovvio che sta facendo in buona fede: ma io non posso prendermi la responsabilità di dire: “ok vai tranquilla che non avrai problemi”, perchè se poi qualcuno mi ascolta e in futuro avrà problemi, mi riterrà responsabile. Magari non legalmente, ma moralmente si.

  5. Intanto grazie 1000000 Violetab… 🙂
    Nestore, la ricevuta che dice Violetab è emessa appunto per pagare le tasse 😉 perchè queste ricevute si inseriscono poi nel 730 o nell’Unico.
    Mi ero un pò informata, ma non avendo un commercialista di fiducia sono sempre un pò all’erta quando c’è qualcosa che non capisco.
    E’ (anche) a causa del fatto che volevo essere ben informata per evitare errori, che forse forse comincio solo ora a muovermi per cercare di vendere qualcosa, dopo mesi e mesi di ricerche e info… 🙂
    Per quello dicevo dei capelli bianchi, prima… cercare di fare le cose bene è veramente faticoso.
    Meno male che la rete permette di darci una mano a vicenda, scambiandoci informazioni alla velocità della luce 😉

    • Hai ragione Chiara, in Italia è praticamente impossibile sapere con certezza che cosa fare: anche commercialisti e dipendenti dell’agenzia delle entrate hanno pareri discordi su molti punti.
      Il fatto è che ci sono tantissime leggi, e le leggi sono sempre indietro rispetto alla realtà delle cose.
      Secondo me il metodo più tranquillo per fare business è dotarsi di una partita iva e fatturare il proprio lavoro e i propri prodotti. Tutti gli altri sistemi sono escamotage sempre contestabili.
      E comunque anche con un partita IVA o addirittura con una società ci saranno sempre interpretazioni delle leggi, e non si avrà mai la certezza totale di fare tutto per bene, anche se ci si impegna al massimo e si ha il commercialista più meticoloso del mondo.
      Certo che facendo riferimento ad un commercialista le possibilità di errore diminuiscono, inoltre il commercialista è responsabile di quello che fa e ha una assicurazione che copre eventuali errori.

  6. Vorrei dire a Violeta e a tutti, che:
    1) non esiste nessuna legge che dica che sotto i 5000eur non si pagano le tasse: è falso. Attenzione a divulgare queste informazioni, perchè le sanzioni, poi, in caso di multe per evasione, sono toste.
    2) l’artigianato come vendita di oggetti handmade NON rientra nelle cosiddette ‘opere dell’ingegno creativo‘: le opere di ingegno creativo riguardano l’ARTE, come espresso dalla parola.

    Gli artt. 1-5[1] della legge n. 633/1941 individuano le opere protette dal diritto d’autore. Nella tutela rientrano tutte le opere dell’ingegno aventi carattere creativo, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. L’art. 2 della legge fornisce un elenco (esemplificativo e non esaustivo) di opere protette, e cioè opere appartenenti: alla letteratura, alla musica, alle arti figurative (scultura, pittura, disegni), scenografia, architettura, teatro, opere cinematografiche, fotografia, software, traduzioni.
    Link: http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d'autore_italiano

    Il riferimento citato da VioletaB è la Legge Bersani , art.4 comma h:
    h) a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d’arte, nonche’ quelle dell’ingegno a carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura scientifica od informativa, realizzate anche mediante supporto informatico…
    Link: http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/98114dl.htm

    Ma il Decreto NON precisa cosa si intenda veramente per ‘opere d’arte, nonche’ quelle dell’ingegno a carattere creativo’. Questa espressione è invece appunto ricercabile nella Legislazione sul diritto d’autore italiano, legge 22 aprile 1941, n. 633 (LDA) .
    Quindi, a tutti gli effetti, NON vi è evidenza che la vendita di oggetti handmade sia equiparabile a ‘opere d’arte, nonche’ quelle dell’ingegno a carattere creativo’.

    Altroconsumo conferma: http://www.4blog.info/school/2011/vendere-craft-legislazione-e-aspetti-fiscali/comment-page-2/#comment-9415
    Altroconsumo dice che si tratta di una attività mista, sia di tipo artigianale che di commercio al minuto. Nella normativa amministrativa non c’è una definizione precisa di “occasionalità”. Vi è il limite dei 5.000 euro che ben conosciamo, ma si tratta (ATTENZIONE!) di un limite previdenziale.
    Se le vendite sono più o meno sistematiche, il loro consiglio è di aprire la partita IVA nel regime dei contribuenti minimi (cioè adempimenti ridotti al minimo, 5% di tassazione fino al 35° anno di età, oppure per i primi 5 anni dell’attività, se non si superano i 30.000 Euro di ricavi); inoltre bisognerebbe iscriversi in camera di commercio come artigiane, se prevalgono i manufatti prodotti da noi, o come commercianti se prevale la vendita di manufatti prodotti da terzi (anche se quest’ultima ipotesi non è il nostro caso).
    .

    Ecco tutte le normative e un riassunto, che spero esaustivo. Penso che questa Legge vada rifatta e non tenga conto del mercato, ma la Legge ritengo parli chiaro.

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