Quanto costa un post sponsorizzato?

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Una delle domande che più spesso ci vengono rivolte è la quantificazione economica del proprio lavoro come blogger. Siccome il mestiere di blogger non è codificato, anche per il suo carattere di innovazione, molto spesso è difficile dare un prezzo al proprio lavoro.

Non esiste un listino prezzi univoco: i costi di un post sponsorizzato (ma anche dei banner, e delle altre collaborazioni), sono commisurati a fattori quali: il numero di visite del blog, la natura del blog (free o proprietario), la popolarità del blogger, il numero di commenti ai post, il numero di followers su Fb e twitter, il numero di iscritti alla newsletter, l’autorità del blogger, la qualità degli argomenti proposti e delle foto, la qualità tecnica del blog, ecc…

E’ dunque difficilissimo stabilire un tariffario univoco, poiché le tariffe, in Rete, dipendono molto non solo da fattori numerici, ma anche da fattori ‘impalpabili’ come la popolarità o autorevolezza del blogger.

Tuttavia, si possono definire dei parametri indicativi, che poi ciascun blogger può adattare alla propria situazione, facendo innanzitutto la distinzione tra articoli scritti su altre piattaforme, e articoli scritti sul proprio blog.

Prima di tutto parliamo degli articoli che scriviamo ‘su commissione’ e pubblichiamo su altri siti, blog e portali, non sempre a nostra firma.

Articoli retribuiti su altri portali

Articolisti generici

Le cifre medie di retribuzione dei cosiddetti ‘articolisti web’, sono piuttosto basse. La media è di 3-4eur  ad articolo, considerando articoli brevi, intorno alle 250 parole, e non particolarmente specifici. E’ così, ad esempio, che si può scrivere tanto, di argomenti anche molto vari, senza averne una competenza specifica: tecnologia, giardinaggio, gossip, organizzazione domestica, cucina, creatività, gravidanza, ecc…

La natura di questi articoli, per brevità e per impossibilità di andare a fondo dell’argomento, è di solito superficiale, ed è giusto che sia così: si tratta di testi brevi, con qualche parola chiave, che devono essere scritti con rapidità.

Se consideriamo di voler guadagnare almeno 500eur al mese, significa che dobbiamo scrivere almeno 140 articoli. Se ogni articolo comporta 15 minuti di lavoro, dovremo dedicare 2100 minuti al mese alla stesura degli articoli, ovvero 35 ore. Non male: una retribuzione di 14eur all’ora è superiore a molti altri lavori impiegatizi. Se invece impieghiamo 30 minuti per ogni articolo, dovremo lavorare 70 ore, con una media di costo orario di 7eur l’ora: una cifra che inizia ad essere poco conveniente, se per esempio abbiamo anche altre collaborazioni in corso.

Per questo motivo, io sconsiglio sempre di scrivere articoli pagati 1-2eur (alcuni portali pagano 1eur lordo!, oppure pagano addirittura pochi centesimi, a seconda delle battute del post), se si vuole rendere produttiva la propria giornata.

Quando conviene? Scrivere articoli di questo tipo conviene molto se siete persone veloci a formulare idee, se siete persone con una buona organizzazione, e se avete una discreta velocità di battitura. In questo caso: velocità = guadagno. L’importante è che la rapidità non sia sinonimo di scarsa qualità: in questo caso perdereste presto il lavoro. La qualità è requisito fondamentale sempre, anche quando scrivete articoli brevi.

Articoli a richiesta su portali o blog di portali

Se siete popolari, o se scrivete per un portale gestito da una grande organizzazione, potreste guadagnare in proporzione alle vostre abilità o alla vostra popolarità. In media, un articolo di questo tipo, corredato anche di foto, viene retribuito circa 10-12eur. Si tratta di articoli che richiedono maggiore precisione e abilità, spesso corredati da foto, e con testi di discreta lunghezza, su argomenti che conoscete in profondità. Potreste per esempio venire invitate da un portale di cucina per scrivere degli articoli con ricette, o da un portale di gravidanza per scrivere di fertilità, o da un portale femminile per scrivere di creatività. E così via…

Più siete popolari e brave, più guadagnerete, perché potrete contrattare una retribuzione maggiore per ciascun post.

Differente sarà la retribuzione nel caso in cui riusciate a stipulare dei veri e propri contratti a progetto con agenzie o centri media, per la gestione di un blog aziendale e la realizzazione di articoli brandizzati. In questi casi dovrete essere ovviamente competenti sulla materia e con un nome nel settore, e potreste anche guadagnare alcune centinaia di euro al mese, con post retribuiti che possono essere pagati dai 50 ai 200eur ciascuno (cifre sempre indicative, e viste solo per grandi progetti aziendali con grossi budget). Ovviamente, in questi casi, la qualità dei post e delle foto deve essere eccellente, e la redazione dell’articolo può richiedere anche parecchie ore, diverse revisioni e un confronto critico con il cliente.

Quando conviene? Quando avete molto tempo da dedicare alla stesura di post super-specializzati e avete anche tanti argomenti da trattare. In caso contrario, un lavoro di questo tipo diventa presto stressante, perché l’impegno richiesto è vincolante, e non rimandabile, e il cliente deve avere la vostra massima considerazione.

Articoli retribuiti sul proprio blog

Articoli virali o di marketing

Alcuni portali effettuano una selezione di blogger per la redazione di post sponsorizzati cosiddetti viral o di buzz marketing, per accrescere l’attenzione su un prodotto o un evento su vari blog contemporaneamente, nello stesso periodo di tempo. La valutazione della retribuzione avviene in base al numero di visite del blog, il quale viene accettato nella piattaforma solo se ha un certo numero di visite e possiede determinati requisiti tecnici, e può variare dai 20 agli 80eur ad articolo (PPP = Pay Per Post). Una forma di retribuzione interessante, che può produrre discreti guadagni, ma non continuativa: questi articoli vengono infatti richiesti ‘a spot’, senza continuità, e non tutti i mesi. Quando un articolo viene prenotato, il blogger ha, di solito, 72 ore di tempo per scrivere l’articolo, pena la scadenza dell’invito.

Questi articoli vengono prenotati sul proprio blog, a seconda della categoria di appartenenza o dell’argomento, e vengono quindi commissionati per essere scritti non su una piattaforma esterna, ma sul proprio blog.

Quando conviene? Quando nella vostra organizzazione lavorativa avete il tempo di gestire gli ‘imprevisti’ o i lavori urgenti. Se nell’arco delle 72 ore sapete che sarà faticoso redigere il post e magari anche correggerlo un paio di volte (in base alle indicazioni del vostro referente di campagna), non sempre riuscirete a stare dietro alle richieste. La difficoltà maggiore non sarà solo il poco tempo a disposizione, ma il tema degli articoli: spesso si tratta di articoli che richiedono ottime capacità di marketing, o che richiedono conoscenze anche al di fuori dal nostro argomento specifico, o su prodotti molto difficili da gestire, o su argomenti difficili da affrontare. Inoltre, queste piattaforme richiedono sempre post originali e creativi, e non semplici redazionali: dovrete dunque calcolare il tempo anche di attuare un processo creativo che spesso richiede alcune ore di lavoro.

Sul mio blog… posso chiedere di più?

Ultima categoria di post riguarda i post sponsorizzati che potete scrivere sul vostro blog a seguito di contatti professionali personali con un cliente. Il caso tipico: la piccola azienda che vi chiede un pacchetto completo di banner, test di prodotto, articolo sponsorizzato.

Soprattutto in questo caso valgono sempre le regole di trasparenza verso i lettori, e vi invito come sempre ad aderire a Mommit proprio per garantire uno standard professionale verso chi vi legge.

Sul vostro blog potete chiedere le cifre che ritenete più idonee. Questa volta siete voi a stabilire il prezzo, e a condurre la trattativa. Che ovviamente non può discostarsi troppo dalle cifre di mercato, ma soprattutto deve tenere conto delle visite del proprio blog e del tipo di rendimento che offrite al cliente (o meglio, il ROI = ritorno sull’investimento).

Un esempio?
Per un blog con  meno di 100mila pageviews/mese, può essere ragionevole  una cifra di 20eur a post, o una cifra di 40eur/mese a banner.
Ma se avete 5mila pageviews/mese, siate pronte a scendere con i prezzi. Anche se io, personalmente, non accetterei pubblicità per meno di queste cifre, ma piuttosto mi impegnerei a far salire in modo consistente le visite.

Per blog sopra le 200mila pageviews/mese diventa interessante chiedere 50eur a post e 100-300eur/mese per banner (a seconda di quanto salgono le visite, della dimensione e della posizione del banner, e della presenza di altri banner).

Per blog con visite elevate potrete chiedere anche 150-300eur a post e i banner potranno valere anche qualche migliaio di euro, a seconda delle posizioni, visto che gli spazi pubblicitari sono limitati di numero, e vale il meccanismo dell’asta.

Ovviamente ciascuno può sempre proporre altri prezzi, e i costi forniti sono puramente indicativi: si basano sulla mia esperienza personale, ma non sono Legge, nè rappresentano un tariffario di categoria. la maggior parte dei blogger guadagnerà molto meno delle cifre indicate; alcuni blogger più popolari guadagneranno anche molto di più.

Ovviamente, se questo diventa il vostro lavoro, fate in modo che sia facile guadagnare sempre di più: non solo scrivendo di più e meglio, ma anche permettendo alle aziende di retribuirvi correttamente. Il lavoro in nero non è contemplato da nessuna azienda seria, né da portali rinomati o riviste professionali. La maggior parte di questi portali vi chiederà la P IVA come condizione essenziale per lavorare insieme, mentre alcuni potranno offrirvi delle collaborazioni occasionali con ritenuta d’acconto, la quale però li obbligherà a non potervi offrire, per sua natura, una collaborazione professionale e continuativa.

Ricordatevi inoltre che al di sopra di un certo numero di pageviews / mese, e quindi al di sopra di una certa tariffa richiesta agli inserzionisti, aumenteranno considerevolmente anche i costi di esercizio: hosting e manutenzione, assistenza specializzata, infrastruttura per gestire professionalmente le inserzioni e i rapporti con i clienti, eccetera. aumenterà anche la pressione degli inserzionisti, che a fronte di maggiori spese, pretenderanno giustamente maggiori ritorni e considerazione.

Nemmeno a dirlo: se scrivete per i portali articoli gratis in cambio di visibilità, fate male. Scrivete articoli gratis per voi stessi, o eventualmente per blogger molto popolari che possono davvero darvi tanta visibilità (sotto forma di guestpost, una volta ogni tanto!), e fatevi retribuire qualsiasi lavoro professionale che svolgete con continuità. Se volete arricchire qualcuno, arricchite voi stessi, e non le case editrici, le testate giornalistiche e le agenzie: questa è la condizione essenziale per passare da hobbisti a professionisti!

Io ho lavorato gratis, i primi tempi, e lo rifarei mille volte, ma mi sono sempre data un limite di tempo (molto ristretto) e di impegno: una volta superato questo limite, ho fatto le mie richieste (ragionevoli), e non mi è mai stata negata una retribuzione onesta per usufruire del mio lavoro, professionale.

Nessuno vi rifiuterà la giusta retribuzione, se ciò che fate ha un valore, e se siete gli unici a poterlo fare in un certo modo.

Nei prossimi post daremo anche link di portali e siti dove è possibile trovare lavoro in Rete.

48 commenti su “Quanto costa un post sponsorizzato?”

  1. Come sempre post interessante, scopro molte cose di cui ne sapevo poco, però mi chiedo se sia il caso di aprire la partita iva con i costi che ha (intendo quelli futuri) se magari si è ricevuta solo una proposta di collaborazione che, anche se continuativa, magari non fa guadagnare chissà quanto da ricoprire le spese fisse tipo quelle annuali dell’inps. Io mi baso su quello che so delle normali partite iva tipo per artigiani poi se per il web cambia non lo so, illuminami tu.

    • Premettiamo sempre che un commercialista è la figura migliore a cui porre la domanda.
      In ogni caso, la prestazione di lavoro occasionale è, per l’appunto, OCCASIONALE. Non va dunque bene se devi scrivere articoli ogni mese per lo stesso fornitore, o a livello continuativo. In quel caso occorre un contratto a progetto (se esiste un progetto), oppure la P IVA. Con il Regime dei Minimi, hai una tassazione del 5%, che è molto conveniente, e non devi dare anticipi, né versare i 2900eur di contributi fissi.
      L’inquadramento come artigiana, da quanto ne so, è per chi fa commercio online di prodotti realizzati a mano.

  2. Bisogna tenere i piedi ben piantati a terra, perché deve essere chiaro che con queste cifre non si potrà mai guadagnare da vivere. e se si apre la partita iva solo per questo tipo di collaborazioni… è un suicidio. Queste ‘entrate’ per chi lavora in questo settore, possono solo integrare un’entrata pubblicitaria, ma anche se si dedicano 15 minuti a post, poi si trascura il proprio blog e quindi perde di valore e di visibilità. è un serpente che si morde la coda. Io lo vedo molto come sfruttamente del lavoro questi 2-3 euro a blog.
    Sono sicura che se quei 15 minuti impiegati a scrivere post per cifre così basse li si impiega a studiare un argomento utile al proprio lavoro, alla lunga è un investimento più vantaggioso. Parlo in questo senso, calcolando che il tempo è ormai un bene preziosissimo e bisogna usarlo non solo per il guadagno immediato ma a fronte di guadagni bassi, piuttosto per un ritorno futuro, più o meno prossimo.

      • Io sono d’accordo con te. Mi spiego: bisogna valutare molto molto bene se 300-500eur al mese sono una cifra sufficiente per risolvere i problemi familiari o togliersi le proprie soddisfazioni: in questo caso ben venga la scrittura di post veloci.
        Se invece si vuole essere blogger di professione, non vedo come si possa pensare di farsi uno stipendio scrivendo articoli per queste cifre. Se toccasse a me, io farei almeno una via di mezzo, tenendomi il tempo per scrivere articoli per me, per il mio blog, per il mio progetto.

  3. grazie BARBARA per il contenuto interessante 🙂
    è vero che 500 euro non sono cifre che possono cambiare la vita famigliare però per chi è a casa e fa fatica nel trovare un lavoro, questo può essere gratificante sia a livello personale ovviamente per chi lo fa con passione, sia per poter portare un supporto in famiglia se pur piccolo 🙂

    • Difatti secondo me è un discorso molto personale, e direi proprio ‘familiare’. Con questo non dico che tutti possano trovare questi lavori: per fare gli articolisti occorrono delle abilità che poche persone possiedono, e, nella mia esperienza, chi da molti anni non trova lavoro nella vita reale, difficilmente lo troverà nella vita virtuale.
      La causa della disoccupazione cronica, in questi casi, è da ricercare altrove, per esempio nella scarsità di competenze, o in un titolo di studio poco valido, o nella mancanza di studio.

      • barbara ti devo fare un appunto, capisco che questa è la tua esperinza, perchè c’è chi ha competenze alte, eppure vive in zone dove la disoccupazione delle donne è mostruosa (suopera l’80 per cento) e quella assoluta il 40… non ci si può spostare facilmente con un bambino (ci ho provato) e si rischierebbe che l’unico che al momento lavora perda il lavoro e data la congiuntura economica non sarebbe proprio il massimo, sicchè se si è intraprendenti ci si prova, anche per meno di 400 euro (ma ragionando su cosa si accetta e cosa no). Insomma non si puo far di tutta l’erba un fascio..di Italia ce ne sono almeno 2 e molto molto differenti. Lasciando stare il mio caso nella stessa situazione ho un’amica biologa molecolare. Primo figlio, tanta gioia, ma spostarsi è diventato impossibile per lei. Lavora a maglia.

        • mammadifretta, scusa se te lo dico ma hai sbagliato esempio 🙂 Una biologa molecolare che decide di non spostarsi ha scelto la professione sbagliata. Ci sono lavori che richiedono la predisposizione a spostarsi. Magari mi dici anche che la tua amica ha deciso di laurearsi in biologia molecolare, di non spostarsi, e di vivere in sud italia dove ci sono poche aziende e quelle che ci sono non fanno ricerca… le competenze hanno senso se inserite in un contesto corretto, e avere competenze eccelse in un settore che non serve nel luogo in cui vivi, e non essere disposto a spostarti, è come non averne.

    • Elena, non vorrei che questo fosse visto come un tariffario ufficiale. Ogni caso va valutato a sé, e dipende molto dai numeri e dalla popolarità, ma anche dalla revenue sui post e sui banner. Un discorso effettivamente molto complesso.
      Io, personalmente, non ho mai preso le cifre più alte che ho indicato (nonostante mi ritenga piuttosto ferrata, visto che MF è tra i primi 1000 siti italiani in assoluto): quelle cifre mi sono state raccontate da ‘colleghe’ che lavorano a stretto contatto con le agenzie più prestigiose d’Italia.

      • si Barbara lo so, io parlo di PF, l’errore che faccio io è nella gestione approssimativa o troppo “artigianale”…dovrei mettermi a tavolino e, visto che è il mio io lavoro, fare una sorta di tariffario da adattare alle varie situazioni. Il fatto è che ho sempre messo in primo piano solo i contenuti e la gestione del sito trascurando tutto il lato commerciale. retalab mi sta illuminando su molte cose ma credimi se potessi delegare tutto questo lato dell’essere blogger lo farei volentieri 🙂

        • Beh, io l’ho delegato! A certi livelli, ritengo sia impossibile occuparsi di contenuti, lato tecnico e anche lato commerciale-marketing. Io non ce la faccio!
          Io ho delegato quasi tutto a Fattoremamma, di cui mi fido ciecamente, e a una concessionaria web. Io mi limito a tenere in piedi i contatti minori, o quelli che riguardano propriamente i contenuti, ma non dedico più il tempo alla ricerca clienti.

          • su questo punto concordo. la ricerca e soprattutto la ‘gestione’ dei clienti va lasciata a chi fa questo di mestiere, a chi ha un network di siti/blog da piazzare e riesce a ‘venderli’ in gruppo o singolarmente. non si può pensare di occuparsi oltre che dei contenuti anche di tuttta la parte commerciale, non ne vale la pena in nessun senso.

            • Noi da sempre sosteniamo che, perchè la cosa funzioni, ognuno deve fare il suo mestiere. E’ ovvio che agli inizi ho cercato autonomamente i miei primi sponsor (che potrei definire angel investors), quando potevo contrattare personalmente un bannerino da pochi euro. Con l’aumentare delle visite, è aumentata anche la pressione: se non avessi avuto Fattoremamma, non avrei monetizzato proprio un bel niente. E lo dico senza scrupoli. Fattoremamma ha permesso che il mio sforzo si traducesse in un guadagno.
              Perché? Perché sono dei professionisti, perché fanno questo lavoro da 10 anni, perché hanno un’azienda seria che può entrare in contatto con media center e agenzie che a me non mi calcolerebbero nemmeno di striscio.
              Menzione d’onore a Fattoremamma e a Banzai Media, che hanno reso possibile questa avventura professionale.
              Io ho consegnato loro un blog (ai tempi) con più di 800mila pageviews/mese, e loro hanno fatto il proprio mestiere.

          • Fattoremamma è sicuramente una manna dal cielo, senza di loro non farei la blogger di professione 🙂
            Io mi riferivo alla gestione delle richieste di pubblicazione articoli (gratis) che prontamente cestino…perchè non ho tempo nè voglia di mettermi a contrattare…tempo risparmiato o opportunità buttate al vento?

  4. Buongiorno!
    Leggere 800mila pagine è un pugno nello stomaco.
    Per avere un’idea: dopo quanto tempo sei arrivata ad avere questi numeri?
    Così, giusto per sapere se posso farmi andare il pranzo di traverso o posso ancora sperare! hihihi ;oD
    Grazie del bell’articolo
    Buona giornata a tutti

    • Mathilda, diciamo che ad un’agenzia iniziano ad interessare (sempre secondo la mia esperienza personale) blog dalle 500mila pageviews/mese in su, ma per esempio nel Network di Fattoremamma, che è condotto da persone motivate e brave, anche 200mila pv/mese sono utili.
      I tempi sono veramente indicativi: il mio MF ad oggi ne ha circa un milione e mezzo, ed è attivo da 3 anni e mezzo. Ci ho messo circa un anno e mezzo di lavoro gratis, agli inizi. Ma non credo che questi tempi siano validi per tutti: io iniziavo da sola, in periodi in cui questo mestiere davvero non esisteva in Italia, non se ne parlava, non c’erano esempi. Adesso potrebbe essere più veloce (sempre SE hai il blog giusto, l’idea giusta, balblabla).

          • La risposta giusta è ho programmato un paio di post! hihihi
            Ho comprato il dominio ieri. A gennaio avrò un nuovo template. Sul blog mi occupo di formazione, comunicazione e benessere ma il mio obiettivo è di arrivare a torvare un editore per i romanzi e devo far conoscere il ‘nome’.
            Magari sto sbagliando tutto neh! >.<
            Un anno e mezzo per avere quei numeri? Ho tempo…sono attiva solo da tre mesi! 😀
            Grazie, sempre gentile e puntuale e schietta (il giusto!)

  5. Grazie Barbara, per questo interessantissimo post!
    Io vedo che sul mio blog la cosa si sta sviluppando bene e quindi stavo giusto pensando a “monetizzarlo” un po’, mentre cerco un lavoro part-time (perche’ vorrei continuare con il blog e con le collaborazioni online, dato che mi permettono di stare con la mia bambina!). I tuoi riferimenti sono sempre molto utili!
    Una domanda di approfondimento: quanto chiedere esattamente per un banner? A parte il tuo riferimento di base, puo’ essere corretta una richiesta di 1euro/1000pageviews, come mi hanno suggerito?
    Mi piacciono tanto anche le discussioni che vengono sempre fuori dai tuoi post!
    Buona giornata!

  6. Ciao Barbara, ciao Nestore,
    grazie per gli spunti, utilissimi. Aggiungo un elemento di riflessione: sono stati contattata da diverse agenzie ma non siamo riusciti a trovare una forma di collaborazione adeguata al tema di BabyGreen. I clienti delle grandi agenzie sono ovviamente grandi aziende, che spesso hanno prodotti poco coerenti con la filosofia di BabyGreen. Quindi per ora mi gestisco da sola e i miei sponsor hanno la dimensione e la filosofia giusta per me. In genere si tratta di aziende medio-piccole, molte WAHM, interessate a promuovere la loro attività alle lettrici di BabyGreen: mamme eco.friendly. Per il resto mi affido a AdSense oppure ai banner di Virgilio che hanno un canale tematico green. Conoscete qualche agenzia specializzata sul tema green? Grazie anche per tutti gli altri post, non ho mai tempo di commentare ma vi leggo con molta attenzione!

    • Ciao Raffaella, ci sono in rete molti siti e gruppi dedicati a questa tematica (green advertising). Prova a partire da qui: http://greenworldads.blogspot.com/
      Se cerchi bene su google ti si aprirà un universo.
      In Italia non so se questa tematica è ben affrontata, ma se ci pensi potrebbe essere più un vantaggio che uno svantaggio: potresti essere la prima ad occupartene 🙂

  7. Una domanda: ma queste cifre, che capisco essere una media di riferimento costruita sull’esperienza di alcune blogger anche piuttosto affermate, come si confrontano con il “tariffario” dei giornalisti italiani? Ed ancora, come si confrontano con i prezzi dei blog stranieri? I contatti di alcuni blog citati qui sopra superano di gran lunga quelle di prestigiose riviste a tiratura nazionale. Non solo, sono scritti da persone, identificati dai propri lettori come persone in carne ed ossa. Con cui identificarsi. E di cui avere fiducia. Non vorrei sembrare presuntuosa, ma non è che la categoria dei blogger si è un po’ sottovalutata?
    Parlando di ROI, quant’è alto quello delle aziende che investono nei blogger?

    • Nno conosco il tariffario dei giornalisti italiani, ma il blogger è un lavoro totalmente diverso dal giornalista, quindi non sono confrontabili.
      E anche per quanto riguarda i blog stranieri non saprei risponderti.
      In genere all’estero non c’è tutto il corporativismo che c’è qua: esiste un mercato, c’è una domanda, c’è un’offerta, le leggi sono quelle della domanda e dell’offerta che funzionano benissimo. Per fortuna il mondo del blog, essendo più moderno, è molto più vicino alle logiche straniere che non a quelle italiane.
      Quelle indicate qui sono tariffe assolutamente indicative, solo per dare un’idea.
      Secondo me la categoria dei blogger è un po’ sottovalutata dal mondo della pubblicità, ma anche a ragione: il fatto è che il blogger lo può fare chiunque, quindi in giro per ogni blog utile a livello commerciale che ne sono 999 che non lo sono, quindi le aziende faticano per sapere dove affidarsi e come.
      Inoltre comunque non si può paragonare il blog a una rivista: le riviste hanno foto professionali, testi scritti bene, articoli che richiedono viaggi, ricerche, decine o centinaia di persone che lavorano, etc: alla fine fare un blog con la qualità di riviste come Marie Claire o Focus costa tanto quanto farlo su carta (se non di più).
      Per quanto riguarda il tuo ultimo punto: il ROI in pubblicità secondo me non è calcolabile. A meno che qualche azienda non abbia il coraggio di utilizzare per un determinato periodo di tempo solo advertisement online ed effettui dei calcoli basati sui dati reali. Altrimenti è difficile calcolare il ROI di un segmento se su quel segmento hai investito lo 0,1% del budget dedicato alla pubblicità.

  8. mamma come è vero quello che dici, proprio in questi giorni ho iniziato a scrivere una rubrica per una casa editrice e loro mi hanno detto che inizialmente non retribuiscono, però ho accettato perche credo che sia una esperienza in più, un tassello da inserire nel mio curriculum e comunque ho già chiarito che non potrò scrivere sempre gratuitamente, però la casa editrice mi sembrava un’ottima occasione per aprire delle porte che in un futuro non molto lontano potranno sempre essere utili (lo spero :S)…redi che questo ragionamento sia sbagliato?

    • Io sono abbastanza contraria, a livello personale, nel lavorare gratis per le riviste: preferisco lavorare gratis per me stessa. Le riviste guadagnano molto denaro, pubblicando materiale gratuito di ottima qualità. E offrire questi materiali gratuitamente, significa penalizzare tutte le altre persone che invece venivano retribuite per questi lavori.
      La mia esperienza, basata su racconti di persone che hanno collaborato con diverse riviste creative, è che le case editrici poi non aprono nessuna porta futura. Pensaci: perché in futuro dovrebbero retribuirti, se fuori dalla porta ci sono altre persone che invieranno gratis i propri lavori? E’ un circolo vizioso…

  9. Buongiorno Barbara, ti dico subito che da quando ho scoperto questo blog, circa 15 gg. stò passando praticamente le mattinate a “studiare”. Avrei moltissime domande da fare ma parto solo da questa: si parla moltissimo nel web di siti che pagano per post scritti da blogger esterni; sorvolando su prezzi e ragioni per cui farlo o no, non ho invece ancora trovato proprio i nomi di questi siti; mi potresti fare qualche esempio? si tratta dei soliti noti tipo Notizie Fresche o Italian Bloggers?
    grazie

  10. Per chi si vuole dedicare agli articoli a pagamento, suggerirei di seguire anche la strada della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Un argomento interessante può produrre un articolo, ma se lo si fa sovrabbondante è facile poi tagliare dei pezzi e avere tre o quattro articoli originali da vendere separatamente su siti diversi.

    Così se ti pagano prezzi da fame, almeno moltiplichi.

    Per fare ciò è bene progettare la cosa dall’inizio: se mi commissionano un articolo provo ad approfondirlo un po’ di più e ci metto più cose per poi “moltiplicarlo”. Deve essere un metodo di lavoro, ovviamente. L’importante è stare attentissimi a non consegnare lo stesso testo due volte a due siti diversi: farsi la cartella “pubblicati” e “non pubblicati” per non fare confusione.

    • Io invece, quando lo faccio per me, apro 3-4 tab di wordpress impostate sul nuovo articolo, e li scrivo contemporaneamente. Trovo che sia più facile, come dici tu, fare questo lavoro contemporaneamente, che singolarmente.

  11. Buonasera Barbara e Nestore. Ho trovato il vostro sito e…non lo mollo più. Complimenti e grazie. In questo post ho letto che avreste dato i link per il lavoro in rete. Ho cercato sul sito, ma non ho trovato nulla a proposito. Posso sapere dove cercarli? Grazie ancora.

  12. ciao e grazie per il tuo articolo. Ti segnalo questo interessante servizio che offre l’articolo sponsorizzato e la ricerca di blog che lo pubblichino. Il vantaggio è far fare tutto ad una agenzia, ma mi chiedo se la qualità dei blog sia buona poi…..mi dai un parere?

    • Ciao, ho rimosso il link, ma la tua domanda è ugualmente capibile. Secondo me l’articolo sponsorizzato ha senso se pubblicato su blog reali, conosciuti, con lo stile dell’autore del blog. Spesso però le agenzie sono estranee al mondo del web, non conoscono i settori in cui cercano blogger, e gli articoli finiscono per essere pubblicati su blog insignificanti e non avranno alcuna eco. Per avere valore gli articoli sponsorizzati devono essere pubblicati su blog di qualità, molto visitati e seguiti, e che pubblicano anche molti articoli non sponsorizzati, altrimenti non sono credibili.

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